L’AQUILA – “Non si tratta di una riforma volta ad incidere sulla giustizia in sé. Da questo punto di vista i cittadini non trarranno alcun beneficio, perché non incide sui tempi della giustizia, non incide sul rischio chiusura di alcuni tribunali – come qui in Abruzzo Lanciano, Avezzano, Sulmona, Vasto – non pone soluzione al fatto che il personale sia sotto organico. Tutto questo non è oggetto di questa riforma, che riguarda più che altro la cosiddetta ‘separazione delle carriere’, un fatto assolutamente residuale, riguarda prevalentemente l’organizzazione del Consiglio Superiore della Magistratura, e il collegato discorso degli illeciti disciplinari”. E ancora “si finirà per sostituire il correntismo alla lottizzazione della politica”.
Sono alcuni dei passaggi della lunga intervista rilasciata ad AbruzzoWeb dal professor Enzo Di Salvatore, docente di Diritto Costituzionale all’Università degli studi di Teramo, che a sostegno del “No” ha elencato una serie di criticità rispetto al referendum sulla giustizia che chiamerà alle urne gli italiani i prossimi 22 e 23 marzo.
Diversi gli elementi emersi nel corso dell’intervista che ha toccato alcuni dei temi più caldi del dibattito pubblico e politico, a partire dalla separazione delle carriere.
“La separazione delle carriere finisce per essere un falso problema e non si capisce esattamente quale sia l’obiettivo di questa riforma – ha detto Di Salvatore – L’argomento non può essere che giudice e pubblico ministero vadano al bar a prendersi un caffè, questo è un discorso che non ha senso. Se questo fosse l’obiettivo, evitare che ci sia una contiguità dell’una figura rispetto all’altra, osservo che nell’Alta Corte in realtà i magistrati requirenti e i magistrati giudicanti si troveranno nuovamente riuniti, quindi i pubblici ministeri e i giudici saranno nuovamente lì riuniti, non è logico rispetto a quello che la riforma si propone di fare. C’è anche un altro falso problema, tra l’altro, perché la riforma Cartabia del 2022 in realtà già non consente di transitare da un ruolo all’altro se non una sola volta nella vita e se andiamo a vedere quanti magistrati hanno approfittato di questa occasione, la percentuale è pari allo 0,4%, quindi stiamo parlando di forse 40 magistrati su 9 mila che sono in servizio”.
“Il problema – ha aggiunto – non è la separazione delle carriere in sé ma l’organizzazione della giustizia che questa riforma si propone di agevolare, che incide sull’indipendenza della magistratura, sulla sua autonomia. Una prima criticità riguarda lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura, perché questo vuole sembrare quasi la logica conseguenza della separazione delle carriere, cioè avere due organi di autogoverno della magistratura requirente e della magistratura giudicante”.
Quindi il sorteggio: “A partire dalle modalità di accesso, cioè di selezione dei membri. Perché la percentuale resta talquale quella che è oggi, la misura è del due terzi che sono membri togati e un terzo membri laici. Oggi sono eletti ma un domani saranno sorteggiati, un metodo che non suggerirei per la semplice ragione che il sorteggio abbandona al caso la composizione dell’organo e soprattutto deresponsabilizza, perché io non ci metto la faccia. Il sistema di elezione, per quanto imperfetto, resta ad oggi quello che preferisco in ogni caso”.
E ancora il correntismo, al quale, ha sostenuto Di Salvatore: “si finirà per sostituire la lottizzazione della politica, perché il problema è che il sorteggio rende controllabile una parte ma non l’altra. Questo perché, con la quota che resta pari ad un terzo, la componente politica verrà sorteggiata da un elenco molto ristretto di candidati che verrà predisposto ogni 4 anni dal Parlamento, e sottolineo ogni 4 anni, che vuol dire per un tempo inferiore alla durata della legislatura, quindi vuol dire che ogni maggioranza di governo di turno avrà la possibilità di redigere questo elenco, ed è quasi certo che sarà così. Invece, il sorteggio tra tutti i magistrati in servizio finirà per indebolire quei due terzi perché sarà affidato assolutamente al caso”.
