PESCARA – “Ma quale conflitto interno al Partito democratico! Non cambia nulla se il congresso regionale slitterà di qualche settimana”.

Liquida così, come mera dietrologia, il sottosegretario alla presidenza della Giunta regionale, Camillo D’Alessandro, il forte sospetto che il rinvio del congresso regionale del Pd sia il sintomo di un braccio di ferro interno e di una forte divergenza tra il livello regionale e quello nazionale, ovvero tra il presidente Luciano D’Alfonso e il il premier Matteo Renzi.

Il congresso difficilmente potrà svolgersi il 5 ottobre, come prescritto per l’Abruzzo dal regolamento nazionale, ovvero dopo massimo 4 mesi dalla data del voto del 25 maggio. Mancano oramai i tempi tecnici per approvare il regolamento, visto che la direzione regionale non è stata ancora convocata, e poi vanno stabilite le regole, bisogna procedere ai tesseramenti ed eleggere i candidati, oltre che svolgere le primarie aperte.

Ma tra il fare tale constatazione, assicura D’Alessandro, e dire che il presidentissimo D’Alfonso sia tentato di prendere tempo per assicurarsi l’elezione di un fedelissimo, “ce ne passa”. Per D’Alessandro a non reggere è proprio la premessa: “non c’è nessun conflitto all’interno del partito”.

“Dopo una vittoria così netta e clamorosa – argomenta il sottosegretario – sarebbe folle dividerci, dare una prova di noi negativa, proprio nel momento congressuale, assicuro che tutti siamo consapevoli che la nostra unica priorità è quella di essere in tutto per tutto all’altezza della sfida di governo, sia in Abruzzo che nel Paese”.

E D’Alessandro ricorda anche che il Pd “è l’unico partito che celebra tutti i congressi, e sceglie democraticamente il suo segretario regionale convocando tutti gli iscritti e poi anche cittadini anche non iscritti, con le primarie aperte”.

Non la pensa allo stesso modo uno degli iscritti, che ha intenzione di candidarsi per la corsa alla segreteria. È Paolo Della Ventura, 44 anni, aquilano di adozione, dipendente della Gran Sasso Science Istitute, componente dell’assemblea nazionale, appartenente all’area di Pippo Civati, che nel Pd esprime un puto di vista citrico, se pur timido rispetto al renzismo dominante.

“Sulla tempistica del congresso – spiega Della Ventura – il partito regionale si sta comportando in modo inusuale e incomprensibile. Il segretario regionale in carica e assessore regionale, Silvio Paolucci, non si è in alcun modo pronunciato. La direzione regionale non si è riunita, ma in fondo deve solo approvare regole congressuali che sono è più o meno identiche in tutta Italia, non c’è nulla di complicato su cui discutere”.

Il nome di Della Ventura si aggiunge come outsider a quello dei candidati ufficiosi: Marco Rapino, vice segretario regionale vicario e segretario regionale dei Giovani democratici, Alessandro Marzoli, vice presidente del Consiglio comunale di Chieti, Stefano Albano, uno dei fondatori nel 2006 dei Giovani democratici, l’altra vice segretaria regionale Alexandra Coppola, componente della direzione nazionale del Pd, assistente parlamentare dell’onorevole Yoram Gutgeld, ‘guru’ economico di Renzi.

Tutti giovani che scalpitano ai nastri di partenza. E che preferiscono mantenere il profilo basso per non esporsi, nonostante in privato siano preoccupati per le dinamiche sottese a questo temporeggiare che potrebbe portarlgi nulla di buono, ovvero un candidato calato dall’alto e blindato.

E a proposito di giovani del partito, glissa sull’argomento il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, in ben altre faccende affaccendato.

“Non ho avuto tempo di dedicarmi alle dinamiche interne al partito – ammette ad AbruzzoWeb – Sono troppo preso a occuparmi dei tanti problemi e cose da fare per questa regione. Anzi ammetto che queste dinamiche mi appassionano sempre di meno”.

E anche lui nega che ci siano conflitti nel partito, che, però, a differenza di altri colleghi, addirittura auspica.

“Il pluralismo lp ritengo una ricchezza, non mi piace un partito dove tutto sia appiattito su un posizione – spiega – Mi auguro che la dialettica interna torni a smuovere le acque allorché si dovrà affrontare il nodo della riforma del lavoro e dell’articolo 18. Nanni Moretti ha detto di credere nelle persone ma non nella maggioranza nelle persone, ecco, io la penso come lui”.