L’AQUILA -“Speriamo in una sospensione totale delle tasse universitarie”.

Questo l’annuncio quasi a sorpresa che dà ad AbruzzoWeb il direttore dell’Accademia di belle arti dell’Aquila, Eugenio Carlomagno, al termine di un’intervista a 360 gradi.

Sembrerebbe vicino infatti l’accordo con il presidente della regione, Gianni Chiodi, per ridurre o addirittura sospendere la tassazione degli studenti.

I ragazzi dell’Accademia, infatti, insieme agli studenti del Conservatorio, sono gli unici esclusi dalla proroga del provvedimento di sospensione delle tasse universitarie ottenuto dall’ateneo aquilano.

Carlomagno racconta a questo giornale la situazione in cui versa l’istituto che dirige orgogliosamente da ormai 18 anni, “un centro di eccellenza a livello nazionale e internazionale”.

Grande l’entusiasmo di Carlomagno in particolare quando parla del nuovissimo corso di restauro, inaugurato quest’anno, grazie al quale gli studenti saranno direttamente coinvolti nell’opera di ripristino delle opere d’arte del centro storico, dai palazzi, alle fontane, alle tele danneggiate dal sisma del 6 aprile 2009.

Qual è l’offerta formativa dell’Accademia di belle arti?

Abbiamo sei indirizzi: restauro, pittura, scultura, scenografia, grafica e decorazione.  Ogni indirizzo ha delle prerogative specifiche. La nostra Accademia, rispetto alle altre, gode di un rapporto docenti/studenti molto più equilibrato. Essendoci un numero contenuto di ragazzi, interfacciarsi con i professori è molto più facile e ciò permette un approfondimento maggiore nella formazione dei singoli artisti. È previsto un triennio di formazione nell’ambito di ogni campo dell’arte e poi un biennio di specializzazione. L’obiettivo, infatti, non è quello di creare pittori, scultori o grafici in senso stretto, ma artisti a tutto tondo.

La nostra non è più l’Accademia dei grandi sognatori, cerchiamo prima di individuare il campo in cui il singolo artista può operare e poi facciamo modo di coltivare le capacità di ognuno. In questo senso siamo molto maturati. Cerchiamo di seguire quello che richiede il mercato, come nelle altre professioni. Proprio con questo obiettivo abbiamo introdotto circa dieci anni fa il corso di Grafica, a metà tra la grafica multimediale e la grafica tradizionale. Inizialmente è apparsa come un’anomalia per un’Accademia di belle arti, specie per l’utilizzo dei computer nella fase creativa. Ma abbiamo ottenuto già grandi risultati. I nostri ragazzi, infatti, lavorano per grandi imprese italiane, da Mediaset a Sky, alla Rai.

C’è equilibrio tra il profilo teorico-critico e quello pratico-laboratoriale?

La differenza con l’Università è proprio questa, la parte laboratoriale e la parte teorica vanno di pari passo nel percorso formativo.

Cosa fa concretamente l’Accademia per inserire gli studenti nel mondo del lavoro? Avete rapporti con enti, ditte o istituzioni di promozione culturale?

Sono previsti stage e tirocini con ditte e imprese nazionali e anche internazionali. Per esempio per gli studenti di Scenografia abbiamo un accordo regionale col Teatro stabile d’Abruzzo. Ci siamo evoluti molto nel corso degli ultimi anni e ciò ha permesso di ridefinire la nostra posizione rispetto agli enti con i quali ci relazioniamo di volta in volta. Poi abbiamo il progetto Erasmus, che rappresenta una connessione con il panorama artistico internazionale. Quello degli scambi culturali è per noi un elemento molto importante, non solo per quanto riguarda gli studenti in uscita, ma anche per quelli in entrata. Meno di 10 anni fa abbiamo avuto un folto numero di studenti dalla Cina, come anche dalla Turchia, dalla Spagna  e dal Nord Africa. 

Un fiore all’occhiello dell’Accademia è il corso di restauro partito quest’anno.

Prima del terremoto avevamo un corso di restauro ordinario, strutturato secondo la formula del 3+2, poi grazie anche agli ex ministri Sandro Bondi, per i Beni culturali, e Mariastella Gelmini, per l’Istruzione e l’Università, siamo riusciti a realizzare un corso che formasse operatori non solo nel campo “operaio” ma anche sulla legislazione. L’obiettivo del corso è quello di forgiare un intellettuale votato al restauro che possa avere anche ambizioni dirigenziali nei cantieri di recupero, scardinando così il pregiudizio sopravvissuto per anni che il restauratore fosse né più né meno che un manovale.

Quest’anno è partito il nuovo corso di restauro, con 10 posti l’anno per indirizzo, per un totale di 80 studenti. Molti professori del corso provengono da istituti di eccellenza come l’Istituto centrale di Restauro di Roma, l’Opificio delle pietre dure e l’Istituto per l’arte e il restauro di palazzo Spinelli di Firenze. È strutturato come una laurea magistrale quinquennale e, anche attraverso le tecnologie che in questi anni siamo riusciti ad acquistare, riusciremo a formare operatori che sul mercato sono molto richiesti e che non avranno difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro.

Esiste la possibilità che gli studenti della scuola di restauro partecipino concretamente all’opera di recupero del patrimonio artistico dell’Aquila?