“Tengo a precisare una cosa, inoltre, rispetto a chi dice che i magistrati avendo fatto un concorso sono sostanzialmente tutti competenti per stare dentro il Csm: un conto è esercitare una funzione giudicante o requirente, altro invece avere un’attitudine, una capacità gestionale per esercitare quelle funzioni che vengono attribuite dalla Costituzione al Csm, che è una cosa diversa. Coloro che siedono nel Csm non si occupano di giudicare, tanto più che l’esercizio della funzione disciplinare verrà sottratta a loro e affidata all’Alta Corte. Intanto è vero che i magistrati non pagano mai, un conto è la responsabilità civile dei magistrati che esiste, altro discorso è quello disciplinare, anche per affermare questo occorrerebbe portare dei dati. C’è poi chi sostiene che il giudice accoglie esattamente la tesi del pubblico ministero, ma questo credo che sia smentito dai fatti, non è così”.
Quindi l’Alta Corte, che ha evidenziato Di Salvatore, “è un giudice speciale”. “La giurisdizione disciplinare è affidata all’Alta Corte e quindi sottratta all’attuale Csm, i provvedimenti che verranno adottati dall’Alta Corte sono definiti dalla stessa revisione, dalla stessa riforma. Dunque è a tutti gli effetti un giudice speciale. Ora il nostro articolo 102 della Costituzione fa divieto di istituire giudici speciali. Certo, si potrebbe dire, ma questo divieto è indirizzato al legislatore, al Parlamento, alla legge ordinaria, non alla legge di revisione, e mi sta bene, però mi chiedo: ma qual è il limite dell’istituzione anche con legge di riforma di un giudice speciale, perché ammesso questo, creato un precedente, allora in futuro, qualora si volesse, si potrebbe tranquillamente istituire uno, due, tre, dieci giudici speciali, quindi il limite affinché il divieto non sia eluso, svuotato di contenuto, quale dovrebbe essere?”.
“Quindi intanto un interrogativo da questo punto di vista lo porrei, dopodiché l’Alta Corte è composta da 15 giudici, anche qui nove dei quali saranno togati, quindi sorteggiati nuovamente tra tutti i magistrati in servizio, lo dicevo in premessa, qui ciò che la riforma vuole separato in realtà torna a riunirsi, perché dentro l’Alta Corte ci saranno sia pubblici ministeri che giudici e sei invece saranno i membri laici, sorteggiati anch’essi, tre per la verità nominati dal Presidente della Repubblica e altri tre invece da un elenco di soggetti che siano in possesso di requisiti, che il Parlamento istituto a comune provvede a sorteggiare. Però attenzione, non si parla più di due terzi e un terzo, qui si dice 9 e 6, tradotto in percentuale vuole dire che in realtà non ci sarà un 33% costituito da membri laici, ma la percentuale sale a 40%”.
Di cosa si occupa? “L’Alta Corte dovrebbe tendenzialmente sottrarre tutte le competenze sui disciplinari che concernono i magistrati all’attuale Csm ed eventuali impugnazioni delle sentenze possono essere proposte soltanto dinanzi alla stessa Alta Corte, quindi che si pronuncia anche per motivi di merito sulle decisioni che vengono in prima istanza adottate. Questo vuol dire però che c’è qualche problema con il fatto che l’articolo 111 dica che tutte le sentenze sono ricorribili in Cassazione, perché se io dico, come dirà il nuovo articolo 105, che contro le sentenze messe dall’Alta Corte in prime istanze è ammessa impugnazione soltanto dinanzi alla stessa Alta Corte, vuol dire che io sto escludendo, sto derogando, al principio in base al quale tutte le sentenze sono ricorribili in Cassazione, almeno il dubbio potrebbe esserci, o il dubbio c’è. C’è un problema per la verità, aggiungo, anche l’impugnazione di sentenze messe in primo grado dall’Alta Corte saranno impugnabili dinanzi alla stessa Corte, ma in una composizione diversa, cioè in un altro collegio”.
