L’AQUILA – Comincia a serpeggiare l’esasperazione degli aquilani per un’assistenza post-sisma che, a due anni dalla tragedia, si fa sempre più difficoltosa.

I componenti di un’intera famiglia, due nonni a Villa Gioia e una madre a Paganica, hanno protestato fragorosamente di sabato sera, in contemporanea, rispettivamente incatenandosi a Villa Gioia e occupando un Map.

La prima protesta si è conclusa in tarda serata (l’uomo portato in ospedale dal 118 con codice 1, lieve, la donna è poi andata a trovarlo finché non è stato dimesso) mentre la mamma e le figlie, non avendo dove dormire, restano nel modulo abitativo provvisorio.

La nonna ha avuto un colloquio telefonico con l’assessore all’Assistenza Fabio Pelini, mentre la figlia ha parlato con il capo di gabinetto del sindaco, Pierpaolo Pietrucci, che ha affermato: “Ho a cuore la vicenda, si risolverà, ma le ho sconsigliato di fare gesti eclatanti”.

Contattati anche telefonicamente, senza risposta, lo stesso Massimo Cialente e l’assessore Stefania Pezzopane.

Da quanto appreso da AbruzzoWeb, per la coppia di nonni potrebbe essere in arrivo una sistemazione alberghiera in città. Tutta da dirimere invece la questione relativa a mamma e figlie.

LE FOTO DELLA PROTESTA

I NONNI

Due cittadini aquilani, Euplio Bellaprima, 67 anni, e la moglie Carmela Guardo, 55, si sono incatenati nelle vicinanze della sede del Comune dell’Aquila in località Villa Gioia.

Dopo alcuni minuti di protesta, tra l’altro, l’uomo ha accusato un malore ed è stato portato via da un’autoambulanza, giunta sul posto insieme ai carabinieri. La donna invece, ha continuato la protesta.

I due insorti sono i nonni delle bambine di 7 e 13 anni di cui si è occupata la cronaca nelle scorse settimane perché sono state “sfrattate” dall’impietosa mannaja della Struttura per la gestione dell’emergenza (Sge).

Da questa sera infatti le bambine, che dopo il terremoto hanno alloggiato in un albergo a Roseto insieme ai nonni, non avranno più un letto dove dormire.

La proroga concessa dalla Sge alle due bambine prevedeva che sarebbero potute rimanere lì  fino a conclusione dell’anno scolastico.

Tra l’altro, la notifica della revoca dell’assistenza alberghiera era stata recapitata proprio a loro due, chiamate “signore” nel documento e costrette a firmare.

La protesta prende le mosse anche dal fatto che l’appartamento dove abitavano i due nonni, di proprietà dell’Inpdap, è stato venduto a un nuovo proprietario che ha deciso di non rinnovare l’affitto alle condizioni pre-sisma.

LA MAMMA

Pochi minuti dopo la clamorosa protesta dei nonni a Villa Gioia, la figlia della coppia, Francesca Bellaprima, 39 anni, madre delle bambine, assieme alle figlie ha preso possesso di un Map (modulo abitativo provvisorio) a Paganica, di quelli ancora in realizzazione nelle vicinanze dei plessi del progetto C.a.s.e.

Oltre a denunciare lo sfratto subìto dalle due figlie, la donna chiede fortemente un alloggio, dichiarandosi pronta a pagare un affitto che, però, non sia superiore a quanto già pagava in comodato prima del sisma: 200 euro mensili.

In un impeto d’ira, la Bellaprima ha chiamato il 113, autodenunciandosi per il gesto di protesta, e inoltre ha minacciato di darsi fuoco se non verrà affrontata e risolta positivamente la sua vicenda.

(ha collaborato Elisa Marulli)

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