TERAMO – Grande successo per il documentario The good life presentato lo scorso 13 giugno al Biografilm festival dallo scrittore Niccolò Ammaniti e Stefano Saverioni, regista nato a Teramo.

Si tratta del risultato finale di un lungo lavoro che ha visto la collaborazione dello scrittore/regista romano e dal filmaker teramano, autore della fotografia, che in questa intervista ad Abruzzoweb racconta le emozioni nascoste dietro questo lungometraggio tutto girato in India.

“Il nostro documentario – spiega Saverioni – è stato presentato al cinema ‘Arlecchino’, un cinema molto bello di Bologna e ha avuto un ottimo riscontro da parte del pubblico. Dopo tre anni di lavoro in cui nessuno, oltre a noi della produzione, aveva visto il documentario eravamo tutti in attesa di un feedback. L’emozione è stata grande”.

“Ammanniti è stato molto contento del risultato – continua – Il suo è stato un grande lavoro, anche perché è riuscito ad eclissarsi dietro la telecamera, è stato capace di nascondersi senza far uscire ‘Ammanniti lo scrittore’ e questo è stato capito ed apprezzato dal pubblico”.

Il documentario racconta la storia di tre italiani che per motivi diversi sono scappati dal Paese per cercare qualcosa di diverso. Storie dimenticate che sarebbero state destinate all’oblio.

“Abbiamo voluto raccontare tre storie particolarissime – spiega Saverioni – Noi che abbiamo lavorato su questa produzione le abbiamo conosciute a fondo al punto che ci erano diventate familiari, quasi normali. Rivedendole sul grande schermo, però, ci siamo resi conto di quanto fossero assurde e quanto potessero colpire nel profondo gli spettatori”.

La scelta dell’India è una scelta che parte da molto lontano e che si lega a doppio filo con la storia personale di Ammanniti.

“Niccolò studiava Biologia all’università, ma era deluso dalla sua vita studentesca – racconta il filmaker teramano – Per questo decise di partire per l’India. Sicuramente quel viaggio lo ha segnato. La realtà indiana lo colpì in maniera indelebile. Quando tornò in Italia aveva le idee più chiare e proprio per questo lasciò i suoi studi in biologia e iniziò la sua carriera da scrittore”.

L’idea per un documentario su queste persone scappate verso l’India, però, è stata suggerita e fortemente voluta da Current Tv.

“Il documentario è nato da una collaborazione richiesta nel 2010 dall  televisione fondata dall’ex vice presidente Usa Al Gore che aveva anche un canale italiano. L’idea era quella di fare una serie di quattro puntate, ognuna con una storia diversa, puntate da assemblare alla fine per creare un cortometraggio”.

“Il lavoro dietro queste puntate è stato difficilissimo – continua – Erica Barbiani ha fatto un lavoro impressionante. È stata lei, infatti, a trovare le storie di queste persone. A Roma li chiamano i ‘rimastoni’: partiti in cerca di libertà, di un altro modo di vivere, in fuga dalle guerre quotidiane. In India abbiamo trovato ben 40 italiani completamente dimenticati, di loro non sapeva nulla neanche l’ambasciata”.

“Il nostro viaggio in India è durato poco meno di un mese, ma è stata un’esperienza bellissima, indimenticabile – racconta Saverioni – Ormai sono passati più di tre anni e mi sembra il ricordo di un’altra vita. L’India è un Paese assurdo. Di una bellezza mozzafiato, ma con delle situazioni di difficoltà inimmaginabile. Non si può spiegare cosa significa essere circondati da migliaia di persone, stare bloccati in macchina per 4 ore sotto un caldo allucinante su una strada bloccata da elefanti con scimmie che corrono lungo la strada”.

“Ma l’India è anche la fortuna di vedere il fiume sacro – conclude – seguire una persona sul Gange e ammirare l’alba. Anche questa è una cosa fuori dal comune”.

Il canale italiano di Current tv fu chiuso prima del previsto. Per questo motivo le puntate preparate non vennero mai trasmesse.

Solo la tenacia di questo gruppo di lavoro, quindi, ha permesso di andare avanti fino alla presentazione del documentario al festival di Bologna.