L’AQUILA – Sarà ricostruito in 730 giorni il palazzo in via del Sali, nei pressi di piazza regina Margherita, all’Aquila, che per quasi trent’anni ha ospitato lo storico alimentari che tutti chiamavano ‘Ju bottego’’, perché tra i più grandi del centro storico. 

Ad aprirlo nel 1967 fu Luigi D’Eramo, nonno e omonimo dell’ex assessore di centrodestra e attuale consigliere comunale di Prospettiva 2022 e a portarlo avanti fino al 2003 fu Lucio, papà di D’Eramo che ereditò l’attività di famiglia fino alla sua scomparsa.

“Fu il primo postalmarket all’Aquila e il primo a fare consegne a domicilio in tutta la città – racconta ad AbruzzoWeb D’Eramo – In quegli anni nessuno consegnava la spesa a casa, solo mio nonno”.

Sono tanti i ricordi di bambino tra i banconi e gli espositori dell’alimentari di famiglia.

“La memoria mi riporta a quei tempi, quando il commercio era quasi un’arte, tanto che mio nonno era solito andare a lavoro in giacca e cravatta – aggiunge – Amava il suo lavoro e la sua azienda”. 

“Sono cresciuto lì dentro e ho vissuto il centro storico di quei tempi dove piazza Regina Margherita sembrava una sorta di grande condominio e i negozianti del circondario erano tutta una famiglia – spiega il consigliere – Ricordo le luminarie di Natale, il negozio di Cavallo e lo storico bar di Maccarrone dove andavamo a fare colazione”.

Il palazzo, abbattuto completamente, tornerà ad ospitare a piano terra alcune attività commerciali, ma non l’alimentari dei D’Eramo che sarà invece riaperto a Barisciano entro la fine dell’anno, come spiega il consigliere.

“Abbiamo scelto dopo molti anni di riaprirlo con il nome ‘La bottega di Amilcare’, il mio bisnonno che dette l’avvio all’attività che era originario di Barisciano”, prosegue.

Nel frattempo la bottega di Amilcare è online e passa dalla tradizione all’innovazione in e-commerce.

“In attesa della riapertura ufficiale vendiamo prodotti su internet adattandoci ai tempi e alla tecnologia – aggiunge – Punteremo alle tipicità e a fare un commercio intelligente che possa attirare anche il turismo gastronomico, valorizzando tutte le prelibatezze regionali”.

Ju Bottego’ era noto in città per alcuni prodotti specifici come i legumi. 

“Mio nonno vendeva ceci, fagioli e lenticchie ancora sfusi e i clienti amavano molto questi prodotti”, racconta ancora. 

La demolizione dell’edificio risalente agli anni ’60 non è stata “cosa semplice – puntualizza l’architetto Francesco Cimino – ma è stata eseguita in modo rigoroso. Il palazzo che solo apparentemente sembra collegato agli altri, in realtà è solo appoggiato. Con il sisma ha avuto problemi notevoli: l’ultima pilastrata non fondava, vale a dire che non arrivava fino a terra.  Si è quindi si è provveduto alla demolizione e ricostruzione”.

L’edificio comunque avrà la stessa sagoma e la stessa volumetria, assicura Cimino, e tornerà a ospitare 12 famiglie che vivevano nel palazzo prima del sisma.

“La facciata sarà armonizzata con il resto degli edifici storici del centro con un colore chiaro e tenue – aggiunge – Quello che abbiamo abbattuto era grigio, il nuovo avrà una colorazione in perfetta armonia con quelli circostanti”.