L’AQUILA – “Chiediamo l’intervento del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, affinché per i lavoratori del capoluogo della cooperativa Capodarco, addetti al Cup, Centro unico prenotazioni, e al call center della Asl, possano riavere le 3.500 ore di lavoro tolte e traferite ai colleghi di Avezzano”.

La richiesta è del segretario provinciale aquilano della Uil-Fpl, Simone Tempesta, che questa mattina ha partecipato all’assemblea dei lavoratori.

“Abbiamo proclamato lo stato di agitazione del personale – ha continuato Tempesta – perché in questo modo è difficile dare un buon servizio all’utenza. Chi si reca al Cup o si serve del call center deve attendere molto tempo per avere risposte e quindi scaricano tutta la loro rabbia sul personale della Capodarco. Invece loro fanno tutto quello che possono”.

“I disagi – ha spiegato Tempesta – sono tutti dei responsabili della cooperativa e quindi chiediamo al primo cittadino, massima autorità sulla sanità e sull’ordine pubblico in città, di intervenire verso il manager della Asl, Giancarlo Silveri, per il ritorno delle ore all’Aquila”.

Prima del terremoto gli sportelli aperti del Cup erano 15 la mattina e 7 nel pomeriggio, invece dopo il terremoto sono diventati 8 e 4.

“Subito dopo il sisma – ha affermato Tempesta – c’èra bisogno di meno ore, visto che gli aquilani erano sfollati in altre città, oggi è tutto cambiato, perché i residenti del capoluogo abruzzese sono quasi tutti tornati”.

Durante l’assemblea tutti gli sportelli del Cup sono rimasti chiusi: questo fatto non è piaciuto all’utenza che ha chiesto l’intervento degli agenti di polizia del posto fisso dell’ospedale.

“Ci scusiamo con gli utenti – ha concluso Tempesta – ma la nostra lotta è anche per migliorare il servizio ai cittadini”. (s.cas.)

LA NOTA DEI SINDACATI

Nota congiunta delle segreterie provinciali Fp Cigil e Uil Fpl sul potenziamento del servizio del Centro unico di protezione, Cup, dell’ospedale aquilano San Salvatore, anche tramite un numero verde portandolo ad almeno 9 operatori nel turno antimeridiano e 5 operatori in quello pomeridiano.   

“In considerazione dei  disservizi che stanno caratterizzando sempre più frequentemente  il funzionamento del Cup – si legge –  i sindacati ritengono che tali disservizi siano da attribuire principalmente all’assoluta inadeguatezza del numero di lavoratori addetti e di conseguenza all’insufficiente numero di postazioni messe a disposizione dell’utenza. La situazione è aggravata dalla limitata possibilità di prenotazione delle prestazioni tramite call center con numero verde, dovuta anche in questo caso all’insufficiente numero di operatori addetti”.

“Lo stato delle cose segnalato è comunque ben noto alla direzione – prosegue il comunicato – che in occasione di uno degli ultimi eventi che metteva in risalto la criticità del servizio, per bocca del portavoce  Ugo Colista, assicurava che sarebbero state immediatamente attivate 10 postazioni al mattino e 5 il pomeriggio oltre alla completa riattivazione delle 2 postazioni del Cup presso i Poliambulatori di Paganica. Purtroppo a oggi tutto questo non è avvenuto in quanto le postazioni presso il Cup del San Salvatore non sono aumentate e le due postazioni di Paganica non funzionano, come dovrebbe essere, fino alle 13, per cui si perpetua il grave disagio per l’utenza e per gli operatori addetti che benché si prodighino con il massimo impegno e la massima professionalità con turni stressanti, sono continuamente sottoposti alle giuste proteste dell’utenza che lamenta i lunghi tempi di attesa per poter accedere agli sportelli per la prenotazione delle prestazioni”.

Alcuni dati di confronto con la situazione del Cup ante sisma: prima del terremoto funzionavano 10 o 11 casse al San Salvatore e tre casse a Collemaggio di mattina e rispettivamente quattro o cinque casse e due casse di pomeriggio.

Attualmente invece funzionano sette o otto casse al San Salvatore e due a Paganica di mattina e il pomeriggio solo quattro casse al San Salvatore nel pomeriggio. In sostanza si è passati da 14 casse complessive antimeridiane prima del terremoto e sette casse pomeridiane alla situazione attuale di dieci casse complessive di mattina e cinque di pomeriggio.

Sarebbe facile ripristinare la piena funzionalità facendo lavorare a tempo pieno gli operatori che, per alcune ore al giorno, sono in cassa integrazione.

È bene precisare che gli operatori alle casse ed al call center lavorano con un contratto delle cooperative sociali e non con quello molto più favorevole della sanità pubblica.

È scandaloso che si vada al risparmio riducendo i diritti dei lavoratori.