“Noi – ha osservato ancora – torneremmo a mettere assieme pubblici ministeri e giudici, che sono appena 15, organizzandoli in collegi, una cosa molto strana è che se la riforma si propone di spezzare la contiguità che c’è, la prossimità si rafforza tra giudici e pubblici ministeri. In questo caso non solo non spezza questa prossimità, ma addirittura la prossimità è rafforzata dal fatto che essendo appena 15 e organizzati in collegi, e non sappiamo neanche quale sarà il numero, probabilmente 3 o 6, questa contiguità in realtà si rafforza, perché mi viene difficile immaginare che se in primo grado il collegio dell’Alta Corte, che dovesse condannare, sanzionare un magistrato, che dovesse poi ricorrere a un altro collegio, questo collegio accolga l’appello, accolga l’impugnazione. Certo è auspicabile che ciò non sia, però se quella contiguità la si voleva spezzare, in questo caso in realtà mi sembra di poter dire che verrà rafforzata”.
“Un’ultima cosa, c’è un altro problema, il coordinamento tra l’attuale articolo 107 della Costituzione e l’articolo 105. L’articolo 105, l’abbiamo visto, fa una cosa, sottrae al Consiglio Supremo della Magistratura queste competenze sugli leciti disciplinari per affidarli, sembrerebbe in via esclusiva, all’Alta Corte. Però l’attuale articolo 107, che non viene toccato da questo punto di vista, continua a dire che spetta solo al Consiglio Superiore della Magistratura, e quindi domani ai rispettivi Consigli Superiori della Magistratura, la competenza di trasferimenti, dispense dal servizio e sospensioni. Sia qualora tutto ciò dovesse essere determinato da motivi non concernenti una responsabilità, un illecito, sia quando dovesse essere la conseguenza di un illecito disciplinare. L’articolo 107 distingue le due ipotesi, cioè se io devo trasferire un magistrato e il trasferimento non è in ragione di un illecito disciplinare, ci vuole il consenso del magistrato, perché il magistrato è inamovibile. Quindi questo non cambierebbe?”.
“È un problema che dovrà essere sciolto dalla legge di attuazione e se la legge non dovesse scioglierlo in modo conforme alla Costituzione, sarà per certo illegittima, potrebbe essere dichiarata illegittima, ma soprattutto tutto questo potrebbe essere foriero di una serie di ricorsi dinanzi alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzione tra Alta Corte e due Csm”.
“Ora, la Costituzione non è il Vangelo, è chiaro che può essere modificata – ha sottolineato – Ma faccio soltanto un esempio. Mi chiedo, perché la Costituzione non considera per esempio le autorità indipendenti, che dovrebbero essere indipendenti dal potere esecutivo, cioè dalla politica? L‘abbiamo visto con la storia del Garante per la Privacy e abbiamo capito che le autorità garanti non sempre sono indipendenti dalla politica. Spesso sono espressione della classe politica. Basta guardare i nomi e i cognomi di chi ricopre una carica di questo tipo per capire esattamente il tipo di appartenenza, il tipo di provenienza e così via. Io credo che un’autorità garante esiste perché tutela dei diritti del cittadino e se tutela dei diritti del cittadino vuol dire che sta esercitando una funzione che è oltre o parallela a quella che esercita normalmente un magistrato, cioè un giudice. Quindi forse due parole in Costituzione andrebbero spese”.
“Per non parlare di tutta una serie di riforme che ancora occorrerebbe effettuare, pensiamo al regionalismo, che ha dato cattiva prova di sé, l’abbiamo visto sotto pandemia. Ma perché non rimettere mano, per esempio, al regionalismo per far funzionare meglio l’esercizio delle competenze tra lo Stato e le Regioni? Basti guardare la sanità, ecco cosa interessa direttamente il cittadino, e quando c’è stata la pandemia abbiamo visto che nulla funzionava. Perché non funzionava? Perché abbiamo regionalizzato anche la sanità”.
“Allora forse dovremmo cominciare a interrogarci, non sul se sia possibile modificare la Costituzione, questo è possibile, ma anche capire che quando questo è assolutamente necessario occorrerebbe intanto trovare un accordo in Parlamento tra le forze politiche e non farne oggetto di un programma elettorale, come è accaduto in questo caso. Cambiare la Costituzione è possibile, i tempi sono cambiati, ci sono problemi transnazionali, però affrontiamoli e soprattutto che siano modifiche assolutamente puntuali, concordate, e che non vadano a stravolgere soprattutto l’assetto dei poteri”, ha concluso Di Salvatore.





