L’AQUILA – In casa dell’Aquila Calcio si continua a lavorare senza sosta in vista del campionato di Lega Pro Unica, ma la risposta in termini di fiducia cittadina, intesa come abbonamenti, è a dir poco misera: neanche 70 abbonamenti fino a ieri.
Solo i tifosi più fedeli si stanno muovendo, nonostante qualche polemica per i prezzi un po’ più alti rispetto alla passata stagione. Gli altri, invece, latitano.
Per non parlare dello stadio di Acquasanta, la nuova casa dell’Aquila Calcio che per ridicoli scivoloni burocratici dell’amministrazione comunale non sarà disponibile prima del 2015, un ennesimo, patetico rinvio dei lavori a data da destinarsi che ha lasciato senza parole tutti, compreso, ovviamente, il presidente Corrado Chiodi, “sconcertato per come si sono messe le cose. Il Comune neanche ci chiama più”, come afferma ad AbruzzoWeb.
Comunque, la squadra sta per essere completata. E il girone B di Lega Pro Unica, centro Italia con punte di nord, ‘stuzzica’ società e tifosi, quelli veri, a misurarsi con realtà completamente diverse da quelle del profondo sud.
Però l’entusiasmo rossoblù deve fare i conti, quasi sempre, con il grigio.
Perché, nonostante il secondo anno consecutivo nella vecchia C1 senza guai societari di sorta, una rarità dalle parti del capoluogo abruzzese, la città non risponde. Sono 67 gli abbonamenti ufficiali fino a ieri, mercoledì 6 agosto.
“Una miseria”, ammette lo stesso Chiodi, che in ogni caso preferisce godersi il calciomercato e tenere d’occhio la squadra in costruzione che sta faticando ad Amatrice (Rieti) agli ordini di mister Giovanni Pagliari.
Un po’ di meritato sereno dopo la tempesta che si è scatenata in seguito all’arresto di Elio Gizzi, amministratore unico della società – da pochi giorni tornato in libertà – per presunte infiltrazioni dei casalesi negli appalti della ricostruzione privata post-sisma dell’Aquila, con tanto di rischi per l’iscrizione alla Lega Pro Unica garantita da un grande sforzo economico in società.
“Probabilmente si doveva impostare qualche iniziativa per invogliare la gente a fare l’abbonamento, ma negli ultimi tempi abbiamo dato tutto per garantire l’iscrizione al campionato”, spiega Chiodi a questo giornale.
“Ora stiamo riorganizzando la parte sportiva – continua – però non è che la gente non viene allo stadio perché non portiamo le sciarpe ai bambini appena nati, come fanno gli ultrà. La città non risponde di suo, è un dato di fatto”.
E allora, Chiodi si aggrappa ai tifosi doc tirando in ballo il ‘Supporters trust’, cioè l’azionariato popolare
“Se partisse, molte iniziative potrebbero essere gestite direttamente dai loro, hanno tante bellissime idee e lo hanno sempre dimostrato. Sono magnifici, ci sanno fare sul serio”.
Sul girone B, nel quale L’Aquila, insieme al Teramo, è finita evitando il terribile girone C, quello con una valanga di squadre del sud Italia, Chiodi non ammette sorrisi. Poco importa se il patron della Salernitana, Claudio Lotito, che in Serie A è proprietario della Lazio, sta facendo il diavolo a quattro per cambiare le carte in tavola e spedire le due abruzzesi al sud al posto della società campana.
“Non è un girone semplice – il pensiero del presidente – sbaglia chi la pensa così. Piuttosto, va preso come un girone intrigante, gli stessi tifosi credo siano invogliati a confrontarsi con piazze diverse dopo qualche anno con molto sud. Il nostro responsabile dell’area tecnica Ercole Di Nicola è stato bravissimo, ora sta rimodulando il mercato in funzione del girone”.
“La ciliegina sulla torta? Un altro attaccante”, ammette Chiodi, che considera lo stadio di Acquasanta “la bottiglia di Cristal, altro che la torta. Sarebbe un sogno poterci giocare per poter pensare ancora più in grande, ma il Comune ormai tace. Peggio di così non poteva andare. Ci tocca attendere i lavori, speriamo di ricevere buone notizie al più presto, consapevoli di poter fare ben poco per sbrogliare la matassa, non è un compito che spetta a noi”.
“Sicuramente – conclude – cercheremo di farci sentire. Ma non so fino a che punto riusciremo a cambiare le cose”.






