L’AQUILA – “In una delle zone più a rischio del mondo, quella dei Campi Flegrei, i tremori del suolo non sono sicuramente da sottovalutare ma c’è un aspetto importante da evidenziare: qui i terremoti non sono una causa ma un effetto, in quanto indotti dal magma presente nel sottosuolo. L’origine del fenomeno è infatti di tipo vulcanico. L’attività sismica è generata quindi dal vulcanesimo. Ciò paradossalmente costituisce una sorta di vantaggio, in quanto il fenomeno vulcanico ha degli effetti osservabili, a differenza dei terremoti, che possono essere misurati anche a livello del suolo. Questo significa che attraverso un monitoraggio costante è possibile avere un quadro chiaro della situazione in tempo reale e valutare per tempo le strategie più opportune”.
A spiegarlo ad AbruzzoWeb è il geofisico sismologo aquilano Christian Del Pinto – che, tra le altre cose, ha contribuito nel 1997 a definire il modello di propagazione delle onde sismiche sotto il vulcano Stromboli – in merito alla situazione dei Campi Flegrei, sotto i riflettori per i costanti fenomeni di bradisismo che preoccupano cittadini e istituzioni.
“Ricordo ancora una lezione di Fisica Terrestre di quasi 30 anni fa, quando il professor Ebblin tenne a sottolineare come, al di là di aree di pericolo piuttosto note come ad esempio il Giappone o la California, una delle zone più pericolose della Terra fosse proprio quella dei Campi Flegrei. Qui c’è infatti una città, Pozzuoli, costruita sopra una zona vulcanica e nelle immediate vicinanze si contano in totale circa mezzo milione di persone che potrebbero essere interessate dal fenomeno. La densità di popolazione è molto elevata, gli insediamenti nei secoli si sono consolidati perché è una zona molto fertile. Il tutto su una caldera vulcanica”.
“È il vulcanesimo a stimolare l’attività sismica, che attualmente appare come molto più importante rispetto agli ultimi decenni. L’unico aspetto ‘positivo’ – se così si può definire – è che il magma genera dei movimenti nel sottosuolo a una profondità di circa 4 km, che sono quindi facilmente osservabili attraverso effetti al suolo quali fumarole, misure di temperatura e variazioni chimiche dei gas di uscita. Attraverso il monitoraggio è quindi possibile capire cosa sta accadendo, non è un fenomeno improvviso come un terremoto e in qualche modo, insomma, la misurazione di questi parametri ci restituisce informazioni fondamentali per poter agire in maniera opportuna prima di un eventuale evento importante”.
“Come sempre, prevenzione e monitoraggio sono gli strumenti più importanti che abbiamo, gli unici. Ma se per i fenomeni vulcanici, come in questo caso possiamo almeno contare su dei modi efficaci per poter agire in tempo, con i terremoti parlare di previsioni è ancora impossibile: all’Aquila, come in tutto il Centro Italia, lo abbiamo imparato a nostre spese. Noi non abbiamo neanche queste avvisaglie, purtroppo, e ancora una volta, dovremmo capire che, per tali motivi, è ancora più necessario investire in prevenzione e sicurezza”.






