L’AQUILA – È in bilico la nomina a vice presidente del Consiglio superiore della magistratura di Giovanni Legnini, deputato abruzzese del Partito democratico e sottosegretario all’Economia con delega alla ricostruzione post-sisma del governo Renzi.
E a questo punto, se le proteste venissero alla luce, potrebbe non essere escluso un clamoroso dietrofront con le dimissioni dal governo non presentate e tutto il domino al contrario: non si dovrebbe cercare un nuovo sottosegretario abruzzese, né un nuovo referente per la ricostruzione.
Ancora, a cascata, non si libererebbe un posto da deputato per Giovanni Lolli (o altri) e nemmeno la poltrona di vice presidente della Giunta regionale, per la gioia della politica locale abruzzese.
Secondo quanto riportato dal quotidiano la Repubblica, la nomina del teatino è in pericolo perché ci sarebbero mal di pancia tra i componenti togati del nuovo Csm, in particolare la sinistra di Area e una parte di Unicost, che non vuole votare Legnini come nuovo numero 2 sebbene sia il laico che, finora, ha ottenuto più voti in Parlamento.
Legnini viene considerato “un uomo del governo, un’anomalia e un’intrusione mai avvenuta prima e quindi inaccettabile”, riporta il quotidiano.
Per questo il Pd ritiene che sarebbe meglio fornire una seconda chance, e l’ha individuata in Anna Rossomando, avvocato (come Legnini) di Torino, deputata da molte legislature sempre in commissione Giustizia e nella Giunta per le autorizzazioni.
La peculiarità è che se fosse preferita lei sarebbe la prima vice presidente donna di palazzo dei Marescialli. “Faccio quello che il partito mi chiede di fare”, ha detto laconicamente per ora.
Certo, la contrapposizione tra due candidati del Pd, che fanno capo a correnti diverse e che hanno sponsor diversi, potrebbe caricare di una valenza politica il voto del vice presidente, scrive ancora la Repubblica.
Ma i togati sono ferrei: “Non accetteremo un vice presidente che non ci dia precise garanzie sulla difesa dell’autonomia della magistratura e sulla collegialità dello stesso Csm”.
A questo punto è tutto da vedere se lo stesso Legnini accetterà di lasciare l’incarico di governo nell’incertezza della sua elezione a vice presidente. Se dovesse rimanere semplice componente del Csm, potrebbe piuttosto optare per rimanere al governo.





