AVEZZANO – La partita delle candidature per le prossime elezioni politiche nel 2027 passano, sorprendentemente, anche per quella delle Comunali di Avezzano del 24 e 25 maggio, con manovre e alleanze che già si tramano dietro le quinte.
Con un protagonista in particolare, l’ex rettore dell’Università di Teramo, il professor Luciano D’Amico, coordinatore del Patto per l’Abruzzo in Consiglio regionale, candidato a presidente della Regione della coalizione del Patto per l’Abruzzo, sconfitto a marzo 2024 dal riconfermato Marco Marsilio, di Fdi.
Il professore, assicurano i boatos dell’Emiciclo, mirerebbe infatti alla candidatura in Parlamento, appoggiato, questa la vera novità, dal Movimento 5 stelle, la componente dell’opposizione, con i consiglieri Francesco Taglieri ed Erika Alessandrini, che gli è più fedele e che sarebbe pronta a garantirgli un seggio. Ed è anche per questa ragione che D’Amico ad Avezzano è andato a dare sostegno alla candidatura di Roberto Verdecchia, in occasione dell’evento di lancio del 12 gennaio, a capo della coalizione Patto per Avezzano, composta da Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Italia Viva, Rifondazione Comunista, Demos – Democrazia Solidale.
Di fatto si sancisce così però una rottura tra D’Amico con il Partito democratico, che pure è la componente più importante, con 6 consiglieri su 1 del Patto per l’Abruzzo dell’opposizione in Regione, di cui il professore dovrebbe essere garante e coordinatore super partes. Il Partito democratico ad Avezzano infatti non ne ha voluto sapere di appoggiare Verdecchia, un suo ex, che andò via sbattendo la porta dopo che gli fu negata la candidatura a sindaco nel 2020, con il Pd che gli preferì il civico Mario Babbo, ora in Forza Italia.
Il Pd, su iniziativa dell’uomo forte del territorio marsicano, il senatore e tesoriere nazionale, Michele Fina, e del segretario regionale, Daniele Marinelli, appoggerà dunque – manca solo l’ufficializzazione, ma tutti lo danno per certo – il sindaco civico e bipartisan uscente Gianni Di Pangrazio, in una non facile coabitazione con la Lega, che avrà il suo simbolo, con l’Udc e e Azione politica. Tutti contro il candidato di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi Moderati, l’ex questore Alessio Cesareo, in un centrodestra ad Avezzano parimenti andato in frantumi.
Del resto D’Amico, che non ha un partito di riferimento, alla sua prima esperienza dentro il palazzo, non può certo aspirare, nella sua più che legittima aspirazione a proseguire la carriera politica, ad ottenere un seggio sotto le insegne del Pd, dove i posti che possono garantire una elezione sono già molti di meno rispetto agli agguerriti pretendenti.
Fina in primis, fedelissimo della segretaria nazionale Elly Schlein, non fa mistero di voler restare, senza se e senza ma, in Parlamento, e lo stesso dicasi dall’ex presidente della Regione ed ex sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, già al secondo mandato, uno al Senato, uno alla Camera. Proprio quel D’Alfonso che da governatore regionale “scoprì” D’Amico, nominandolo a presidente della Tua, la società regionale dei trasporti, non lesinando lodi per le competenze e capacità manageriali del professore in Economia aziendale di spessore nazionale.
E ci sono poi nel Pd tanti altri aspiranti parlamentari, a cominciare dai consiglieri regionali di lungo corso che anche loro aspirano ad una promozione al livello nazionale: a Teramo Dino Pepe e Sandro Mariani, a Chieti il capogruppo Silvio Paolucci, all’Aquila Pierpaolo Pietrucci, a Pescara Antonio Blasioli, a cui si aggiungono le tante donne del Pd che meritano una candidatura, vari sindaci e vertici del partito regionale.
Insomma, per D’Amico la strada più percorribile che porta a Roma sembra essere quella del Movimento 5 stelle, che non è più quello dei tempi d’oro di Beppe Grillo, al 30%, ma che è dato comunque intorno al 12% e che alle ultime politiche del 2022 ha eletto in Abruzzo Gabriella Di Girolamo al Senato e Daniela Torto alla Camera. Certo, anche tra i pentastellati in tanti sono i pretendenti, ma D’Amico potrebbe contare anche in un appoggio a livello nazionale, a cominciare dal leader Giuseppe Conte, che del professore ha una grande stima, può mettere sul piatto della bilancia la sua matrice civica e l’alto spessore professionale, che sarà uno dei metri di giudizio in casa pentastellata.
Come già raccontato da Abruzzoweb, sono proprio le sue ambizioni ad aver procurato a D’Amico non poca ostilità in Consiglio regionale, in primis da parte dei dem, minando il suo ruolo da coordinatore dell’intera opposizione.
D’Amico è stato oggetto di critiche neanche tanto velate per le sue iniziali prese di posizione sul collegio unico, favorevole alla legge elettorale targata Marsilio, anche se ora il professore ha fatto deciso dietrofront, bocciando senza se e senza ma la proposta. Come pure si è guadagnato una buona dose di ostilità per l’intransigenza contro la pratica, gradita e praticata per anni anche a sinistra, dei fondi a pioggia decisi a discrezione dai singoli consiglieri, senza bandi e procedure oggettive a supporto, distribuiti a piene mani nelle leggi di bilancio a fine anno a suon di emendamenti notturni nei rispettivi territori e terreni di caccia elettorali. Battaglia nella quale invece, e non è stata la sola, i due consiglieri regionali del Movimento 5 stelle sono stati sempre al fianco di D’Amico. f.t.



