L’AQUILA – La deadline del 23 novembre è passata! A 2 anni, 6 mesi e 1 giorno dalla rielezione, Massimo Cialente ha superato la metà del suo secondo mandato come sindaco dell’Aquila e, come corollario, qualora dovesse cadere l’amministrazione per motivi diversi dalle sue dimissioni volontarie, non potrà ricandidarsi per un terzo mandato.

Si chiude così una delle due possibili ipotesi di “complotto” che aleggiano ormai da mesi nei corridoi di Villa Gioia: quella che avrebbe visto il primo cittadino orchestrare una possibile finta crisi per ricandidarsi, rivincere le elezioni e allungare il suo incarico di sindaco di altri 2 anni e mezzo.

Resta ora in piedi quella di tenore opposto, che qualcuno in seno alla litigiosa e sgangherata maggioranza di centrosinistra possa spingere sull’acceleratore della crisi una volta passato il termine che esclude Cialente da qualsiasi scenario di ricandidatura, con lo scopo di toglierlo di mezzo.

A differenza del primo, questo scenario di “congiura” non ha scadenza e sarà sempre tecnicamente possibile, tra gli scongiuri del primo cittadino, fino al 2017, anche se la leadership di Max non sembra in pericolo anche e soprattutto per la debolezza della maggioranza che governa.

Basti pensare che da tempo numerosi partiti chiedono un rimpasto di Giunta. Il sindaco ha ascoltato, promesso, ci sono state perfino cene di festeggiamenti offerte da assessori in pectore per festeggiare la nomina dell’indomani e invece tutto è rimasto esattamente com’è.

E a chiedere un rimescolamento della squadra di governo non sono stati solo i partitini, ma anche una frangia del Partito democratico, che nell’esecutivo ha la parte del leone, e che chiedeva un rinnovamento con la presenza di giovani o comunque di alternative all’establishment cialentiano. Macché.

E se restano a bocca asciutta i democrat, figurarsi le istanze di Alleanza per l’Italia o degli altri micropartiti di sinistra!

Una linea dura che dimostra come Cialente non abbia la minima paura di finire vittima della congiura, anche se, come già spiegato, bastano 5 consiglieri che saltino la staccionata per far cadere il Consiglio, che spesso vota con maggioranze risicate.

Qualche ribelle già c’è, come Ermanno Giorgi, vice presidente del Consiglio in quota alla maggioranza eppure passato al gruppo misto in polemica con il primo cittadino, o gli insofferenti di Api Pierluigi Mancini e Giuseppe Ludovici.

Anche Giustino Masciocco di Sinistra ecologia libertà è da sempre voce critica contro Cialente, se tutti questi realmente votassero contro ne mancherebbe un altro soltanto per far cadere il Comune. Ma il sindaco dopo il giro di boa veleggia tutto sommato tranquillo verso la seconda metà del suo mandato. Alberto Orsini