L’AQUILA – “Un percorso formalizzato, multilivello e partecipato, che garantisce qualità, coerenza e correttezza amministrativa”: così le rassicurazioni contenute in una nota in bello stile tra il burocratese e il politichese, insomma per niente comunicativa e chiara, inviata ai media nei giorni scorsi da Rinaldo Tordera, ex manager di area centrosinistra (è stato anche dg della Asl dell’Aquila) ed attuale presidente dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila e vicepresidente del Comitato dei garanti per L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, di cui è presidente lo stesso sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, di FdI.
Demiurghi di un evento lungo 12 mesi che farà piovere in città, come si è appreso, la bellezza di 7 milioni di euro.
Ma a un mese dall’avvio dell’anno della Capitale della cultura dal territorio emergono indicazioni molto diverse, si lamentata scarsa conoscenza, impatto e coinvolgimento, rispetto ad un evento dalla portata nazionale ed internazionale, grande occasione per il capoluogo regionale di mostrare la rinascita, reale e non raccontata, dopo la tragedia del terremoto del 6 aprile 2009: infatti, cresce, questa la virtù della cultura democratica e del multiverso politico e pluralista, l’insoddisfazione da parte di operatori culturali, stakeholders, sindaci del territorio – beninteso dietro le quinte e ben attenti a non esporsi -, e sale il livello degli attacchi, questa volta espliciti dell’opposizione di centrosinistra, seppur tardivamente, dopo mesi di atteggiamento collaborativo.
Con in particolare il Partito democratico, che lamenta il “non coinvolgimento della città”, “la gestione verticistica”, “la mancanza ad oggi di un programma chiaro e condiviso”, o comunque “a dir poco tardivo”. Come dire, la città è stata esclusa e non coinvolta.
Tra i rilievi anche l’accentramento esclusivo di ogni azione intorno al sindaco in carriera, Biondi, che può vantare una amicizia di vecchia data con il premier Giorgia Meloni, in passato giornalista, che oggi compie 51 anni, big abruzzese in campagna elettorale da mesi in attesa della certa elezione in parlamento nel 2027, dopo essersi conquistato uno spazio nazionale importante in seno a FdI, in seguito al doppio mandato al Comune dell’Aquila, il primo capoluogo di regionale conquistato quando i meloniani erano al 6% e alla opposizione del Paese. Proprio per questo a Roma, L’Aquila e l’Abruzzo, con il doppio mandato del governatore, Marco Marsilio, vengono considerati una roccaforte da dove è partita la cavalcata vincente tanto che Giorgia Meloni è deputata eletta nel collegio L’Aquila-Teramo.
E con Biondi è finito sotto i riflettori quello che viene considerato il suo “cerchio magico”, dove svettano Alessia Di Giovacchino, storico capo della comunicazione tornata in comando allo staff Comune dopo dopo un breve passaggio in Regione dove è stata assunta nell’ufficio stampa della Giunta in seguito allo scorrimento della graduatoria aperta relativa ad un concorso bandito dal consiglio regionale, il marito di lei Tiziano Amorosi, anche lui storico alto dirigente comunale appena nominato direttore generale, e Carlo Dante, vice presidente del Teatro stabile d’Abruzzo, di fatto capo di gabinetto, anche se, pare, non ufficialmente, al posto di Andrea Di Biase, anche lui considerato un fedelissimo del primo cittadino, che è andato a fare il direttore dell’Ex Onpi, ma che ancora segue le vicende politiche ed amministrative comunali.
E a proposito di comunicazioni nulla si sa, nell’imminenza del fatidico 2026, del bando per la comunicazione, che dovrà essere forte ed efficace, su tutto il territorio nazionale, possibilmente.
La cifra dei 7 milioni è stata rivelata durante l’ultima seduta della Terza commissione del Comune dell’Aquila, in vista dell’evento a Roma del 3 dicembre nella sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri a Roma, “Un territorio, mille capitali”, dove finalmente sarà svelato almeno parte del programma, alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
Sarà la società Elliott di Marco Giovanni Boarino, con sede a Milano, a curare la giornata inaugurale, con affidamento diretto da 100.000 euro tutto incluso.
