L’AQUILA – Continua la battaglia legale dell’avvocato dell’Unione degli universitari (Udu), Michele Bonetti per la restituzione delle somme versate, caparra e affitto del primo mese, dai giovani che avevano sottoscritto i contratti per un alloggio nel Campus di Pizzoli (L’Aquila), in località Cavallari.

Ad ottobre dello scorso anno il comando provinciale del Corpo forestale dell’Aquila e il nucleo investigativo di Polizia ambientale e forestale eseguirono il sequestro preventivo del Campus, perché le palazzine non sarebbero state costruite secondo la normativa vigente, ovvero a più di 150 metri dal corso del fiume Aterno, situato in prossimità del campus, e sarebbe, pertanto, a rischio esondazione.

“Finora siamo riusciti – ha spiegato il legale, insieme al rappresentante dell’Udu Mauro Serafini – a far resituire i soldi a poco più di una ventina di studenti sui 250 giovani che avevanb sottoscritto i contratti. Questo fatto è successo molto tempo fa”.

Il dubbio di Bonetti che il deposito cauzionale di 570 euro, insieme alla locazione di 260 euro, degli altri ragazzi che aspettano di essere rimborsati “siano stati utilizzati per costruire un altro Campus sempre a Pizzoli. Ricordo che la somma totale ancora da rendere è di quasi 140 mila”.

Inoltre Bonetti ha ricordato che “l’associazione ‘Giulia Carnevale’ e la Fer Italia, entrambi responsabili del Campus sito a Cavallari di Pizzoli, non ha risposto all’ingiunzione di pagamento ordinato dal Tribunale. Se tra 20 giorni non avremo risposte allora chiederemo al Tribunale il pignoramento dei beni della società Fer Italia e dell’associazione ‘Giulia Carnevale'”.

La struttura è privata, ma fu “sponsorizzata” dalle istituzioni. “Se venissero scoperte coinvolgimenti degli enti in questa storia – ha motivato l’avvocato Bonetti – siamo pronti a presentarci come parte civile al processo. Nel frattempo chiederemo il risarcimento dei danni morali, perché numerosi dei ricorrenti per quel contratto non rispettato, non per colpa loro, hanno perso la borsa di studio non potendo documentare una sistemazione abitativa”.

L’altra “battaglia” dell’Udu riguarda il corso di laurea per Scienza di formazione primaria.

“Ad agosto – ha spiegato Di Biase – un decreto ministeriale ha deciso che solo chi avesse risposto esattamente a 60 su 80 domande del test di ammissione poteva essere iscritto al corso di laurea. Una norma troppo restrittiva. Insomma i posti sono 250 e gli studenti iscritti sono di meno”.

La richiesta dell’Udu è quella di “riaprire la gradutoria di chi ha partecipato ai test affinché si possano riempire i posti vuoti”. (s.cas.)