I restauratori che usciranno tra minimo tre anni, perché l’esame di Stato lo faremo non prima di  due anni, sicuramente saranno tra coloro che ricostruiranno questa città, ci stiamo battendo perché sia così. I ragazzi svolgeranno le proprie ore di laboratorio previste dal piano di studi direttamente nei cantieri del centro storico e sulle opere danneggiate dal terremoto. Abbiamo già accordi con il Comune dell’Aquila in questo senso, per alcune opere, per esempio per l’importantissima tela di Venanzio Mascitelli in San Massimo, raffigurante la cupola in prospettiva, per la quale l’intervento di recupero verrà realizzato in collaborazione con l’Istituto centrale del restauro di Roma; un altro accordo col Comune riguarda la parte lapidea della chiesa di San Pietro, e di palazzo Margherita. Con la Provincia, invece, abbiamo fatto un accordo sul restauro della statua bronzea di piazza Nove martiri.

Siamo in attesa di stabilire intese anche con la curia per il recupero del patrimonio ecclesiastico, ma dobbiamo procedere con cautela perché si tratta di operazioni complesse che richiedono molti anni di lavoro.

Nel maggio 2010 avete prospettato la possibilità che l’Accademia di belle arti dell’Aquila diventasse il punto di riferimento delle scuole d’arte d’Abruzzo, è poi andata effettivamente così?

La nostra è l’unica Accademia sul territorio. Abbiamo fatto accordi con tutti gli anti territoriali, la Provincia dell’Aquila è stata la prima, stiamo cercando di capire le intenzioni delle altre Province. La Regione è stata molto attenta ai nostri problemi, dal momento che si tratta di un istituto regionale. Al momento stiamo sviluppando dei programmi.

In una situazione come quella aquilana l’arte rappresenta ancora un fattore di richiamo e di rilancio economico e di immagine?

L’arte in tutta Italia deve essere un fattore di rilancio economico e questo va sempre tenuto presente. C’è una grande vivacità in questo campo; l’arte mette in moto tutta una serie di meccanismi che non riguardano solo il mercato, ma si apre sicuramente a valori diversi. La produzione artistica non è solo una produzione che riguarda l’industria, l’arte è una necessità che noi dobbiamo comunque acquisire e va considerata come parallela alla vita normale. E questo non lo dico io, è la storia che l’ha sempre dimostrato.

Quali sono i problemi dell’Istituto?

Non ne abbiamo molti. Il problema più serio è il disagio che gli studenti trovano in questa città. Non sono stati fatti gli investimenti necessari per gli alloggi. Al momento il 70 per cento dei ragazzi iscritti all’Accademia è fuorisede e sono costretti a viaggiare. Siamo comunque riusciti a mantenere le presenze degli altri anni ma con un grande sforzo. Dovremmo premiare gli studenti che vengono a studiare da noi con un’offerta formativa diversa da quella che si può ottenere altrove, non dico migliore o peggiore, dico solo differente.

Cosa si dovrebbe fare secondo lei?

Non voglio parlare male del sindaco, però ci dovrebbe essere una maggiore attenzione per gli studenti. Fino a ora abbiamo considerato i ragazzi come persone da sfruttare, in realtà sono sempre stati e sempre saranno la prima industria dell’Aquila. Avevano complessivamente in questa città tra i 28 e i 30 mila studenti, tra Università, Accademia, Conservatorio e altri istituti. Adesso si spera di ritornare su quelle cifre ma solo se ci si decide a mettere a disposizione di queste persone dei servizi. Se si pensa che ora gli studenti pagano un affitto quasi doppio rispetto a quello che pagavano prima del terremoto, come possono essere incentivati a venire a studiare qui!

La proroga della sospensione delle tasse universitarie fino al 2014 non ha riguardato l’Accademia, come si è posto nei confronti delle contestazioni degli studenti? ci sono delle novità in merito al pagamento dei contributi?

Ovviamente mi sono schierato dalla parte dei miei studenti. La situazione del reperimento fondi al momento è drammatica, si tratta di enti diversi, organizzati a compartimenti stagni, con i quali è difficile comunicare. Più volte mi sono visto con l’ex ministro Gelmini per affrontare il problema; inoltre abbiamo avuto un incontro con la segreteria del presidente Chiodi che ci ha elencato le difficoltà della Regione nel reperire fondi, ma ci ha promesso che entro la fine dell’anno si giungerà a una conclusione della faccenda.

Speriamo che l’esenzione delle tasse sia totale, ma anche se dovesse essere parziale sarebbe comunque un traguardo. Non voglio mettermi in concorrenza con altri istituti, però bisogna considerare che la parte laboratoriale, che ha una ruolo imponente nel nostro progetto formativo, costa moltissimo, quindi abbiamo bisogno di investire sui ragazzi. Al momento sono gli studenti stessi che, con le tasse, praticamente autofinanziano la propria formazione. Buona parte di ciò che pagano finisce nelle strutture laboratoriali. E si consideri che un laboratorio di restauro costa dai 200 ai 300 mila euro.

Cosa rappresenta l’Accademia per la città dell’Aquila?

La nostra Accademia è un’eccellenza nel campo della formazione a livello nazionale ma anche internazionale. Ci stiamo organizzando per realizzare eventi importanti per la città, anche nel lungo periodo, ma la realtà che ci circonda non è affatto semplice. Le risorse a disposizione sono sempre le stesse, comunque noi ci impegniamo al massimo.