L’AQUILA – “A giorni occuperò un appartamento del Progetto C.a.s.e. di Bazzano. Sono anziano e malato e ho bisogno di un appartamento più grande”.

A parlare è Alfredo D’Urbano, 74enne aquilano conosciuto come “Duccio”, che ha un passato da imprenditore nella Capitale, e che da circa due anni porta avanti la sua battaglia con il Comune dell’Aquila, nel vano tentativo di ottenere un alloggio in cui poter ospitare anche una badante, avendo necessità di assistenza costante e quotidiana.

Una situazione limite, visto che come ha potuto constatare AbruzzoWeb, dopo la segnalazione arrivata in redazione dal consigliere comunale dell’Italia dei valori Lelio De Santis, l’uomo vive in un alloggio postsismico, composto da una camnera e la sala cucina, che versa in una condizione di degrado e abbandono.

Senza luce, acqua e gas. In compagnia di gatti e del suo pappagallo.

L’uomo assistito dall’avvocato Erika Cioni, medita anche di denunciare il sindaco Pierluigi Biondi, il vice sindaco Guido Liris, e il presidente del Consiglio comunale Roberto Tinari. E al limite minaccia di occupare un alloggio più grande, rivendicando il diritto all’assistenza.

La stessa che hanno ricevuto coloro che, come ha riferito a questo giornale, si sono visti assegnare direttamente un alloggio, adeguato alle loro esigenze, direttamente per per le vie brevi, grazie a circa 60 ordinanze del sindaco.

Un beneficio toccato di cittadini aquilani e anche stranieri, da poco residenti, in estrema difficoltà economica. Ordinanze già adottate dal sindaco Massimo Cialente, sono ora ritenute da qualche isolata voce dell’opposizione, come quella, come minino inopportune e discriminatorie, oltre che non costituendo titolo abitativo definitivo, in qualche modo andranno sanate, con requisti aderenti ai nuovi bandi, almeno quello per 80 appartamento che non prevede soglie di reddito minime oltre i 12 mila euro, chiaramente non alla portata di persone indigenti.

Lo stesso sindaco, nel novembre 2018, aveva però annullato, tra le polemiche, il bando del 2016 della giunta Cialente, quando già le graduatorie degli assegnatari a basso reddito erano state stilate.

Decisione presa in nome dello slogan elettorale del centrodestra “Prima gli aquilani”, in quanto, nel bando dell’ex sindaco Cialente erano stati ritenuti “troppi” gli stranieri anche da brevissimo tempo residenti all’Aquila, Nonché gli indigenti sotto la soglia minima di reddito, che non avrebbero garantito un canone adeguato per far fronte alle enormi spese di manutenzione ordinaria e straordinaria, a carico del Comune.

A fare le spese dell’annullamento del bando del 2016 circa mille già entrati in graduatoria, ma rimasti senza un tetto e di conseguenza anche le casse comunali, visto che in attesa che i nuovi bandi, circa 400 appartamenti sono rimasti finora sfitti, con conseguente danno erariale.

Anche D’Urbano, in linea di procinto avrebbe potuto godere di un intervento d’emergenza, vista la situazione di evidente disagio sociale, ma questo non è finora avvenuto.

“Sono esasperato – ha spiega il signor D’Urbano – e sono pronto ad occupare abusivamente una casa per avere ciò che mi spetta di diritto”.

“Successivamente – aggiunge – andrò alla Procura della Repubblica e denuncerò il sindaco, il vice sindaco e il presidente del Consiglio comunale, perché non hanno fatto nulla per dare una mano a un cittadino che si trova in una situazione di estrema necessità”.

A difendere i suoi interessi c’è come detto l’avvocato Cioni, del foro aquilano, che sta cercando in questi giorni di trovare la soluzione più soddisfacente senza inasprire gli animi.

“Oggi ho visto l’appartamento per la prima volta e capisco benissimo la situazione psicologica del mio assistito – commenta l’avvocato ad AbruzzoWeb – nei prossimi giorni cercheremo di avere un contatto diretto con le istituzioni per evitare l’occupazione abusiva di un altro alloggio e fornire comunque a una persona anziana l’assistenza e le cure di cui ha palesemente bisogno”.

L’alloggio in cui abita attualmente D’Urbano è sprovvisto di luce, acqua e gas, perché, come ha riferito da D’Urbano “nei giorni scorsi c’è stato un allagamento e un guasto ancora non ripristinato, devo attrezzarmi con le taniche e non ho neanche la possibilità di prepararmi un pasto caldo”.

A fargli compagnia un pappagallo, alcuni gatti che vivono tra la zona giorno e il terrazzo e a causa della mancanza di acqua, non può provvedere nemmeno ai bisogni dei suoi animali, per cui l’appartamento si presenta in uno stato di estrema trascuratezza.

L’uomo abitava nel cuore del centro storico, in piazza della Lauretana, nella casa di famiglia andata distrutta dal terremoto del 6 aprile 2009, classificata “E”. A quasi 10 anni dal sisma, ancora non sono iniziati i lavori di demolizione e ristrutturazione. Il progetto è stato affidato all’architetto Pierluigi Properzi, cugino di D’Urbano.

“Dopo un anno dal sisma – ricorda D’Urbano – mi sono ammalato, e ho dovuto combattere con due forme tumorali molto gravi. Ho subito anche una serie di interventi sia all’Aquila che a Roma, dove avevo i miei interessi lavorativi. Ne sono uscito provato sia fisicamente che psicologicamente tanto che un paio di anni fa mi è stata riconosciuta l’invalidità totale con accompagnamento”.

Da qui, la decisione di prendere una persona che lo assista e che gli tenga anche in ordine la casa.

“In questo appartamento però non ci sono le condizioni affinché questo avvenga. Ho una sola camera da letto e io ho bisogno di qualcuno che stia con me anche la notte, perché non sto bene e ho paura”, conclude D’Urbano.