Nella terza commissione ancora una volta, ha lamentato l’ex parlamentare e ora consigliera del Pd Stefania Pezzopane, “il sindaco non si è degnato di venire”, lanciando dunque la provocazione, “ma cosa dobbiamo fare, andare il 3 dicembre a Roma con striscioni e cartelli?”, chiedendo anche lumi su dove si svolgeranno gli eventi, “visto che il Teatro comunale non sarà disponibile, come pure il Teatro San Filippo e il Cinema Massimo, dove i cantieri della ricostruzione sono al palo”. Auspicando che l’anno della cultura “non si ridurrà solo in un grande eventificio che nulla lascerà poi al territorio”.
L’accusa più ficcante delle opposizioni è però che “tutti i giochi finora si stanno facendo dentro Palazzo Margherita”, con regia del sindaco Biondi, ex primo cittadino di Villa Sant’Angelo, poi dipendente del comune di Ocre, e giornalista proprio con questa testata, ora anche responsabile nazionale enti locali del partito, presidente regionale Anci, e che lavora ad una candidatura blindata in parlamento nel 2027, terminato il secondo e ultimo mandato a sindaco del capoluogo d’Abruzzo, contando, come già detto, sull’amicizia di vecchia data, sin dalle giovanili del partito nel Fronte della Gioventù, con il premier Meloni. Insieme a Biondi, come scritto in precedenza i suoi più stretti collaborati.
Ad essere passati in secondo piano nella fase organizzativa sarebbero invece coloro che hanno scritto il dossier vincente, i professori Pierluigi Sacco e Alessandro Crociata, dell’Università D’Annunzio di Chieti e Pescara, che comunque il 3 dicembre saranno presenti a Roma come relatori.
Entrando ancora più nel merito delle critiche dell’opposizione, ecco in sintesi quelle del Pd, snocciolate da Stefano Albano, segretario provinciale, Nello Avellani segretario cittadino e Alessandro Tettamanti, del Circolo L’Aquila Centro.
“In città nessuno conosce i contenuti e i contorni di questo programma, nemmeno gli operatori culturali”, “l’amministrazione, senza chiarire i criteri di selezione, ha scelto di finanziare solo una parte dei progetti finiti nel dossier che ha permesso al capoluogo abruzzese di vincere il titolo di Capitale italiana della cultura”, “a fronte di un finanziamento da milioni di euro, a decidere sono in pochi, i soliti noti, chiusi nelle stanze di Palazzo Margherita come d’abitudine”.
E ancora, “più volte l’amministrazione ha annunciato bandi per raccogliere contributi e proposte dal territorio”, sono stati, finalmente sbloccati i fondi Restart, ma “a un mese dall’inizio della manifestazione, non c’è ancora nessun bando che permetta a tutte le alte associazioni che lo volessero di partecipare e che – soprattutto se piccole – a questo punto farebbero fatica a programmare, senza certezze e in poco tempo, un loro intervento”.
Questo quando “nessun altra Capitale della Cultura ha avviato il proprio anno di iniziative con un programma monco, ancora da definire e allargare alle proposte dal basso”.
Ci si chiede poi: “come verranno spesi gli ingenti fondi investiti, visto che l’obiettivo dovrebbe essere quello di fare della cultura una vera e propria industria, capace quindi di creare nuovi posti di lavoro e dare impulso all’economia?
Il rischio insomma è che “il riconoscimento di Capitale italiana della cultura diventerà nell’ennesima macchina di propaganda di Biondi e della sua Giunta, con la città priva di voce in capitolo” e che “tutta questa operazione si riduca ad essere soltanto l’ennesimo bancomat elettorale della giunta Biondi è quindi molto alto, sprecando questa grande occasione finanziando una costellazione di eventi, alcuni dei quali senza dubbio di grande pregio, ma i cui effetti non supereranno i confini del 2026”.
