ROMA – “Sulla terzietà nessuna discussione, dobbiamo essere terzi e apparire terzi” ma “inviterei a valutare la terzietà sulla base dei provvedimenti che sono assunti e delle argomentazioni poste a sostegno, sennò non se ne esce”.

Lo ha detto il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Santalucia, a Sky tg24, invitando a “non fare screening al passato, alla vita privata o pubblica, o la compressione dei diritti di manifestazione del pensiero dei magistrati, diventa impossibile da reggere”.

“La terzietà è invocata a sproposito” perché “cosa c’entra la terzietà, quali erano le parti in conflitto?”, ha aggiunto il presidente Anm.

“C’è un decreto sui Paesi sicuri che è stato valutato sulla base di una giurisprudenza consolidata, cosa c’entra la terzietà quando si giudica della conformità a legge di un decreto interministeriale” ha spiegato Santalucia, riferendosi alla sentenza di Firenze.

E sul caso del provvedimento della giudice di Catania, Iolanda Apostolico “si tratta di argomentazioni legate alla prima applicazione di una normativa complicata in un settore complesso, non vedo strappi alla giurisprudenza”.