ROMA – Le Regioni chiedono misure di contrasto al coronavirus uniformi per tutta Italia. Una delle ipotesi prospettata in particolare da Lombardia, Piemonte e Liguria è quella di limitare gli spostamenti degli over 70, ipotesi che per alcuni potrebbe essere preferibili al lockdown generalizzato.
Questo il quadro emerso nel corso della riunione di questa mattina dei ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza con Regioni, Comuni e Province sulle misure del prossimo Dpcm-anti Covid. Il confronto non è finito: Boccia ha riconvocato la riunione per domani alle 9.
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ha chiesto ai presidenti di Camera e Senato di anticipare da mercoledì a lunedì il suo intervento in Parlamento sulle misure contro la pandemia, per fare subito dopo una riunione e poi varare un nuovo dpcm.
Per il momento non si parla di un lockdown generalizzato, ma di chiudere per due o tre settimane le aree dove i contagi corrono di più. Si ipotizzano anche nuove limitazioni ai negozi, un freno agli spostamenti fra le regioni e un intervento sulla scuola.
Intanto oggi sono diminuiti i contagi per Covid in Italia: sono 29.907 (ieri 31.758), secondo il bollettino del ministero della Salute, ma a fronte di oltre 30 mila tamponi in meno (183.457 contro i 215.886 di ieri); l’incremento delle vittime è di 208 in 24 ore, anch’esse in calo (ieri 297), il totale dall’inizio dell’epidemia è di 38.826.
Gli attualmente positivi sono 378.129 (+26.743 in 24 ore), i guariti e dimessi 292.380 (+2.954). Le persone in isolamento domiciliare sono 357.288 (+25.711).
I pazienti in terapia intensiva sono aumentati di 96 unità in 24 ore, secondo i dati del ministero della Salute, portando il totale delle persone in rianimazione a 1.939. I nuovi ricoverati in reparti ordinari sono 936, per un numero complessivo di 18.902. Entrambi i dati sono sostanzialmente stabili rispetto a ieri.
Tra le Regioni con il maggior numeri di nuovi contagiati dal coronavirus individuati domina sempre la Lombardia con 8.607, poi Campania 3.860, Toscana 2.379, Lazio 2.351, Veneto 2.300, Piemonte 2.024, Emilia Romagna 1.758. Segue la Sicilia, arrivata a 1.095 casi in 24 ore.
“La curva sta subendo un’impennata così rapida – ha ammesso Conte – che rischia di mettere in discussione la didattica in presenza”.
Condivisa, nella riunione di oggi, l’idea di vietare anche gli spostamenti tra le regioni, puntando in ogni caso a misure che siano il più possibile indirizzate a tutto il paese, evitando interventi troppo differenziati, come chiesto dal presidente della Lombardia, Attilio Fontana. Sul tavolo anche attività commerciali e scuola.
I sindaci non si sono mostrati contrari alla limitazione degli spostamenti tra regioni e alla limitazione degli spostamenti nelle ore serali (come già accade in alcune regioni).
A quanto apprende l’Ansa, il presidente dell’Anci, Antonio Decaro a nome dei sindaci, insieme ad una intesa di fondo sulle limitazioni da disporre, a cominciare dalla chiusura dei centri commerciali nei weekend, perché è in quei giorni che si concentra l’affluenza. chiesta anche la chiusura degli sportelli scommesse nelle tabaccherie e nei bar perché è lì che si sposta il flusso di chi trova chiuse le sale scommesse.
Infine, in materia di ristori, sarebbe stato proposto che si replichi la buona esperienza della primavera scorsa, quando furono i Comuni, attraverso un’ordinanza di Protezione civile, a gestire i fondi per l’emergenza alimentare rapidamente e capillarmente: cioè che si assegnino agli amministratori locali fondi per buoni spesa per le famiglie più fragili.
