PESCARA – La squadra Mobile di Pescara ha acquisito le immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza di un hotel, l’Ambra, nei pressi del luogo del delitto di ieri sera dove è stato assassinato Italo Ceci, freddato con tre colpi di pistola davanti il negozio di vernici del cognato a Pescara.

Le immagini sono di difficile interpretazione per via della scarsa luce e della lontananza dal posto dove l’assassino ha ucciso l’ex componente della banda Battestini, da tutti indicato come uno dei pentiti chiave della vicenda che a cavallo degli anni ’70 e ’80 terrorizzò le Marche e l’Abruzzo.

Nel frattempo è stata ritrovata l’auto usata dal killer, una Punto bordeaux rubata il 3 novembre scorso a Montesilvano (Pescara).

Intanto il pm Silvia Santoro, titolare dell’inchiesta sull’omicidio, ha disposto l’autopsia sul corpo, incaricando l’anatomopatologo Ildo Polidoro, l’esame sarà eseguito a partire dalle 19.30 presso l’ospedale di Pescara. I rilievi da parte della polizia scientifica sulla Fiat Punto usata dall’assassino e ritrovata stanotte, invece, cominceranno nel pomeriggio.

La notizia dell’efferato agguato ha destato sconcerto in città e nel quartiere, lasciando increduli gli abitanti.

RITROVATA L’AUTO DEL KILLER

È stata ritrovata dalla polizia l’auto usata ieri sera dal killer di Italo Ceci, il 58enne ex componente della banda Battestini ucciso con tre colpi di pistola davanti al negozio ‘Color quando’ di via De Amicis, a Pescara. Si tratta di una Fiat Punto bordeaux rubata il 3 novembre a Montesilvano e sulla quale sono state apposte due targhe trafugate da un furgone messo in vendita in un autosalone di via Breviglieri.

Il furto delle targhe non era ancora stato scoperto. Intanto emergono altri dettagli sull’omicidio. Un testimone ha riferito di aver visto il killer, ieri sera, subito dopo l’esplosione dei tre colpi che hanno ucciso Ceci: l’assassino sarebbe un uomo di oltre quarant’anni con la carnagione scura, non molto alto, tarchiato e con la pancia prominente e un cappello scuro in testa.

Aveva una pistola in mano, forse un revolver, e la impugnava ancora quando è risalito in macchina dopo aver sparato a Ceci ed è scappato.

La squadra mobile ha effettuato perquisizioni, controlli e accertamenti con lo stub e ha ascoltato il cognato di Ceci, che lavorava con lui nel negozio ‘Color quando’, e il figlio adottivo di Ceci, Valerio. Sono stati acquisiti a casa appunti, documenti e il computer della vittima e si sta scandagliando la sua vita, presente e passata.

Questa mattina è in corso un nuovo sopralluogo e si attende l’affidamento dell’incarico per l’autopsia. Non sarebbero emersi elementi dalla visione delle immagini riprese dalle telecamere del parco di piazza Santa Caterina e di un hotel della zona.

L’auto è stata ritrovata in via Gioberti, nei pressi di piazza Duca degli Abruzzi. Questa mattina il sostituto procuratore Silvia Santoro affiderà l’incarico per l’autopsia di Ceci a Ildo Polidoro, che dovrebbe eseguirla nel pomeriggio.

L’uomo è stato raggiunto da tre colpi esplosi a distanza ravvicinata, due dei quali lo hanno raggiunto alla schiena e uno al braccio. E’ morto poco dopo l’arrivo in ospedale. Il padre Agostino, morto da tempo, era molto noto nell’ambiente del paracadutismo essendo un reduce di El Alamein.

SCONCERTO TRA LE PERSONE

“C’è stato qualche incidente? Si è sentito male qualcuno?” Chiede una signora bionda avvicinandosi a a un gruppetto di giornalisti in via De Amicis e non pensa minimamente a un omicidio, quando glielo dicono resta incredula a bocca aperta.

La Pescara violenta dei colpi di pistola in pieno centro non sembra possibile a nessuno. Eppure è così che è morto il cinquantasettenne Italo Ceci, freddato da tre colpi di pistola che lo hanno raggiunto al braccio e alla schiena mentre abbassava la saracinesca del negozio “Color quando”, di proprietà del cognato. È stato subito trasportato in ospedale, ma a nulla è servita la corsa in ambulanza. 

Il negozio si trova in via De Amicis, vicinissimo all’incrocio con corso Vittorio Emanuele e con piazza Martiri pennesi e a pochi passi dalla stazione centrale.

Il signor Nino, che abita nelle vicinanze e tutte le sere porta a spasso il cane Jack, parla di episodi di microcriminalità, “stupida e di bassa lega” come la definisce lui, ma esecuzioni all’imbrunire, poco dopo le 19, come questa in pieno centro lo lasciano proprio esterrefatto.

Il sicario, secondo il testimone che poi ha dato l’allarme, ha sparato ed è poi fuggito sulla sua auto, una punto rossa, imboccando la strada contromano. Dai primi indizi, pare fosse un uomo di colore.

