L’AQUILA – “L’ordinanza di chiusura anticipata non fa altro che alimentare i locali a cielo aperto e la movida senza regole”.
Dopo le dichiarazioni del sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, che ha annunciato un dossier per il governo in cui denuncia la situazione della movida del capoluogo che trasforma il centro “in un locale a cielo aperto”, arriva la reazione dei gestori di bar e locali, nuovamente sottoposti a un’ordinanza di chiusura anticipata all’una nei feriali e alle due nel week end.
“Non c’è decoro, è vero – afferma ad AbruzzoWeb Daniele Di Fabio, gestore del Public Enemy Gastro Pub in via Garibaldi – e la situazione è spesso creata non dagli utenti dei locali, ma dalle persone che vanno in centro con bottiglioni di vino e altri alcolici comprati nei supermercati. Queste persone poi si ubriacano e creano disagi”.
Di Fabio, inoltre, denuncia la “carenza di controlli da parte di vigili urbani e forze di polizia che dovrebbero essere più attenti a questo tipo di fenomeno che poi crea i ‘bar a cielo aperto’ di cui parla il sindaco – prosegue – I controlli sono fatti solo dalla vigilanza pagata dai gestori dei locali e quindi dai buttafuori”.
Una città che manca di punti aggregativi da dopo il sisma del 6 aprile 2009 che “costringe giovani e meno giovani a riversarsi in massa in centro storico”, l’opinione condivisa da Di Fabio e da Andrea Mancini titolare della Bottiglieria lo zio.
“Il problema dei bar a cielo aperto c’è sempre stato, anche prima del sisma, ma a differenza di oggi prima del 2009 il centro era più grande e magari si notava di meno”, sottolinea Mancini.
“Se ci fossero più punti di aggregazione dove ritrovarsi, senza dubbio, il fenomeno si arginerebbe. Il problema dell’Aquila è proprio questo – conclude – la mancanza di punti di incontro per giovani e meno giovani”.





