L’AQUILA – “In Abruzzo servirebbe una politica culturale e turistica completamente diversa. Io non voglio dare lezioni, ma è evidente che quando si parla di valore ambientale, e di identità delle aree interne, ogni lupo, orso o cervo che vengono uccisi, ciò rappresenta un attentato alla nostra credibilità, perché poi all’esterno questo viene percepito come se lo stesso territorio non abbia cuore le sue ricchezze”.
Ad offrire spunti di riflessione è il giornalista Luca Prosperi, che nella sua lunga carriera ha scritto per Paese sera, La Repubblica, L’Indipendente, il Corriere dello sport, e da ultimo è stato per oltre 17 anni direttore responsabile dell’agenzia Ansa Abruzzo e Molise.
Prosperi a inizio settembre ha partecipato come relatore al convegno di Navelli “Zafferano dop dell’Aquila”, incentrato sulla preziosa spezia, di cui se ne produce tra i 30 e 40 chili l’anno, da parte di una novantina di coltivatori, in buona parte hobbisti, in 13 comuni dell’Aquilano, in base ad un rigoroso disciplinare. Ed è emerso anche che c’è una quota di prodotto invenduto, stoccato nei magazzini, a causa delle attuali dinamiche di mercato, che colpisce anche altri prodotti di nicchia e certificati.
Affrontando dunque il tema del seminario ha osservato Prosperi: “Lo zafferano non potrà essere mai una risorsa economica primaria per le aree interne, non ci si arricchisce con esso, rappresenta però valore identitario, culturale, distintivo delle aree interne, che accompagna lo stare sul territorio, un pezzo di una narrazione necessaria che troppo spesso questa regione dimentica di fare. Lo zafferano è come il lupo, il cervo e l’orso”.
“Sono reduce da un viaggio in Spagna – ha detto Prosperi – e non immaginavo quanto fosse importante anche lì lo zafferano, essendo del resto un ingrediente importante per la paella, ma lì è un prodotto di massa, qui in Italia la produzione è molto più limitata, per le dop italiane, come è stato detto oggi, intorno ai 50 chili complessivi, rispetto anche alla produzione di una tonnellata l’anno in Grecia”.
Prosegue Prosperi, “a mio parere i profitti in senso neocapitalistico nelle aree interne sono molto difficili da realizzare, non ci sono né le strutture, né le strade, né le condizioni per poter fare i numeri, e lo conferma che voi delle aree interne siete intimamente in contrapposizione storica con il mare. Ma per me l’Abruzzo è innanzitutto l’area interna, la ‘pescaresizzazione’ dell’Abruzzo, la considererei una tragedia storica. Occorre dunque capire che tutti questi simboli dell’area interna, come lo zafferano, la genziana, la liquirizia, devono servire per radicare la gente qui, non per arricchirsi, perché non ce la faremo mai, qui non si avranno mai i numeri di un turismo londinese o barcellonese”.
Chiudendo dunque il cerchio del suo ragionamento: “questa ed altre scommesse vanno innanzitutto di passo con la protezione dell’ambiente, che in Abruzzo però sta poco a cuore”, citando la megadiscarica dei veleni di Bussi, e le incredibili lungaggini giudiziarie che ne sono seguite.






