PESCARA – Critiche da Sinistra Italiana e Rifondazione comunista per la volontà di Brioni Roman Style di riaprire le sue sedi lunedì 23 richiamando circa 1000 lavoratrici e lavoratori, generando così un movimento di persone, in considerazione del fatto che tali sedi sono dislocate a Penne e nell’area vestina ovvero in una zono fortemente colpita dalla diffusione del covid-19 e adiacente la zona rossa della Val Fino.
“Mercoledì 18 marzo – si legge in una nota di Rifondazione Comunista – avevamo evidenziato la necessità di includere Penne nella zona rossa decretata da Marsilio ed in particolare di fermare le produzioni non essenziali tra cui la Brioni. Oggi scriveremo a sindaci, prefetto, Ispettorato del lavoro e Asl, associandoci a quanto già fatto dai sindacati nel manifestare tutti i rischi della riapertura degli impianti produttivi Brioni L’elenco delle inadeguatezze esposto dai lavoratori non è frutto di paura ma di conoscenza del ciclo produttivo che difficilmente può prestarsi a rispettare le prescrizioni minime per evitare il diffondersi del contagio.
“Ricordiamo che quando i lavoratori si astengono dal lavoro lo fanno non solo per loro ma per noi tutti. È paradossale che si richiami la popolazione a provvedimenti sempre più restrittivi (tra poco dettaglieranno a quale albero è consentita la pipì di un cagnolino) e poi si costringono centinaia di persone a spostarsi anche per chilometri dovendo raggiungere un luogo di lavoro che nessuna norma può rendere sicuro al 100%”, conclude Prc.
Contrarissimo anche Articolo 1.
“In questa drammatica emergenza che sta colpendo il Paese crediamo che sia utile proseguire le attività produttive non necessarie solo se nelle condizioni di garantire ai lavoratori le dovute garanzie sanitarie come previsto dal protocollo sottoscritto da Governo, aziende e sindacati. La riapertura della Brioni è assolutamente sconsigliabile in questa fase, con il serio rischio di far proliferare il contagio anche in considerazione del fatto che tali sedi sono dislocate a Penne e nell’area vestina ovvero in una zono fortemente colpita dalla diffusione del covid-19 e adiacente la zona rossa della val fino. Ci associamo dunque a quanto già espresso in merito da CGIL, CISL e UIL, chiediamo alle istituzioni competenti, a partire dal Presidente Marsilio, di intervenire per scongiurare la situazione che si va delineando e alla Brioni di ripensare l’apertura o di ridurre fortemente la produzione anche alla luce dei provvedimenti governativi che garantiscono la cassa integrazione straordinaria”, si legge nella nota.




