L’AQUILA – Anche quest’anno i paesini di San Lorenzo e Succiano, frazioni di Acciano (L’Aquila), sentono per le loro quasi vuote viottole il suono dell’antico “tric-trac”, uno strumento di legno con dei ferri incastonati che, al loro muoversi, producono quasi una lamentela triste e dura: questo suono sta ad indicare il lutto per eccellenza dei cristiani di tutto il mondo: la morte di Gesù.

Come tradizione, dunque, la processione del Cristo Morto è tornata all’antico splendore nella piccola parrocchia di San Lorenzo di Beffi, aperta dal suono del “tric-trac”.

I parrocchiani, qualche mese fa, hanno reclamato al parroco don Marek Antoni Gmitrzuk il fatto che il Cristo Morto del ‘400, prima del sisma gelosamente custodito nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo, non fosse mai stato utilizzato durante gli anni del post-sisma.

Quest’anno, però, il parroco ha chiesto all’Arcivescovo metropolita dell’Arcidiocesi dell’Aquila, Giuseppe Molinari, il permesso di poter prelevare dalla sede provvisoria della Curia aquilana la statua quattrocentesca del Cristo Morto, insieme ai due reliquari del Santi Martiri, la cui ricorrenza è il martedì in albis, ossia il martedì dopo la Pasqua, per cercare di dare nuovamente ai suoi fedeli la possibilità di poter portare avanti degnamente le loro tradizioni, nonostante il disastroso sisma del 2009.

Ieri, quindi, la solenne processione si è snodata per la via della “Fonte Vecchia”, partendo da San Lorenzo con destinazione chiesa della Madonna di Loreto, a Succiano, mentre il gruppo dei fedeli riunitosi per la solennità recitava devotamente la Via Crucis.

Le discrete condizioni meteorologiche hanno permesso ai fedeli di camminare per la via di campagna, come si faceva un tempo. Poi, un gruppo di anziani ed altri parrocchiani, impossibilitati a partecipare alla processione per la via campagnola, hanno accolto i fedeli partiti da San Lorenzo intonando dei canti tradizionali in onore del Cristo Morto.

In seguito tutti insieme, giovani, anziani e bambini, sono arrivati a Succiano per la liturgia del Venerdì Santo.

Svolta la funzione in chiesa, alcuni fedeli sono ripartiti da Succiano per riportare la statua del Cristo Morto a San Lorenzo, come vuole la tradizione.

I pochi rimasti hanno ringraziato il Signore per la buona riuscita dell’evento, ricordando con un Requiem i defunti che hanno fatto la storia di questi piccoli borghi, come se con la mente volessero tornare a quei tempi così lieti ai loro occhi moderni.

Questa solennità ha riscontrato un grande successo: i fedeli si dicono contenti per l’occasione che hanno avuto di riunificare le loro forze, cercando di ridare, nel loro piccolo, la voce ai loro paesini che sembrano destinati ad essere soffocati dalle funi dell’indifferenza e dell’avarizia dei “potenti”.

Il tutto nel vero spirito cristiano, ripensando a Gesù, il “Re dei Giudei”, che apparve sconfitto agli occhi del popolo e soprattutto agli occhi dei suoi discepoli (dunque proprio perché sconfitto non poteva essere un Re), poi risorse a nuova vita, stupendo anche gli increduli.

Perciò, anche questi due paesini, come tanti altri che condividono la loro stessa situazione, appaiono agli occhi dei loro abitanti come decadenti e decaduti: ma la speranza di poterli rivedere rifioriti come un mandorlo a primavera non può che essere certa. E ciò dipende solo da chi vorrebbe che questa certezza sperata diventi realtà.