L’AQUILA – “Finalmente si è trovato un giudice non a Berlino, ma a Chieti, e non solo un giudice, ma anche una ottima Procura”.
Non usa mezzi termini Sergio Tiberti, accademico delle Scienze, professore di Igiene e medicina preventiva all’Università dell’Aquila, nel commentare la sentenza di condanna di primo grado ad un anno e quattro mesi di reclusione nei confronti dell’ex rettore dell’Università D’Annunzio Chieti – Pescara, Carmine Di Ilio, e ad un anno all’ex direttore generale, Filippo Del Vecchio, già direttore amministrativo all’Aquila.
A sentenziarlo il tribunale di Chieti con presidente il giudice Guido Campli. Per entrambi pena sospesa, con non menzione e con condanna a risarcire i danni in separata sede all’università che è parte civile, per una cifra di un milione di euro.
Il reato contestato è di falso ideologico in relazione a una convenzione con il Provveditorato alle opere pubbliche: nel mirino un atto difforme rispetto a quello deliberato dal Consiglio di amministrazione dell’ateneo per interventi di edilizia universitaria.
In particolare, è stato inserito l’affidamento al Provveditorato delle fasi di progettazione, collaudo e direzione lavori delle opere di edilizia universitaria previste nel piano triennale 2015-2017 e che erano espressamente escluse dalla convenzione deliberata dal Cda.
Di Ilio è stato condannato anche per abuso d’ufficio per il decreto con il quale, senza avvisarlo sulla sua incompatibilità, al professor Luigi Capasso venne revocata la nomina a componente del Consiglio di amministrazione della d’Annunzio. Di Ilio e Del Vecchio sono stati invece assolti perché il fatto non sussiste da tutti gli altri reati loro contestati che vanno, dall’abuso d’ufficio al falso materiale alla violenza privata all’usurpazione di funzioni pubbliche.
Tiberti, romano ma con la famiglia originaria dell’Aquila, è salito alla ribalta delle cronache come il grande accusatore dell’ex rettore dell’Università dell’Aquila Ferdinando Di Orio, condannato in via definitiva a seguito delle denunce del professore per il reato di concussione, e attualmente detenuto ai servizi sociali.
Del Vecchio prima di approdare a Chieti, è stato direttore amministrativo Università dell’Aquila considerato il braccio destro di Di Iorio.
Per Tiberti la sentenza di Chieti va letta come conferma del malfunzionamento e delle ambiguità dell’autonomia amministrativa universitaria
“Una riforma che ho sempre osteggiato – spiega Tiberti -, che dà troppi margini di manovra a rettori e direttori, con troppe zone d’ombra, come la sentenza di primo grado del Tribunale di Chieti ha confermato. L’autonomia avrebbe senso con una università che ha un bilancio proprio con introiti diretti, risultanti da rette, progetti e altre iniziative economiche. Ma se il loro budget al 90% è invece rappresentato da fondi statali, sarebbe giusto e logico che la governare spetti allo Stato, come ai tempi del direttore generale del Ministero dell’Istruzione Mimì Fazio, nella prima Repubblica, quando con la gestione centralizzata, le cose funzionavano meglio”.
“Mi auguro che la Corte di Appello confermi la condanna, comunque in primo grado giustizia è fatta. Confido anche in una sentenza civile che imponga agli imputati di risarcire adeguatamente l’Università”, conclude Tiberti.