Ceci aveva fatto parte della banda Battestini, una organizzazione criminale nata a Pescara e attiva in Abruzzo e nelle Marche a cavallo tra gli anni settanta e ottanta, nota soprattutto per le rapine a banche e furgoni portavalori.

L’uomo aveva però poi chiuso con la malavita e da circa 15 anni svolgeva una vita tranquilla ed era benvoluto da tutti nel quartiere perché descritto come sempre disponibile, gentile ed educato. Era stato proprio lui a fornire alcune prove per arrivare all’arresto della banda.

Nella stessa strada dove si trova il negozio del cognato di Ceci si trova anche la sede della Rai, pattugliata di notte dalla vigilanza privata della Ivri. I vigilanti girano armati ma dicono di non aver mai avuto bisogno in quella zona di ricorrere alle armi.

Un altro pensionato che abita nella zona, il signor Peppino Prosperi che ha lavorato una vita al Ministero delle finanze ed ora è ritornato a Pescara, non crede alle sue orecchie nell’apprendere la notizia. Ma conosce la banda Battestini e il suo ex boss Massimo Ballone, protagonista di diversi colpi e anche di incredibili evasioni dal carcere e recentemente anche autore di un libro, “Al di sotto del cuore”, scritto mentre era rinchiuso nel carcere di Sulmona.

Ma le ragioni della morte di Ceci non è detto debbano stare nel suo passato violento. A stare alle prime ipotesi d’indagine si pensa che il commerciante potesse essere mal visto in qualche giro oscuro della malavita locale per la sua avversione al mondo della droga e anche ai tentativi di spaccio nel quartiere.

UN’AMICA: “IN PASSATO AVEVA SBAGLIATO E AVEVA PAGATO”

“In passato aveva sbagliato ma aveva pagato per i suoi sbagli. Ora non aveva a che fare con la malavita”. Elga, un’amica di Italo Ceci, il 57enne ucciso ieri sera al centro di Pescara, in via De Amicis, è sicura di quello che dice, perché per lei, una parrucchiera che lavora e vive in via De Amicis, l’ex componente della banda Battestini era “come un fratello” e lo definisce “una persona eccezionale”.

È stata lei, ieri sera, una delle primissime persone a vedere Ceci a terra, a fianco alle saracinesche del negozio “Color quando” dove l’uomo lavorava con il cognato. Per testimoniare che Cenci aveva chiuso con la criminalita’, la parrucchiera ricorda che nel quartiere, dove Ceci era benvoluto da tutti e cordiale con tutti, “Italo ha sventato un furto di biciclette e uno scippo, e su sua iniziativa abbiamo adottato tutti insieme un gattino e lo abbiamo sterilizzato. Controllava la zona, considerato che qui i magrebini spacciano molta droga”.

Nel 2009, aggiunge, Ceci aveva adottato un giovane straniero, Valerio, ucraino, sposato e padre di un bimbo. Il commerciante aveva intestato a Valerio una ditta di tinteggiatura e con lui lavoravano due o tre ragazzi.

La polizia ricorda che Ceci si era tirato fuori dalla banda Battestini e aveva collaborato con le forze dell’ordine insieme ad altri e negli anni successivi a questa decisione non era stato più coinvolto in episodi criminali.

SINDACO MASCIA: “INVESTIGATORI FARANNO LUCE SUL CASO”

“Sono certo che la professionalità e la capacità investigativa delle nostre forze dell’ordine sapranno fare piena luce sul grave episodio di cronaca che ieri ha scosso Pescara, individuando subito i responsabili”.

È quanto ha affermato il sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia, di rientro da Urbino, in relazione all’omicidio di Italo Ceci, freddato con tre colpi di pistola ieri sera a Pescara.

“Le prime risultanze delle indagini lascerebbero ipotizzare che il delitto di piazza Martiri Pennesi sia nato in un contesto ben preciso e particolare, ma è evidente che compito degli amministratori non è fare supposizioni, ma governare sulla base di dati concreti.

“Non accetto – ha proseguito – su tale grave episodio ulteriori speculazioni da parte delle forze politiche d’opposizione, Pd in testa, come già avvenuto ieri sera: non è lecito, né legittimo, trasformare ogni singolo fatto di cronaca in un motivo per denigrare la città, per creare allarmi sicurezza generalizzati, per distruggere l’immagine stessa di un territorio. Non lo permetto e anche su tale fronte d’ora in poi adotterò ogni azione per difendere il nome e il futuro della città”.

“Sono certo – ha concluso – che entro pochi giorni l’indagine avrà sviluppi importanti, e nel frattempo l’amministrazione comunale sta anche mettendo a disposizione i propri supporti: esattamente tre giorni fa, infatti, i nostri operai e l’Ufficio Informatica del Comune avevano riattivato le telecamere per la videosorveglianza di piazza Santa Caterina. Ieri sera quelle telecamere potrebbero aver ripreso qualche fotogramma importante per ricostruire l’accaduto, immagini che mettiamo a disposizione delle Forze dell’Ordine. Quella piazza non è un ghetto, così come Pescara non è una città di delinquenza o criminali”.