PESCARA – La maggioranza di centrodestra abruzzese avrebbe pensato di “premiare” Claudio D’Amario, che tra pochi giorni dovrebbe assumere la direzione del Dipartimento abruzzese alla Salute, affidandogli anche il commissariamento della Asl di Pescara, che il manager pescarese conosce bene per averla diretta negli anni scorsi: questo non per una esigenza particolare nell’azienda sanitaria, che peraltro non ha un titolare (a gestire è da mesi il dg facente funzione Antonio Caponetti) per la mancata nomina del titolare da parte della Giunta regionale, ma perché il doppio incarico farebbe diventare meno “doloroso” dal punto di vista economico il ritorno in Abruzzo di D’Amario che a Roma lascia l’ambita e remunerata poltrona di direttore generale della Direzione Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute, una delle figure di punta nel contrasto alla pandemia.

La indiscrezione filtra da fonti vicine alla stessa maggioranza che però sottolineano che il doppio incarico sarebbe solo una ipotesi: ma nel centrodestra scoppia comunque l’ennesima grana e l’ennesima, conseguente, lite perché non c’è accordo sulla soluzione per corrispondere al manager abruzzese quanto gli sarebbe stato assicurato al momento della nomina, nel gennaio scorso, al posto del compianto Roberto Fagnano, scomparso prematuramente a fine ottobre.

Una problematica la cui soluzione è stata rinviata perché è stato rinviato l’arrivo di D’Amario che per via della emergenza coronavirus è stato trattenuto a Roma, con il placet del governatore, Marco Marsilio, per altri due mesi.

Ma ora è riemersa con grande evidenza e urgenza: d’altra parte, a Roma il capo dello strategico Dipartimento di prevenzione del ministero della Salute ha una retribuzione lorda – gli ultimi dati diffusi in ossequio alle norme sulla trasparenza riguardano il 2018 – di 150.862 euro, senza l’indennità di risultato.

Per intenderci: suoi omologhi hanno superato abbondantemente i 220 mila euro annui. In Abruzzo si dovrà accontentare di uno stipendio più basso, attorno ai 110 mila euro.

Ma non solo: D’Amario che tra le altre cose avrà il compito di controllare e giudicare i direttori guadagnerà circa 40mila euro di meno dei suoi “sottoposti” a cui la Giunta regionale ha aumentato lo stipendio da circa 120mila a circa 150 proprio per essere più in linea con il trend nazionale ed essere più concorrenziale nell’accaparrarsi i professionisti migliori. 

La stessa grana era sorta nell’agosto scorso quando è saltato l’ingaggio del prescelto Francesco Zavattaro alla direzione della Asl di Chieti che ha declinato l’invito non fidandosi della promessa dell’aumento che poi è stato formalizzato dal governatore Marsilio dopo le nomine di Thomas Schael proprio a Chieti e Roberto Testa all’Aquila. 

Nelle ultime ore si è fatta largo la voce secondo la quale il manager abruzzese sarebbe intenzionato a declinare l’invito: ma sarebbero partite immediatamente i pontieri per convincere a tornare nella sua terra un uomo su cui il centrodestra, in particolare, il presidente Marsilio punta molto per cambiare il volto della sanità abruzzese.

A tale proposito, Marsilio, Fdi, è tra i principali sponsor di D’Amario che fin dalla nomina, pure se part time, si è occupato di vicende abruzzese dispensando consigli e partecipando persino a riunioni. 

A volere il manager pescarese è anche l’assessore regionale al Bilancio Guido Quintino Liris, anche lui di Fratelli d’Italia, che di professione fa il medico e che in questi mesi è entrato in sintonia con il dirigente pubblico. 

A favore di un sacrificio economico anche parte della Lega, capeggiata dall’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì. Contrario senza se e senza ma il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, uomo forte della politica pescarese, che quindi conosce molto bene D’Amario, che invece è ben visto da alcuni ambienti molto influenti. 

Comunque, c’è da dire che la vicenda, proprio per la differenza nel trattamento economico, ha innescato degli interrogativi fin da gennaio vista la volontà di accettare un incarico nettamente meno remunerato.

Tra i tentativi di Marsilio e soci per D’Amario è anche per i desiderata del direttore generale, Barbara Morgante, c’è anche quello, fallito per ora, dell’aumento della indennità di posizione, mediamente di 20mila euro, dei capi Dipartimento regionali non andato in porto nella famosa riunione di Giunta del Venerdì Santo, perché parte dell’esecutivo, tra cui Liris e il vice presidente della giunta, il leghista Emanuele Imprudente, che hanno considerato non opportuno vista la emergenza ed i milioni di persone in difficoltà, un incremento a dir poco impopolare.  

Ma la Giunta, dopo aver dato il via libera agli aumenti per i dirigenti perchè propedeutico per bandire i concorsi, ci riproverà anche per gli otto direttori. 

L’incarico, senza la pandemia, sarebbe diventato operativo, per ragioni tecniche, solo dal primo marzo: D’Amario è nato a Francavilla al Mare nel 1958, si è laureato a Bologna prima di divenire dirigente medico nell’allora Ulss Ortona-Chieti, nell’Ausl di Pescara, poi in quelle di Lanciano-Vasto e Teramo.

Nel 2009 è divenuto dg dell’Asl di Pescara, prima di spiccare il volo fuori regione, come sub commissario ad acta per il piano di rientro in Campania e, infine, alla Direzione generale prevenzione sanitaria del Ministero della Salute. (b.s.)