“Il Paese non può permettersi un nuovo lockdown”, ha detto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti il quale in una nota sui social suggerisce che bisogna intervenire “sulla categoria più fragile, gli anziani. Proteggendo i nostri anziani di più e davvero, la pressione sugli ospedali e il numero dei decessi diventerebbero infinitamente minori. Sarebbe folle richiudere in casa tanti italiani per cui il Covid normalmente ha esiti lievi, bloccare la produzione del Paese, fermare la scuola e il futuro dei nostri giovani e non considerare alcun intervento su coloro che rischiano davvero. Speriamo ci sia saggezza stavolta e non demagogia” scrive.
“La diffusione del virus è uniforme in tutto il Paese. Le differenze riguardano l’ampiezza del tracciamento che varia da regione a regione. È evidente che, una volta verificato l’impatto delle misure già adottate sulle curve del contagio, ulteriori azioni di contrasto al virus dovranno a loro volta essere uniformi”, scrive sulla sua pagina Facebook il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, spiegando “il senso della discussione di stamattina fra Regioni, Anci e Upi con il governo”.
“Una serie di interventi territorio per territorio, polverizzati e non omogenei, sarebbero probabilmente inefficaci e anche incomprensibili ai cittadini, che già oggi sono disorientati”, ha aggiunto, spiegando che “le istituzioni, a partire dal governo devono dare segnali coerenti, forti e credibili. Le Regioni sono, come sempre, pronte a collaborare”.
Per quanto riguarda le scuole: una delle opzioni sul tavolo è quella di garantire lezioni in classe fino alla seconda media, con didattica a distanza dalla terza media in su.
L’esecutivo starebbe valutando anche di predisporre degli “hotel covid”, dove ospitare i positivi che, altrimenti, rischiano di contagiare i familiari.
Il ministro Speranza ha chiesto al Comitato tecnico scientifico di riunirsi per fornire al governo i dati su quei territori che stanno facendo i conti con un’impennata dei contagi: l’obiettivo è appunto quello di istituire nuove zone rosse o prevedere chiusure “mirate”.
Nel mirino ci sono le aree metropolitane di Milano, Napoli, Genova e Torino, una parte del Veneto e alcune regioni meridionali, come la Campania.
Domani ci sarà un confronto fra governo e Regioni, poi nuovi vertici di maggioranza, prima con i capidelegazione e alcuni ministri e dopo con i capigruppo.
Con una lettera ai presidenti di Camera e Senato, Conte è tornato a chiedere anche un tavolo con le opposizioni.
E ha invitato le forse di opposizione ad aprire già domani un tavolo di confronto permanente. Ma il centrodestra ha risposto picche: “troppo tardi”. Il passaggio di lunedì in Parlamento, prima del dpcm, apre comunque una fase diversa nella “gestazione” dei provvedimenti, con il coinvolgimento del Parlamento, e quindi anche del centrodestra, prima del varo.
Che un’ulteriore stretta sia in arriva lo ha confermato indirettamente il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri: “Se serviranno risorse aggiuntive – ha detto – le mobiliteremo come sempre abbiamo fatto”.
Le nuove misure sulla scuola potrebbero però provocare contrasti nel governo.
“La scuola è futuro. Senza scuola il Paese diventa più debole”, ha detto la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. E anche Italia Viva è da sempre contraria alla didattica a distanza e, in genere, è scettica riguardo misure generalizzate.
La ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova ha chiesto di nuovo che i provvedimenti siano localizzati e tarati sulla forza della pandemia nelle varie aree.
SCONTRI IN PIAZZA CONTRO PDCM
E intanto ieri ancora disordini, in Italia, contro le misure restrittive volte a contenere l’avanzata dei contagi. Dopo i tafferugli di Torino, Napoli e Firenze e mentre il Governo valuta di imprimere una nuova stretta, soprattutto a fronte delle crescenti difficoltà del sistema sanitario nazionale, a partire dalle prossime ore, stasera è la volta di Roma.
In particolare, nella capitale erano già previsti tre cortei. Il primo organizzato dalle dalle Mascherine Tricolori insieme a commercianti e partite Iva a Campo de Fiori, nel corso del quale manifestanti e polizia sono venuti a contatto nel momento in cui è stata indetta una protesta non organizzata, dispersa poco dopo che la folla ha fronteggiato a mani alzate le forze dell’ordine intonando l’inno nazionale.
