L’AQUILA – L’emergenza Coronavirus apre lo scontro sull’opportunità o meno di fermare anche i cantieri della ricostruzione a L’Aquila e cratere, dove i lavori proseguono anche se con le dovute precauzioni.

“In considerazione della normativa vigente, frutto dei decreti della presidenza del Consiglio dei ministri, non sussistono le condizioni affinché venga emanata un’ordinanza sindacale di chiusura dei cantieri della ricostruzione”. 

È il senso della nota che il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, ha inviato ai presidenti provinciali di Ance, Aniem e Confindustria. Una sottolineatura che va nella direzione di quanto sostenuto all’Ansa il presidente abruzzese dei costruttori, Antonio D’Intino, ma che apre un fronte di scontro con il consigliere regionale del Partito democratico Pierpaolo Pietrucci, appena subentrato a Giovanni Legnini, per il quale invece “vanno chiusi immediatamente i cantieri della ricostruzione per isolare il più possibile il territorio aquilano, soprattutto, per evitare che tecnici e maestranze continuino ad arrivare da fuori regione a migliaia nel nostro territorio, rischiando di aumentare il contagio”.

Il presidente Ance dell’Aquila Adolfo Cicchetti, sottolinea invece che “anche i cantieri si sono conformati alle prescrizioni aggiornate, dettate dai protocolli delle autorità preposte”, che non ci vede assolutamente contrari la necessità di misure più drastiche, compresa l’interruzione delle attività, posto che si tenga in piena considerazione anche il problema delle conseguenze che si avranno su chi lavora in edilizia”. 

Questo a L’Aquila, la capitale della ricostruzione post sisma, mentre con ordinanza del sindaco Carmine Presutti, il Comune di Vittorito ha deciso di chiudere tredici cantieri degli aggregati del sisma, fino a data da destinarsi. Due giorni di tempo sono stati concessi alle imprese per completare alcune lavorazioni urgenti e mettere in sicurezza il cantiere. 

Nella nota Biondi ha detto che “In base alle disposizioni attuali non è possibile attuare limitazioni che superino quelle già in vigore. Il blocco delle opere in corso, pertanto, anche al fine di evitare danni economici e contenziosi legati a eventuali ritardi nella consegna dei lavori, potrà essere determinato esclusivamente dalle imprese, in completa autonomia”. 

“Qualora dovessero essere emanati provvedimenti più restrittivi seguiranno delle prescrizioni che saranno comunicate alle aziende e per le quali saranno attivati i necessari meccanismi ispettivi e di controllo al fine della loro osservanza”.

Di ben altro parere Pietrucci, che anzi rivela: “ho avuto rassicurazione dal vice presidente della Giunta Imprudente che il presidente Marsilio ne farà richiesta nel pomeriggio alla conference call con il Governo nazionale”. 

E ribadisce: “sono per la chiusura totale delle attività in Abruzzo, unico modo per arginare l’avanzare dei contagi, dobbiamo cominciare subito con i cantieri della ricostruzione, se non ci sarà accoglimento da parte del Governo nazionale, lo dovrà fare il presidente Marsilio con specifica ordinanza, così come fatto in questi giorni – continua Pietrucci -. Parallelamente bisogna procedere con l’adozione di misure a sostegno di lavoratori dipendenti ed autonomi, che stanno subendo danni già gravissimi, attingendo a fondi regionali, da non confondere con i fondi restart, che sono previsti per il cratere”. 

D’Intino però è fermo nella sua poszione: la ricostruzione deve andare avanti. 

“In un Paese che va verso il blocco delle attività per la emergenza coronavirus, all’Aquila nel cantiere più grande d’Europa, la ricostruzione post terremoto va avanti con maestranze e tecnici ancora in prima linea: questo per rispettare i termini nelle varie commesse legate al terremoto del 6 aprile 2009 – spiega all’Ansa -. Secondo alcune stime, in questo periodo invernale, sono circa 1.500 gli operai, in parte provenienti da fuori città e regione, che lavorano nel territorio colpito dal sisma, circa 3.500 complessivamente nella provincia aquilana. Non è possibile, secondo l’associazione costruttori, stimare il numero delle imprese attualmente sul campo. Comunque, in un contesto così complesso e grave caratterizzato in Italia da pesanti restrizioni per il covid19, le associazioni categoria attendono la cassa integrazione per salvaguardare i lavoratori che non hanno garanzie nel contratto, qualora ci fosse l’ordine della chiusura dei cantieri”. 

Per ora insomma virus non ferma la ricostruzione: “Nel grande cantiere della ricostruzione abbiamo una situazione simile a quello che sta accadendo altrove. Non abbiamo la prescrizione alla chiusura come altri soggetti economici ed i lavoratori stanno operando con l’autocertifcazione. Senza la cassa integrazione in deroga, se maestranze e tecnici non vanno a lavorare, purtroppo non vengono pagati. Non lo prevede il contratto”. 

“In questo contesto, ci sono lavoratori che continuano ad operare, altri che invece si sono fermati per paura di contagio, soprattutto nelle zone rosse. E le imprese, come in altre parti d’Italia, lasciano liberi gli operai. Come imprese stiamo applicando le direttive di prevenzione sul comportamento da adottare, su come affrontare la giornata lavorativa, come mantenere le distanze, non fare resse, non mangiare in gruppo, noi vogliamo fare gli interessi dei lavoratori, trattandosi di salute, ma finora senza un obbligo e senza cassa integrazione, se un dipendente decide di venire a lavorare perché non può rinunciare allo stipendio avendo famiglia e scadenze, i cantieri vanno avanti – continua l’imprenditore pescarese, titolare della impresa Madis costruzioni – Naturalmente, abbiamo mandato a casa chi ha sintomi o che è stato a contatto con persone contagiate o a rischio e stiamo facendo lavorare al massimo tre persone e con sufficienti distanze. Se come si dice, oggi dovesse uscire la cassa integrazione, allora tutto sarebbe più chiaro”.

In riferimento alla vicenda generale, il presidente abruzzese dei costruttori, sottolinea che “se il Paese chiude per un mese, con la cassa integrazione, il congelamento di mutui e rate prestiti ed altre misure, gli operai e le imprese, pur senza fatturare ed avendo costi fissi anche senza operare, potranno rimettersi in carreggiata. Ma se dovesse durare, ci sarebbero grossi problemi. Ma la situazione è seria e per la nostra salute bisogna fare di buon grado ogni sacrificio”. “Sul nostro comparto se arrivasse la cassa integrazione, sarebbe meno problematico il tutto, considerando anche il momento, molto difficile, segnata da mancanza di lavoro – ribadisce ancora D’Intino – Comunque, come assicurazione di categoria, siamo in continuo contatto con tutti per monitorare la situazione. Certo, c’è molta paura anche tra i lavoratori ai quali, ribadisco, in assenza di indicazioni ufficiali, non possiamo impedire di andare a lavorare”, conclude D’Intino. 

Tornando a Vittorito: la decisione di emettere l’ordinanza è stata adottata dal sindaco dopo vari incontri con i presidenti degli aggregati e le ditte presenti nel paese. 

“Troppo movimento di lavoratori che provengono da altre province e da altre regioni, che allo stato attuale possono creare problemi alla popolazione costituita principalmente da anziani – spiega Presutti – è certamente una misura cautelativa, anche nei confronti dei lavoratori delle imprese, che nella pausa pranzo e alla fine della giornata lavorativa si incontrano nei bar o in altri servizi commerciali”.