Non si è fatta attendere la replica sprezzante dei capogruppo di maggioranza Leonardo Scimia (FdI), Alessandro Maccarone (L’Aquila Protagonista), Daniele Ferella (Lega), Fabio Frullo (Udc) e Daniele D’Angelo (FI):
“Se il centrosinistra locale crede di recuperare la visibilità perduta con un sit-in a Roma, nel giorno della conferenza stampa di presentazione del programma dell’anno di Capitale italiana della Cultura 2026, significa che abbiamo già vinto le elezioni amministrative del 2027. In occasione di un appuntamento che potenzia e rilancia il futuro della nostra città, che interessa cittadini, associazioni, imprenditori, giovani, tutti, si specula, per fini puramente propagandistici, sulla pelle degli aquilani che meritano rispetto, chiarezza e serietà”.
“Il percorso decisionale, inoltre, si fonda su un organismo istituzionale e pluralistico”, assicurano, costituito un Comitato dei garanti, di cui fanno parte rappresentanti della maggioranza e dell’opposizione, insieme a esponenti regionali, degli Uffici speciali per la ricostruzione, come Usra e Usrc, enti esterni, come il comune di Rieti che è partner del progetto.
“Non possiamo ignorare che fin da quando la nostra città ha vinto il titolo di Capitale della cultura, alcuni soggetti politici — in particolare del centrosinistra — hanno puntato più all’attacco politico che a un lavoro concreto per la città. Non sono pochi quelli che — alla notizia della vittoria di Procida per l’edizione 2022, quando tentammo per la prima volta — in una chat interna del Pd locale hanno esultato, beffandosi della mancata vittoria”.
Infine Tordera, manager per tutte le stagioni, in passato in quota centrosinistra, ora considerato più che affidabile da Biondi e dal centrodestra.
“Tutti i progetti che concorrono al programma 2026 seguono un iter che prevede: la valutazione tecnica preliminare da parte del Comitato, il suo parere formale, la trasmissione degli atti alla Giunta comunale, che assume la deliberazione finale. Nessun progetto può essere inserito nella programmazione ufficiale senza essere stato esaminato e valutato dal Comitato. È utile ricordare che la candidatura dell’Aquila, presentata nel 2023, è nata all’interno di un processo ampio e trasparente che già allora nasceva sulle basi di manifestazione di interesse pubblica rivolta a istituzioni, organizzazioni culturali e associazioni del territorio per raccogliere proposte progettuali coerenti con gli assi della Nuova Agenda Europea della Cultura: salute e benessere, coesione sociale, innovazione, ambiente. A seguito della manifestazione è stato sottoscritto un protocollo d’intesa con Comune di Rieti, Regione Abruzzo, Usra, Usrc e Ufficio Speciale Ricostruzione post-sisma 2016 Abruzzo, per definire ruoli, responsabilità e impegni condivisi nella candidatura interregionale”.
E ancora: “nell’ambito delle riunioni del Comitato, gli esperti non svolgono un ruolo passivo:
contribuiscono attivamente con osservazioni, suggerimenti e proposte. È il caso, ad esempio, dell’ultima seduta in cui – su richiesta di un componente – è stata audita Anna Paola Concia in relazione alla proposta di ospitare all’Aquila un’edizione di Didacta, importante manifestazione italiana dedicata all’innovazione didattica. Questo conferma che il Comitato è un luogo di confronto tecnico che arricchisce il programma attraverso competenze qualificate”.
Nel solco della trasparenza e della partecipazione, dunque “sono in fase di pubblicazione nuovi bandi per iniziative complementari, rivolti a realtà culturali, creative, formative e associative del territorio. Il lavoro del Comitato dei Garanti prosegue con senso di responsabilità, nel rispetto della città, delle istituzioni e delle procedure. Il programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 è frutto di un percorso ampio, verificabile, inclusivo e tecnicamente fondato, nel quale ciascun attore – istituzionale, culturale, associativo – contribuisce con il proprio ruolo”. Il tutto in stile politichese è incomprensibile. Il tutto in stile politichese e poco comprensibile ai cittadini. (f.t.)





