L’AQUILA – Le storie delle startup, in Italia e in Abruzzo, sono costellate da grandi successi, che hanno consentito a giovani  e meno giovani intraprendenti di coronare il loro sogno, ma anche lastricate da fallimenti.

Quello che è certo è che anche loro pagano in termini di giro d’affari e sostenibilità economica gli effetti dello stravolgimento di sistema determinato dal coronavirus: il numero di startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese è infatti in diminuzione di 169 unità (-1,4%) rispetto al trimestre precedente.

La frenata di questo settore strategico per l’economia nazionale purtroppo si registra anche in Abruzzo, dove comunque sono ad oggi 225 le startup registrate,  nella media anche per quanto riguarda quelle femminili, ma negli ultimi posti per presenza di under 35,

Maggiore prevalenza di startup, 66, la troviamo in Provincia dell’Aquila, 65 sono in provincia di Teramo, 62 in Provincia di Pescara e solo 32 in provincia di Chieti. Il loro numero complessivo ogni 100mila abitanti è di 17,4, più o meno nella media italiana.

Un dato da metà classifica che consente, anzi, suggerisce ampi margini di miglioramento.

I dati sono estrapolati dal rapporto di Unioncamere aggiornato a dicembre 2020 e da un focus dell’associazione Openpolis.

Le start up innovative sono quelle che non possono essere state costituite da più di cinque anni, per tale motivo si parla di “imprese giovani”; e con la loro attività apportano per definizione nuove idee e nuovi approcci al mondo del lavoro in Italia, ed eventualmente, anche per i paesi dell’Ocse. Devono aver ha sostenuto spese in ricerca, sviluppo e innovazione pari ad almeno il 15% del fatturato o del costo di produzione, a seconda di quale dei due ha il valore maggiore. Impiegano personale altamente qualificato, di cui almeno  un terzo sono dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori, oppure almeno due terzi hanno una laurea magistrale, deve essere titolare. Deve essere depositaria o licenziataria di almeno un brevetto titolare di un software registrato.

Resta la Lombardia la regione con il numero più alto di startup innovative, sia in valore assoluto (3.309 in totale), sia in rapporto alla popolazione (33 ogni 100 mila abitanti).

Seguono a livello regionale Trentino-Alto Adige (27,7), Molise (26), Lazio (24,4) e Marche (23,5).

Tra le regioni con il numero più basso di startup pro capite troviamo invece la Puglia, 13,6 ogni 100.00 abitanti, la  Calabria (13,5) la Liguria (13,4), la Sicilia (12) e fanalino di coda la Sardegna, con 10,4.

L’Abruzzo dunque con il 17,4 startup ogni 100.000 abitanti è nella media italiana.

Altro dato significativo, questa volta estrapolato dal rapporto Unioncamere, è l’incidenza delle startup sul complesso delle totale nuove società di capitali della regione: in Abruzzo la percentuale è del 2,43%.

Percentuali più basse si trovano in Puglia, 2,48%, Toscana, 2,38%, Sicilia, 2,28% e Sardegna, 1,93%.

Mentre la più alta incidenza è in Trentino Alto Adige, con il 5,42%, a seguire Friuli Venezia Giulia 5,42%, Val D’Aosta 4,87% e Lombardia, 4,61%.

Nella media in Abruzzo le start up con prevalenza femminile, il 14%. Prima e’ la Basilicata con il 30%. Seguono Molise (26%), Sicilia (19%) e Umbria (16%). Al contrario, tra le regioni con i valori più bassi compaiono Friuli-Venezia Giulia, Piemonte e Trentino-Alto Adige, tutte e tre a quota 10%.

Considerando invece le imprese con una presenza maggioritaria di giovani sotto i 35 anni, le quote più alte sono quelle di Molise (24%), Sicilia (23%), Puglia, Valle d’Aosta e Piemonte al 22%. Mentre Abruzzo (13%), Umbria (14%) e Marche (15%) hanno i valori più bassi.