L’AQUILA – “Le somme attualmente disponibili presso la Tesoreria della Regione Abruzzo non sono sufficienti a fronteggiare spese obbligatorie come stipendi di novembre, dicembre e tredicesime, mutui, Bor (buoni ordinari regionali, ndr) e cartolarizzazioni, in scadenza tra la fine del corrente anno e l’inizi del prossimo”.
È scritto nero su bianco in una lettera che il 13 novembre l’assessore regionale al Bilancio Silvio Paolucci ha inviato a tutti i direttori regionali.
Ed esplode subito la polemica. La circolare interna è stata resa pubblica dal consigliere del Movimento 5 stelle Domenico Pettinari che non ha dubbi: in Regione è allarme liquidità e si va incontro a una catastrofe che la maggioranza di Luciano D’Alfonso goffamente tenta di nascondere.
L’assessore Paolucci ribatte ad AbruzzoWeb che la lettera “è un semplice invito ai direttori a concentrare gli sforzi per far fonte ad una mancanza di liquidità solo temporanea, causata dal buco imprevisto lasciato dalla precedente amministrazione di centrodestra guidata da Gianni Chiodi“.
Nessun’apocalisse, dunque. Anche se, dal tono della missiva, si sarebbe indotti a credere diversamente.
“Il perdurare della grave crisi di liquidità dell’Ente – si legge nella lettera di Paolucci – non consente, al momento di assicurare gli adempimenti relativi alle richieste di pagamento delle somme da erogare a beneficiari e creditori dell’amministrazione regionale neppure se destinatari di risorse provenienti dall’Unione europea come fondi Por Fesr, Fse, Fep, Ipa adriatic o fondi Par fas”.
Paolucci chiede con urgenza che “ciascun direttore responsabile di entrate regionali adoperi con urgenza affinché si possa dar luogo alla riscossione delle stesse somme da parte della Regione”. Perché “se non si registreranno nei prossimi giorni riscossioni o entrate finanziarie a vario titolo, il servizio Ragioneria non potrà dare esecuzione alle richieste di pagamento”.
Infine l’appello comunque “a non creare strumentali allarmismi”.
Pettinari giudica “assurda” la situazione e spiega che la ragione di questa mancanza di liquidità è che “vi sarebbero 2 miliardi 458 milioni di euro di somme rimaste da riscuotere sui residui degli esercizi precedenti”. I famigerati residui, che le amministrazioni mettono in bilancio, ma non è affatto detto che si possano in effetti trasformare da cifre su fogli di carta in banconote e versamenti bancari.
“In commissione bilancio – spiega Pettinari – ho chiesto ai dirigenti presenti in audizione di conoscere l’anzianità di questo credito per capire se possiamo ancora riscuoterlo oppure no, per capire se parte di queste somme sono prescritte, insomma se sono poste reali o fittizie. Il dato certo è che non ci sono accertamenti definiti che oggi permettono alla Regione Abruzzo di sapere se queste somme potranno essere o meno riscosse”.
Per l’assessore Paolucci, Pettinari ha però scoperto l’acqua calda e ha anche preso lucciole per lanterne.
“Con la lettera, senza inutili allarmismi – ribadisce a questo giornale – ho spronato ai direttori di far fronte ai problemi di liquidità, e dunque di non effettuare pagamenti prima che non siano coperte le spese obbligatorie, e di concentrarsi sulle entrate attese dalla Regione. Non c’è nessun mistero e nessuna catastrofe in arrivo, ma solo un problema che va risolto”.
“I 2,5 miliardi di residui citati da Pettinari, che ha evidenti limiti di conoscenza della finanza pubblica, non c’entrano nulla con questa mancanza di liquidità temporanea, e lo informo che stiamo procedendo a quantificarli per pulire i bilanci, lo faremo noi e non era mai stato fatto”, contrattacca poi.
Il problema è “il buco in bilancio da 150 milioni lasciato dalla precedente amministrazione” che, sottolinea Paolucci “ho denunciato già dal 7 luglio scorso, data del mio insediamento. Questo buco ci ha obbligato a finanziare le politiche sociali anticipando 110 milioni stornati temporaneamente, come la legge ci consente, dal conto sanità. Questi 110 milioni – conclude – saranno poi riassegnati al conto sanità, quando a fine marzo la Comunità europea ci trasferirà le risorse del Fondo sociale europeo”.




