L’AQUILA – Pubblichiamo la lettera inviata dal coordinatore regionale dell’Italia dei Valori Lelio De Santis all’Arcivescovo metropolita dell’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari.
Nella lettera, De Santis chiede all’arcivescovo che lo stesso appello fatto a Celestino V all’apertura della Perdonanza, chiedendo “l’aiuto e il sostegno per la ricostruzione della nostra città” anche ai politici della città, “poiché il nostro futuro – scrive – è nelle mani degli uomini, oltre che dei santi, un suo appello analogo a Berlusconi e Chiodi aiuterebbe a ricreare, proprio nello spirito della Perdonanza, un clima di concordia e di riconciliazione, di fiducia e di speranza”.
IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA
“Caro Arcivescovo Molinari, ho letto e apprezzato il suo appello a S.Celestino all’apertura della Perdonanza, nel quale invoca l’aiuto e il sostegno per la ricostruzione della nostra città di Pietro l’eremita, che proprio all’Aquila, nella Basilica di Collemaggio, volle celebrare l’inizio del suo Pontificato.
Ho apprezzato ancora di più il suo monito espresso sul settimanale Vola, in cui in modo netto denuncia le responsabilità della Classe politica e la scarsa credibilità dello Stato di fronte al dramma che gli aquilani stanno vivendo ed in cui, per la prima volta, dice una parola di verità sul fatto che la ricostruzione non parte perché prevale “la logica della divisione, la logica della spartizione”, e perché “ le varie amministrazioni affogano nella burocrazia e nelle ordinanze contraddittorie”.
Anche Lei ora rileva, così come hanno fatto quotidianamente i comunisti e i dipietristi, i comitati e gli oppositori, che fra i cittadini “comincia a serpeggiare la delusione e la mancanza di speranza” e che si stanno dicendo tante bugie.
La ricostruzione deve essere giusta, umana e rispettosa della nostra storia, ma deve anche essere fatta, come Lei sostiene, con onestà, coscienza ed etica e, come ha detto il sig. sindaco Cialente, con giustizia e verità: con entrambi perfino noi contestatori concordiamo!
Lei domanda in modo accorato a S. Celestino qual è il male oscuro che blocca la ricostruzione e impedisce di veder risorgere presto la nostra città, ma non fornisce alcun indizio o elemento utile alla risposta, forse solo perché, e oggi penso a ragione, i santi non ne hanno bisogno!
Ma Lei sa, come tutti noi, e ora lo ammette con coraggio che ci sono dei Responsabili o dei Colpevoli che andrebbero allontanati; ma Lei sa, come tutti noi, e ora lo dice chiaramente, che i Governanti hanno fatto un grosso errore quando hanno imposto alla città Commissari per ogni cosa, provocando confusione e lentocrazia; ma Lei sa, come tutti noi, che molti stanno approfittando del danaro pubblico senza fare il bene comune,e che i ricchi stanno diventando più ricchi e i poveri più poveri.
E gli aquilani devono manifestare per avere quello che è dovuto loro per diritto e non per cortesia, dalla ricostruzione delle case alla proroga della restituzione delle tasse, come fecero anche quel 20 novembre 2010 nella manifestazione “L’Aquila chiama Italia” quando sfilarono in ventimila al vento e al freddo per le vie cittadine, ma Lei non c’era e non colse il significato della protesta!
Oggi, Lei – e con Lei L’Aquila – chiama il Santo Celestino V e invoca la sua protezione, gesto apprezzato da tutti, credenti e non credenti, ma oggi come allora è necessario anche chiamare L’Italia, le Istituzioni ed il Governo, perchè dicano una parola di verità e perché dia le risposte necessarie.
Almeno quelle che i Governanti di questo mondo possono dare!
Poiché il nostro futuro è nelle mani degli uomini, oltre che dei santi, un suo appello analogo a Berlusconi e Chiodi aiuterebbe a ricreare, proprio nello spirito della Perdonanza, un clima di concordia e di riconciliazione, di fiducia e di speranza”.






