L’AQUILA – Sanzioni disciplinari per chi rilascerà dichiarazioni alla stampa senza preventiva autorizzazione. Dopo l’attacco sferrato alla stampa otto giorni fa, per presunte fake news legate all’emergenza coronavirus, in particolare nella Marsica, il manager dell’Asl dell’Aquila, Roberto Testa, è di nuovo al centro di un caso legato alla comunicazione: un diktat al personale dell’azienda che ha spinto la deputata del Pd, Stefania Pezzopane, a denunciare “un clima di terrore nel mondo della sanità”.
Il manager ha inoltrato una disposizione di servizio inviata ai vertici aziendali, ai direttori di Dipartimento e delle unità operative e a tutto il personale. Una lettera, firmata anche dal direttore amministrativo facente funzioni, Stefano Di Rocco e da quello sanitario facente funzioni, Sabrina Cicogna, con cui in sostanza si obbligano dirigenti e dipendenti, prima di “rilasciare interviste giudizi di valore sull’attività dell’Asl, a darne preventiva informazione al direttore generale stesso, al fine di consentire le necessarie valutazioni”.
Testa ha avvertito, con chiarezza, che “qualsivoglia fuga di notizie o rilascio di dichiarazioni e non autorizzate assume una rilevanza disciplinare”. In realtà il manager nella sua disposizione di servizio richiama il codice di comportamento aziendale contenuto nella delibera 1165 del 2017, all’epoca del manager Rinaldo Tordera, e secondo quanto appreso, la norma sarebbe stata in vigore ancora prima con Giancarlo Silveri, quindi ben prima del suo insediamento. Fanno scalpore i tempi della sottolineatura, ad appena otto giorni di distanza da quella del 3 dicembre che, riferita indirettamente ai fatti di Avezzano, aveva preso di mira la “troppa disinformazione, le troppe fake news, le troppe condotte contrarie ai codici deontologici e di comportamento, il cui risultato è quello di presentare un’immagine distorta della sanità, negativa e pericolosa; di minare profondamente la fiducia del cittadino verso l’azienda, quando non allontanandolo dalla stessa; di creare un clima aziendale negli operatori di sfiducia, quando non di prostrazione”.
Una presa di posizione che aveva scatenato un pandemonio e contro cui si era schierata anche la categoria: “Non saranno le intimidazioni a fermarci” aveva detto il presidente dell’Ordine Stefano Pallotta. Per il sindacato, invece, si è trattato di “un atto di intimidazione che non fermerà il lavoro responsabile e puntuale dei giornalisti nel racconto della gestione sanitaria dell’emergenza Covid in provincia dell’Aquila. La minaccia erga omnes di adire le vie legali arriva al culmine di un tentativo paradossale quanto temerario del direttore generale Testa di additare la libera informazione per aver rappresentato ‘un’immagine negativa e pericolosa della sanità che mina la fiducia del cittadino verso la Asl, creando un clima di sfiducia tra gli operatori sanitari. Insomma se ci sono gravi carenze nella gestione sanitaria dell’emergenza la colpa è dei giornalisti perché raccontano fatti di cronaca documentati”.
Oggi Testa si rivolge al personale, richiamando l’attenzione a “non usare a fini privati le informazioni di cui si dispone per ragioni di ufficio; evitare situazioni e comportamenti che possono ostacolare il corretto adempimento dei compiti o nuocere agli interessi o all’immagine della pubblica amministrazione; eseguire le disposizioni e le direttive dei responsabili nel rispetto delle mansioni”. Quanto ai rapporti con gli organi di informazione, Testa ricorda che “sono tenuti dal direttore generale” e dagli organi e uffici a ciò deputati, invitando i responsabili “a esercitare le funzioni di controllo e vigilanza, adottando eventuali provvedimenti di competenza in caso di violazione”.
“Ormai – ha detto la deputata del Pd Stefania Pezzopane – siamo alla persecuzione e alla caccia alle streghe. Alla richiesta di omertà che offende i diritti dei lavoratori e la loro appartenenza sindacale. Si tratta di una vicenda scandalosa, che genera un clima di terrore nel mondo della sanità abruzzese. Mancano solo le punizioni corporali. La direzione Asl non fa le cose indispensabili: non vengono fatte le assunzioni, non viene potenziato il laboratorio, non è stato nemmeno ancora definito il percorso sporco/pulito, e lungo è l’elenco dei problemi irrisolti. Se il contagio da Covid si abbassa è solo grazie alle regole imposte dal governo”.
“Con l’ultima disposizione di servizio della direzione generale, cala definitivamente la censura sul personale della Asl1 con l’intento di vietare loro qualsivoglia libertà di pensiero e di opinione. La direzione generale si preoccupa solo oggi di proteggere l’immagine dell’Azienda quando è ormai di dominio pubblico il fallimento dell’attuale gestione dovuto ad una assenza di capacità organizzativa e programmatoria, con le gravi conseguenze che questa ha prodotto sul diritto alla salute di una intera comunità”, commentano in una nota di Francesco Marrelli e Anthony Pasqualone, rispettivamente segretario generale Cgil L’Aquila e segretario generale Fp Cgil L’Aquila, che aggiungono: “la direzione generale nel rammentare a tutto il Personale doveri ed obblighi verso la pubblica amministrazione dimentica quali sono gli obblighi della stessa e di chi la dirige nei confronti dei cittadini e cittadine; garanzia dei Servizi, delle prestazioni sanitarie, dei Lea, della salvaguardia della salute del personale, della trasparenza e di una costante comunicazione ed informazione che riguarda gli interessi generali di una comunità”.
“Oggi, invece, l’obiettivo principale della Asl è quello di imporre il silenzio ai dipendenti, come già è accaduto ieri nei confronti dei giornalisti, e non quello di governare i processi in maniera adeguata alle situazioni. Abbiamo un sistema sanitario le cui criticità sono visibili a tutti, lavoratori, lavoratrici e utenti, e il dovere di chi dirige la Asl, che ricordiamo essere un servizio pubblico, è quello di rimuovere dette criticità”.
“Noi della Cgil siamo pronti a dare battaglia su qualunque iniziativa disciplinare che la Asl voglia mettere in campo contro la libertà di pensiero ed espressione. Porteremo avanti una mobilitazione di lavoratori e lavoratrici, cittadine e cittadini, amministratori locali e giornalisti a sostegno del diritto alla salute, della libertà di opinione, della sicurezza sul lavoro – principi sanciti dalla Carta costituzionale. Non sono più tollerabili continui proclami ed azioni intimidatorie, la cittadinanza tutta ha bisogno di risposte concrete di contrasto al virus e che venga riconsegnato alla sanità il giusto ruolo in uno stato che possa dirsi realmente democratico. Le lavoratrici ed i lavoratori altro non fanno che chiedere quotidianamente di essere messi nelle condizioni di poter svolgere al meglio il proprio ruolo, che oggi più che mai consiste nel salvare la vita delle persone e di garantire dignità nelle cure. La Cgil continuerà a portare avanti ogni forma di lotta e protesta affinché vengano garantite le giuste tutele a tutto il personale ed ai cittadini. Chi attacca il mondo del lavoro attacca la democrazia”, aggiungono i sindacalisti.






