L’AQUILA – Né l’albero di Natale né il presepe ci sono quest’anno a casa della famiglia Perfetto, che tra qualche giorno dovrà lasciare l’alloggio del progetto C.a.s.e. di Sant’Antonio dove vive da poco più di due anni dopo che la casa del centro storico è stata distrutta dal terremoto.

“Stiamo con le valigie pronte, per noi sarà un Natale amaro e questa è una grande ingiustizia”, commenta Alessandra Perfetto, 27 anni, che insieme ai genitori e a suo fratello ha fatto già i bagagli per trasferirsi in un nuovo alloggio antisismico, sempre a Sant’Antonio, più piccolo rispetto a quello che occupano adesso, adatto a sei persone mentre loro sono rimasti in quattro dopo che circa un anno fa i nonni, inizialmente con loro, hanno trovato una nuova sistemazione.

“Non possiamo essere trattati come bestie – lamenta Alessandra – spostati da una parte all’altra a piacimento”. L’ingiustizia che la giovane denuncia è legata al criterio prettamente “numerico” con cui la Struttura per la gestione dell’emergenza opererebbe per l’assegnazione degli alloggi, “senza considerare altri fattori importanti – spiega – Noi siamo in quattro e per forse altri dieci anni dovremo vivere in due sole stanze da letto”.

Secondo Alessandra, che insieme alla sua famiglia viveva nel quartiere storico di San Domenico, in un’abitazione crollata con il sisma, la Sge dovrebbe fare distinzione tra chi ha una casa danneggiata in centro  e chi invece in periferia.

“Ci deve essere una differenza – ribadisce – noi forse rientreremo a casa nostra tra dieci anni, se tutto va bene. Un conto è sapere di dover stare ‘stretti’  per poco tempo, un altro è saper di dover vivere per anni in questa situazione. È una cosa indignitosa dal punto di vista umano”.

La famiglia Perfetto, dal primo avviso della Sge di lasciare l’alloggio, ricevuto circa un anno fa, si è dapprima rivolta al Tar, che ha concesso per due volte la sospensiva e infine bocciato il ricorso, e poi alla Commissione speciale sanitaria, visto che il fratello di Alessandra, che a 15 anni (ora ne ha 18) si è sottoposto a un delicato intervento al cuore, avrebbe bisogno di una camera da letto dove stare solo. Ma anche la commissione ha respinto la domanda della famiglia, che ora dovrà andare in un appartamento più piccolo.

“C’è poi una sorta di accanimento da parte della Sge nei nostri confronti – nota Alessandra – in particolare dalla signora Paola Giuliani, che in ogni incontro che abbiamo fatto con lei ci ha sempre trattati malissimo e che ben prima del responso della commissione speciale ci aveva già inviato l’ultimatum per lasciare l’alloggio”.

“Inoltre – aggiunge – ci è stato detto che a gennaio la Sge provvederà ad assegnare appartamenti più grandi alle famiglie che ne avevano fatto richiesta. Allora perché non aspettare qualche giorno e far rientrare anche noi in questo provvedimento?”.

Il termine per lasciare l’alloggio è stato inizialmente fissato per il 23 dicembre e solo grazie a una moratoria, concessa dal coordinatore della Sge Roberto Petullà (“l’unico – riferisce Alessandra – che si è sempre mostrato gentile e disponibile con noi”) che dovrà essere ufficializzata a breve e che consentirà a chi deve cambiare alloggio di poterlo fare dopo le feste natalizie, la famiglia Perfetto potrà almeno festeggiare il capodanno lì, e poi intorno al 2 gennaio andare nel nuovo alloggio.

Secondo Alessandra, l’urgenza della Sge di liberare l’alloggio dove vivono è legato al fatto che qualcuno avrebbe già adocchiato l’appartamento. “La moglie di un geometra che lavora alla Sge – rivela – e che vive nel nostro stesso progetto C.a.s.e., ma in un alloggio più piccolo, ha già da tempo messo gli occhi sul nostro appartamento. Ci metto la mano sul fuoco che appena andremo via noi, lei e la sua famiglia verranno qui”.