L’AQUILA – “A seguito di un atto della Giunta regionale sono stati stabiliti i criteri per la determinazione delle quote di compartecipazione alla spesa sociale per la fruizione dei servizi di assistenza domiciliare. Dopo tutto ciò, il Comune dell’Aquila ha approvato un regolamento secondo cui, a partire dal primo marzo 2026, l’erogazione dei servizi di assistenza domiciliare (SAD) e di assistenza domiciliare integrata (ADI), saranno soggetti a compartecipazione delle spese da parte di quelli che l’ente definisce utenti”.
Lo dichiarano, in una nota congiunta, i consiglieri di opposizione al Comune dell’Aquila Enrico Verini e Gianni Padovani.
“In breve, le persone che già vivono una situazione difficile – si legge ancora nella nota – saranno costrette, secondo ISEE, a contribuire fino ad un massimo del 30% sulle spese previste per l’assistenza di cui hanno bisogno. Questa misura, che disumanizza le persone trasformando i pazienti in utenti-consumatori, è letteralmente vergognosa moralmente, inutile ai fini pratici e, soprattutto, ha un chiaro obiettivo: passare dal concetto di sanità pubblica alla sanità privata in cui, per avere una prestazione, devi pagare perché evidentemente, secondo questa gente, anche la salute è una merce”.
“Affermiamo che è una misura inutile perché non otterrà lo scopo e ne spieghiamo i motivi: l’assistenza domiciliare, come tutti coloro che hanno avuto a che fare sanno benissimo, è già adesso al di sotto delle reali necessità delle persone che ne hanno bisogno; chiunque ci sia passato, sa che, a quanto fornito dal servizio pubblico, già adesso le famiglie devono affiancare, di tasca propria, integrazioni necessarie data l’esiguità delle prestazioni offerte. La gente purtroppo, in pratica, oggi è costretta a pagare anche di tasca propria”.
“Con questa nuova disciplina cosa accadrà che, dovendo pagare anche la prestazione pubblica (oltre alla privata come detto), alla fine i più si rivolgeranno direttamente al servizio privato cercando in esso l’assistenza completa necessaria, quanto meno per sottrarsi al doppio pagamento, alla doppia assistenza, alla doppia burocrazia. La conseguenza sarà che il comparto pubblico sarà ridimensionato con ricadute anche occupazionali sugli operatori”.
“Sul piano dell’equità, dietro gli specchietti per le allodole di un sistema che parametrizza secondo reddito, ci chiediamo quante volte un cittadino che sta male deve pagare per il diritto costituzionale alla salute: 1) Paga con le proprie tasse nazionali sul reddito. 2) paga con l’aumento dell’addizionale regionale che la Giunta Marsilio ha decretato per le spese sanitarie 3) paga di tasca sua quando sta male”.
“Chiediamo, visto che la norma lo prevede, che il Comune rinunci a qualche addobbo, a qualche consulenza, a qualche palco e vada a coprire questa spesa perché non è assolutamente vero che questo sia un ‘atto dovuto’. È, al contrario, un ‘atto voluto’ che dimostra in modo inaccettabile la scala delle priorità. Per noi, cercare di assistere adeguatamente chi sta male, chi già vive situazioni di disagio e di sofferenza, vale più di ogni altra esigenza. Rifiutiamo questo modo di governare i processi perché nell’anima rifiutiamo questo tipo di società cinica e materialista in cui chi ci governa ci sta trascinando”.
“Ci rivolgiamo al sindaco Pierluigi Biondi: sospenda questa misura e porti in Consiglio una variazione di bilancio che vada a coprire queste spese evitando agli aquilani questa umiliazione assoluta. Si può fare e si deve fare!”, concludono Padovani e Verini.






