PESCARA – I giovani risentono sempre di più degli effetti della crisi. E gli adolescenti in età scolastica sono sempre più insicuri e privi di entusiasmo.

La scuola, poi, risulta essere solo un pesante dovere, visto che l’istruzione non garantisce più delle certezze lavorative: in che modo bisogna intervenire?

Non è facile ma secondo la dottoressa Silvia Ciaramellano, psicologa di Pescara molto attenta alle dinamiche adolescenziali, bisogna instaurare un dialogo con i giovani, anche attraverso la scuola. 

E convincerli del fatto che “per ogni domanda c’è una risposta, dunque per ogni problema una soluzione”.

L’indagine sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza condotta in Italia nel 2012, da Telefono Azzurro e Eurispes,  ha evidenziato come gli adolescenti italiani siano particolarmente sensibili al tema della crisi economica. 

Tra l’altro, la famiglia di 1 adolescente italiano su 2 è infatti stata colpita dalla crisi. E questo dato risulta letteralmente raddoppiato rispetto a due anni fa).

Secondo i dati Istat, inoltre, la disoccupazione giovanile in Abruzzo è passata dal 33 per cento del 2012 al 37,7 per cento dell’anno scorso.  
Nel 2013 gli inattivi ossia giovani scoraggiati, che non studiano e non lavorano sono aumentati di 15mila rispetto al 2012, e questo è un aspetto davvero preoccupante.

Dottoressa, siamo in piena crisi economica. In che modo questa realtà influisce sulla crescita degli adolescenti?

L’impatto della crisi economica sugli adolescenti è complesso. Alcuni ragazzi, i più grandi, dimostrano di essere maturi facendo quanto possibile per aiutare i propri genitori, adottando, ad esempio, una maggiore accortezza nelle spese, altri percepiscono il loro essere adolescenti un momento troppo difficile. La società che ci circonda, nel suo insieme, sembra essere caratterizzata da ambiguità, una sorta di ‘società liquida’così come la definisce il sociologo e filosofo Zygmunt Bauman, in cui anche i valori da trasmettere diventano fragili, ragion per cui, gli adulti si trovano sempre più spesso a dover rispondere a domande quali: ”Perché devo studiare se non lavora neanche chi è laureato?” oppure ”Perché devo rispettare le regole se i vincenti sono proprio quelli che le hanno infrante?”.

Molti docenti sostengono che i giovani in età scolastica non abbiano le idee chiare sul loro futuro. Come mai?

L’adolescente moderno non è più uno spettatore passivo della crisi che interessa molte famiglie italiane, ma è attivamente coinvolto nelle dinamiche familiari. È facile aspettarsi che il futuro non sia più sinonimo di speranza e di realizzazione delle proprie aspirazioni e rappresenta quasi una minaccia. Non bisogna dimenticare che l’adolescenza è una fase critica tanto da essere definita dallo psichiatra Vittorino Andreoli periodo della ‘metamorfosi’ somatica, personale e sociale in cui si cambiano tutti i punti di riferimento ed in cui si assiste ad un aumento della paura e dell’insicurezza.  Se inseriamo tutto ciò all’interno di un momento di crisi si evidenzia il senso di instabilità percepito dagli adolescenti: per loro diventa difficile sperimentare il positivo e trovare dei modelli sociali a cui ispirarsi.

In che modo i docenti possono accompagnare i ragazzi nel loro percorso di formazione?

È difficile, ma devono fornire  agli studenti gli strumenti per credere nel futuro, valorizzando  le loro potenzialità in modo da far emergere le risorse. Se è vero che l’adolescenza è effettivamente un periodo di crisi, è interessante notare come, nel linguaggio della simbologia cinese, la crisi venga descritta attraverso due caratteri complementari che si intersecano: pericolo ed opportunità. Gli insegnanti  devono essere aperti al dialogo, ascoltare ed andare al di là dell’aspetto didattico, senza perderlo di vista,  cercando di guardare la realtà con gli occhi degli adolescenti, imparando a parlare il loro stesso linguaggio, per  offrire un reale aiuto nella complessa costruzione dell’identità adulta.

In che cosa la scuola dovrebbe cambiare, in favore di una crescita più serena?

Bisogna che la scuola diventi un luogo in cui non solo si trasmettano delle nozioni, ma anche opportunità come quella di sperimentarsi attivamente nel processo dell’apprendimento, attraverso la creazione di laboratori o lavori di gruppo. Sarebbe auspicabile costruire un ponte forte tra scuola, famiglia e società,  in modo da dar vita  ad  una rete di appartenenza per i ragazzi nella quale essi possano trovare dei valori reali e concreti.

Come tentare di dare più sicurezza ai ragazzi?

Attraverso il dialogo, prima di tutto. Bisogna parlare con loro degli argomenti di attualità in modo chiaro e trasparente, stando attenti a non creare falsi allarmismi ma aprendo la strada ad un ragionamento critico; incoraggiare la conoscenza e l’approfondimento di questioni difficili, invitare i genitori a fare lo stesso in famiglia e cercare di rispondere a tutte le domande dando valore a quanto viene proposto. Di fronte a tematiche critiche, che possano interessare i giovani,  discutere attraverso l’ausilio di film attinenti, organizzare incontri con persone che rappresentino degli esempi di vita  positivi dimostrando quanto, anche le difficoltà, possano essere affrontate e risolte.