PESCARA – Nel 2019 nel mare e lungo le coste abruzzesi sono aumentati i reati di abusivismo edilizio e pesca illegale. A cui si aggiungono reati legati all’inquinamento da depuratori, scarichi fognari e idrocarburi alla non rispetto del Codice navigazione e nautica da diporto.
Per l’esattezza 965 infrazioni accertate, 950 persone denuciate, e 157 sequestri. Numeri che fanno dell’Abruzzo la nona regione e sulle 15 in italia bagnate da mare. Ma se si va a vedere il numero di reati accertati per chilomentro di costa, l’Abruzzo schizza al quarto posto.
Il dato è contenuto nel rapporto “Mare Monstrum” di Legambiente, presentato in occasione della partenza della goletta verde. Dossier che attraverso i dati delle Forze dell’ordine e dalla Capitanerie di porto relativi al 2019 “fotografa” qual è stato, prima dell’emergenza coronavirus, l’impatto delle attività illegali in mare e lungo le coste.
Numeri, in crescita rispetto al 2018, con oltre 23mila infrazioni accertate e un incremento del 15,6% rispetto al 2018. “Storie di quell’Italia illegale – si legge nel rapporto -che sembra aver ripreso a pieno ritmo le sue attività, dopo la fine del lockdown. A cominciare dall’abusivismo edilizio, che continua a oltraggiare le aree costiere di diverse regioni, tra case per le vacanze costruite in tutta fretta e stabilimenti balneari che occupano il demanio per conquistare illegittimamente spazio ai loro ristoranti e alle loro discoteche”.
Nel 2019 sono state 22.564 persone denunciate o arrestate e 6.486 sequestri (con un incremento dell’11,2%), per un valore economico che ammonta a circa 520 milioni di euro.
In generale, il trend, salvo un calo nel 2016, è in costante aumento. Il 52,3% di tutte le infrazioni contestate si concentra in Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. La classifica nazionale per numero assoluto di reati contestati vede stabilmente in vetta la Campania, che primeggia tanto nella classifica del cemento che in quelle dell’inquinamento e della navigazione fuorilegge, cedendo il passo solo nella pesca, dov’è seconda dietro la Sicilia. L’Abruzzo come detto è nono.
Se si valuta, invece, il numero di reati in rapporto ai chilometri di costa, sale al primo posto la Basilicata, con 10,7 reati a chilometro, seguita dal piccolo Molise, con 10,5 reati a chilometro, e, al terzo posto, l’immancabile Campania con 10.
E poi appunto l’Abruzzo quarto con 125,8 chilomentri iteressati, con 7,7 reati a chilmetro, contro una media italiana di 3,3.
Anche nel 2019, l’abusivismo edilizio e i reati legati al ciclo del cemento hanno dominato la partita con il 42,5% dei reati sanzionati dalle Forze dell’ordine, oltre 10mila infrazioni, più di ventisette ogni giorno. Le regioni più colpite sono state, nell’ordine, Campania, Puglia, Lazio, Calabria e Sicilia: cinque regioni, che da sole pesano il 64,5% del totale. In questa sottosezione l’Abruzzo è ottavo in classifica: con 441 infrazioni, 336 e 38 sequestri.
Quello dell’abusivismo edilizio commenta Legambiente, “è indubbiamente tra i nemici peggiori e più insidiosi. Basta guardare, da terra o da mare, per capire come quella del cemento illegale che ha cinto d’assedio le nostre spiagge sia una delle piaghe più devastanti per il nostro ecosistema costiero. E accanto al cosiddetto vecchio abusivismo, quello che sopravvive alle demolizioni, c’è quello nuovo, di coloro che, nonostante tutto, continuano a ritenere un diritto il godimento della vista mare dalla finestra di casa”.






