L’AQUILA – La prima visita di Matteo Renzi nel giorno dell’inaugurazione dell’Expo è stata nel padiglione del Nepal, il Paese colpito al cuore e sconvolto da un devastante terremoto che ha seminato distruzione e oltre 6 mila vittime.

Una scelta condivisibile, giusta, intelligente, ma anche doverosa per sensibilizzare alla solidarietà il mondo da un palcoscenico, quello dell’esposizione universale, sul quale sono accesi i riflettori del pianeta.

Anche se la tragedia nel povero Nepal ha pochi precedenti e sottolineando, però, che le calamità non hanno primato, non si può celare il fatto che, a molti abruzzesi, in particolare agli aquilani, sarà venuta in mente la telenovela della prima visita de premier all’Aquila, nel territorio messo in ginocchio dal terremoto del 6 aprile 2009.

Più volte annunciata a partire dal mese di agosto, la visita non è stata mai neppure fissata.

Un segnale di poco rispetto e di poca considerazione in un momento in cui, a 6 anni dalla tragedia, sia i cittadini sia tutti gli attori della ricostruzione stanno profondendo forse lo sforzo maggiore per porre le basi per una rinascita certa ed efficace.

In questo senso, sentire la vicinanza del Paese è molto importante. La vicenda imbarazza i vertici regionali del Partito democratico, di cui il premier è segretario. In testa, il presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, uno di quelli che la visita l’ha annunciata, salvo poi pentirsene.

Ma l’imbarazzo coinvolge anche altri esponenti dem, in testa la senatrice Stefania Pezzopane, ugualmente autrice di ipotesi rivelatesi poi infondate e oggi retrocessa a un atteggiamento di prudenza e distacco sulla visita di Renzi.

E ancora il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente. Questi ultimi due, insieme al vice presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, hanno annunciato anche in una conferenza stampa l’arrivo di Renzi, saltato anche quella volta. Lolli ha anche fatto discutere per avere sostanzialmente detto che se Renzi deve venire a prendersi insulti, come capitato al sottosegretario Paola De Micheli, allora non verrà.

I vertici del Pd hanno spiegato che il premier non è ancora venuto, ma che quello di Renzi è l’unico governo ad aver assicurato nell’ultima legge di stabilità fondi strutturali, circa 6,2 miliardi, 5,1 dei quali come nuovi stanziamenti, anche se la finanziaria programma solo un triennio e quindi le risorse nuove su cui essere sicuri sono circa la metà, 2,2 miliardi fino al 2017.

Quindi questa è la cosa più importante. Ma al di là delle analisi politiche, non si capisce come il premier, in sella dal febbraio 2014, non abbia trovato un buco nella sua fittissima azienda per onorare e portare una parola di conforto e di fiducia alla popolazione e al territorio più in difficoltà della nazione.

Non è possibile, direbbero molti. E allora che cosa c’è dietro? Perché Renzi non è mai venuto all’Aquila? Perché non è stata fissata la data neppure dopo che Cialente, nelle scorse settimane, ha reso noto che lo staff del premier ha telefonato alla segreteria del Comune per mettere in preallarme tutti nell’imminenza della fissazione della visita?

Chissà se oggi pomeriggio se ne parlerà nella cerimonia di inaugurazione di Casa Abruzzo all’Expo? (b.s.)