A Piazza dell’Indipendenza, invece, gli agenti hanno creato un cordone di fronte a 500 manifestanti appartenenti agli Antagonisti. Disordini si sono registrati nei pressi dell’Università La Sapienza, fumogeni e petardi sono stati lanciati verso il cordone della polizia. Le Forze dell’ordine hanno alla fine allontanato i manifestanti con i blindati e con agenti in tenuta antisommossa e, in base a quanto si apprende, ci sarebbe anche un ferito.
IN EUROPA SCATTANO CHIUSURE
L’Europa, intanto, richiude progressivamente per arginare la piena della pandemia autunnale.
Secondo lockdown nazionale in Francia, dove si può uscire solo per andare a lavorare (se non è possibile da casa), per acquistare beni di prima necessità, per assistenza medica o per esercizio un’ora al giorno. Tutti i negozi non essenziali, ristoranti e bar, sono chiusi (ad eccezione dell’asporto), ma le scuole e gli asili nido restano aperti. Vietati i contatti sociali.
Confinamento è più ‘light’ in Germania, dove chiudono cinema, teatri, palestre, piscine, oltre a ristoranti e bar, anche qui l’eccezione è il cibo da asporto. Contatti sociali limitati a due nuclei familiari con un massimo di 10 persone. Vietati inoltre i pernottamenti in hotel per motivi di svago vietati, mentre tutti i viaggi non essenziali fortemente scoraggiati. Scuole e asili aperti. Negozi e parrucchieri aperti. Funzioni religiose e cortei consentiti.
Verso un lockdown nazionale bis di un mese in Gran Bretagna, dalla prossima settimana. Prima della nuova stretta 11 milioni di persone nelle zone più colpite dell’isola vivevano già in un regime di semi-confinamento.
Serrata l’Irlanda, con lavoro da casa, ove possibile e riunioni al chiuso non consentite. Negozi non essenziali chiusi, scuole e asili aperti.
In Belgio, stop a tutte le attività “non essenziali” e obbligo del telelavoro per le aziende ove possibile. Coprifuoco alle 22, inoltre, obbligo di mascherina in tutti i luoghi fuori casa e al lavoro. Niente eventi pubblici o feste.
Bar, ristoranti e caffetterie possono servire solo da asporto, in Olanda, dove tutti i negozi, a parte i supermercati, devono abbassare le serrande entro le 20, mentre scuole, palestre e piscine rimangono aperte. Si consiglia alle persone di rimanere a casa e lavorare da casa il più possibile. Obbligo di mascherina fuori.
Chiudono ristoranti, alberghi, cinema e teatri anche in Austria, dove sono stati indetti lo stop ai matrimoni e coprifuoco dalle 20 alle 6. Le scuole restano invece aperte, come anche i negozi e i parrucchieri.
In Grecia, zona rossa tra Atene e Salonicco, con coprifuoco notturno e chiusura per un mese di bar, ristoranti, palestre, teatri, cinema. Aperti però scuole, alberghi, parrucchieri e negozi al dettaglio. Consentiti gli spostamenti tra le regioni.
Da mercoledì prossimo, il 4 novembre, in Portogallo si tornerà ad un lockdown parziale che riguarderà il 70% della popolazione. Lo ha annunciato il premier di Lisbona, Antonio Costa, al termine di un consiglio straordinario dei ministri dedicato alla crisi sanitaria. “E’ arrivato il momento in cui è necessario prendere misure più restrittive per avere il controllo su questa pandemia.
Dal 5 ottobre scorso sono chiusi, in Repubblica Ceca, bar, ristoranti, scuole, negozi non essenziali e sarà così almeno fino al 3 novembre. Non si potrà uscire se non per lavoro, visite familiari essenziali, esercizio fisico, acquisto di cibo o medicine.
In Spagna, infine, vige lo stato d’emergenza, ma non c’è un regime di lockdown, con coprifuoco dalle 23 alle 6 ad eccezione delle Isole Canarie. Gli incontri pubblici e privati limitati a 6 persone che non vivono insieme. I leader regionali possono modificare l’orario del coprifuoco e possono chiudere i propri confini.






