CANISTRO  – È legittimo a questo punto parlare di una maledizione che incombe sull’affidamento delle sorgenti  S. Antonio-Sponga di Canistro, in provincia dell’Aquila, la cui pregiatissima acqua minerale, di proprietà della Regione, va a finire da oltre dieci anni nel fiume Liri, tra concessioni ritirate, bandi finiti con un nulla di fatto, e infinti e feroci contenziosi legali e giudiziari e un gigantesco danno erariale.

Con una determina del 17 novembre la stazione appaltante, l’Agenzia regionale dell’Abruzzo per la Committenza (Areacom), a firma del direttore Donato Cavallo, ha sancito infatti l’esclusione dalla gara di concessione indetta a marzo 2023, sia della Sant’Anna, che vive in questi giorni il lutto della morte a 59 anni del suo amministratore Alberto Bertone, sia della Santa Croce, l’ex concessionaria, concludendo che “a seguito delle esclusioni​i degli unici operatori concorrenti alla gara, non vi sono pertanto altre offerte valide ai fini dell’aggiudicazione”.

Questo all’esito della valutazione della documentazione amministrativa, successiva, a seguito della decisione di ricorrere alla “inversione procedimentale”, alla valutazione dell’offerta tecnica ed economica, che aveva portato all’assegnazione provvisoria delle sorgenti alla Santa Croce a gennaio 2024.

Insomma, il rischio, al netto di ricorsi che potranno essere presentati entro un mese, dunque entro il 16 dicembre, è che si debba indire una nuova gara, da quando la concessione è stata revocata nel 2015 alla Santa Croce, che detiene ancora le più piccole sorgenti Fiuggino, e sarebbe la quarta gara.

Per quello che riguarda dunque la Santa Croce: Areacom con una determinazione del 18 giugno l’aveva già esclusa dalla gara, facendo seguito ad una decisione del Tar di Pescara, in quanto la Santa Croce è alle prese con una procedura di concordato preventivo, benché in continuità aziendale, motivo ostativo in virtù sia della legge regionale sulle acque, sia del disciplinare di gara.

Santa Croce ha duramente contestato il provvedimento, e il Consiglio di Stato ad agosto ha accolto la richiesta presentata dalla società e ha sospeso gli effetti della sentenza del Tar, sostenendo che “la finalità del concordato con continuità aziendale, previsto oggi dal Codice della crisi, è proprio quella di permettere all’impresa di proseguire l’attività, incluse le gare pubbliche”. Inoltre, pur riconoscendo che le acque minerali sono materia regionale, il Consiglio di Stato ha sottolineato che le regole di accesso alle gare rientrano nella competenza dello Stato, poiché riguardano la concorrenza e l’ordinamento civile.

Il Consiglio di Stato ha dunque fissato la trattazione del merito per l’udienza del 16 dicembre prossimo.

La Santa Croce contestualmente ha  proposto davanti al Tar di di Pescara, un secondo​ ricorso contro la determina di esclusione dell’Areacom, e anche il Tar ha accolto la domanda
cautelare, sospendendo l’efficacia del provvedimento di esclusione impugnato e fissando la​ trattazione del merito per l’udienza del 27 marzo 2026.

Nella delibera dell’Areacom si legge però che il rup della gara, la dirigente Lucia Del Grosso, alla luce degli sviluppi menzionati, “ha proceduto – ai sensi dell’istituto dell’inversione procedimentale – alla verifica della documentazione amministrativa contenuta nella busta della Santa Croce”, e ha riscontrato “la sussistenza di un grave stato di insolvenza”, “la presenza di false dichiarazioni, rese in sede di gara, in ordine all’insussistenza delle cause di esclusione” .

All’esito delle verifiche amministrative l’Areacom ha dunque deciso, a prescindere dall’esito del ricorso al Consiglio di Stato di dicembre, e al Tar di Pescara a marzo prossimo, per l’esclusione della Santa Croce.

Simile sorte è però toccata anche alla Sant’Anna, grande player nazionale con sede a Vinadio in Piemonte.

In realtà su di essa gravava già una proposta di esclusione, formulata dalla commissione di gara di Areacom, composta da Roberta Di Biase, presidente, Roberta Bollone e Armando Lombardi, a cui però non aveva fatto seguito finora la deliberazione della stazione appaltante, l’Arecom.

Nella stessa delibera si ricorda infatti che già a febbraio 2024, “la Commissione giudicatrice ha disposto l’esclusione dell’operatore economico Società Sant’Anna, motivando tale determinazione con la mancanza del Piano economico finanziario e del Piano industriale, la cui assenza ha reso impossibile la valutazione dei sub-criteri e conseguentemente l’attribuzione del relativo punteggio”.

C’è stata dunque una ulteriore verifica della documentazione amministrativa, a seguito della quale il rup Del Grosso, “ha constatato la presenza, nella busta amministrativa dell’operatore economico Sant’Anna, di alcuni documenti necessari alla valutazione dell’offerta tecnica e ha trasmesso la predetta documentazione alla Commissione giudicatrice per opportuna conoscenza e per eventuali provvedimenti di competenza”.

A marzo 2024, la Commissione ha però accertato la non conformità del Pef presentato dalla Sant’Anna alle prescrizioni del Disciplinare di gara, disponendo la nuova esclusione”. E la delibera di Areacom ha ora recepito tale istanza.

In conclusione Areacom ha dunque stabilito di “escludere gli operatori economici Soc. Sant’Anna S.p.a. e la Soc. Santa Croce S.r.l. unici concorrenti alla procedura di che trattasi”, e di “non aggiudicare la procedura aperta per l’affidamento in concessione, dalla durata pluriennale, degli interventi di sfruttamento delle acque minerali, termali e di sorgente per le sorgenti ubicate nella Regione Abruzzo”.

In caso di nuova gara, sempre che i ricorsi non avranno esiti positivi per le due società, resterà il problema della realizza​zione di un nuovo stabilimento di imbottigliamento, visto che quell​o attuale è della Santa Croce, per evitare quello che è accaduto alla Norda, che aveva vinto il bando del 2017, con la Santa Croce in corsa ed esclusa, finito poi in un buco nell’acqua, per il ripensamento della concessionaria provvisoria a causa della mancanza di terreni dove realizzare lo stabilimento. Visto che la Santa Croce non ha voluto cedere il suo, di stabilimento, che ancora oggi utilizza come detto per imbottigliare dalla più piccola sorgente Fiuggino.

A seguire un secondo bando, nel 2019, vinto questa volta da Santa Croce, contro la San Benedetto, che opera nelle sorgenti di Popoli, ma poi annullato prima dal Tar nel giugno 2021 su ricorso della San Benedetto, per irregolarità fiscali, e poi dal Consiglio di Stato. Con la San Benedetto che non aveva raggiunto il punteggio minimo.