PESCARA – Sulla tragica morte di Massimo Ciarelli, 43 anni, dopo uno schianto in scooter durante una fuga dai Carabinieri nella serata di mercoledì al culmine di un inseguimento al confine tra Città Sant’Angelo e Silvi, tra le provincie di Pescara e Teramo, è stata aperta un’inchiesta per omicidio stradale, al momento senza indagati.

Le indagini sono affidate alla polizia stradale di Teramo, mentre la procura teramana, con la pm Elisabetta Labanti, ha aperto il fascicolo in attesa degli accertamenti tecnici e dell’autopsia.

L’esame dovrà essere disposto nelle prossime ore, la salma intanto è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale ‘Mazzini’ di Teramo. Il 43enne era ancora detenuto nel carcere di Pescara anche se in regime di semilibertà dopo essere stato condannato in via definitiva per l’omicidio di Domenico Rigante un ultras del Pescara Calcio avvenuto nel 2012.

Le indagini dovranno chiarire perché Ciarelli, che aveva con se un’altra persona sullo scooter, rimasto illeso dopo la caduta, è fuggito all’alt delle forze dell’ordine e cosa avessero da nascondere per impegnarsi in una fuga così pericolosa costata la vita al 43enne. Ciarelli, a quanto si apprende, era senza patente e non avrebbe potuto lasciare il territorio comunale di Pescara: per questo, forse, non si è fermato come richiesto dei militari.

Quest’ultimo poco dopo sarebbe dovuto rientrare in carcere dopo che lo scorso anno aveva ottenuto la semilibertà per l’omicidio. Ciarelli era stato condannato a 30 anni in primo grado, poi ridotti a 17 dopo l’annullamento dell’aggravante della premeditazione da parte della Cassazione e la successiva rimodulazione della pena, nel 2017.

La famiglia Ciarelli ha già nominato un proprio consulente tecnico tramite il legale Laura Filippucci, avvocato del foro di Perugia.

“La famiglia vuole capire la dinamica — spiega l’avvocato Filippucci — perché se era solo inseguito ed è caduto è un conto, ma altrimenti le cose cambiano. Sembrerebbe che la sagoma dello scooter, prima di finire nell’altra corsia, fosse al centro, come se l’andatura della macchina dei carabinieri che arrivava da sud si fosse parata in posizione perpendicolare alla moto. Una manovra che, se così fosse, sarebbe di sicuro azzardata”.