L’AQUILA – Da Alfonso De Amicis, storico esponente aquilano della sinistra di classe, riceviamo e pubblichiamo.

Fino agli inizi degli anni duemila la nostra sanità si collocava al secondo posto nel mondo, in quanto a qualità.

Oggi almeno il 60 per cento dei fondi pubblici finisce in mano ai privati, e più della metà delle strutture che si occupano di malattie croniche sono private. I tagli della prossima legge finanziaria asseconderanno questa metastasi, avvicinandoci sempre di più alla privatizzazione come negli Usa o in Kenya, tanto sono minime, o perfino inesistenti, le differenze.

La privatizzazione della salute anche in Kenya, infatti, manifesta le sue orribili e aberranti manifestazioni. Anche partorire in ospedale comporta un costo per la stragrande maggioranza della popolazione.

I parti difficili finiscono male. Un neo-malthusaniesimo è l’orizzonte di un capitalismo che ha ridotto i rapporti di classe al feudalesimo.

La brutale esperienza della pandemia è stata rimossa in un batter di ali. A queste scellerate conseguenze si è giunti con la pervicace continuità di tutti i governi e la collaborazione fattiva dei sindacati complici, i quali oggi fanno finta di indignarsi e contrapporsi.

E tuttavia non sono lontani i tempi in cui ex sindacalisti – nel frattempo divenuti manager pubblici – insegnavano ai quadri sindacali le virtù salvifiche dei processi produttivi da trasferire tout court dalle fabbriche agli ospedali e al resto delle strutture pubbliche. Curare un malato cronico, oppure un essere umano afflitto da sofferenze psichiche, secondo questi produttivisti dell’ultima ora, richiede una competenza economica.

Il sociale, l’aspetto umano, sono visti solo come debito. Anche la Cgil ha grandissime colpe, ed è dunque parte fondamentale di questa metastasi che sta distruggendo la società democratica. Ancora oggi di fronte alla drammatica situazione del personale, come nel caso della Asl 1 di Avezzano-Sulmona-L’Aquila, continua ad avanzare una pretestuosa e arbitraria differenza tra vincitori di concorsi e lavoratori precari che prestano il loro servizio da tanti anni, senza mai avere risposte concrete alle loro legittime aspettative.

Si alimentano così false e speciose guerre tra lavoratori precari.

E poi basta una piccola considerazione intellettuale per aver chiaro che il concorso pubblico, nelle sue forme classiche e virtuose, è finito da tempo seppellito dalle svariate forme legislative che hanno reso il lavoro una variante dello sfruttamento e della valorizzazione come merce. La negatività, le contraddizioni di alcune politiche non risiedono solo sugli interventi stessi, quanto sul senso politico e civico che ognuno fa proprio sul ruolo del sindacato in generale.

Una forma organizzata e organica dei lavoratori e per i lavoratori indipendente ed autonoma. Indipendente ed autonoma dai partiti e dalle organizzazioni padronali.

Viceversa, con gli ultimi accadimenti si diffonde l’idea che il sindacato stesso non serva a nulla, che tutto sia uguale a se stesso e che in fondo nulla cambi.

Bisogna intraprendere un’altra strada. Nella Asl provinciale aquilana, per cominciare vanno stabilizzarti tutti i precari, va assunto il personale infermieristico e vanno aumentate le dotazioni di medicina generale e specialistica per dare risposte concrete ad un bisogno di salute pubblica che altrimenti svanirà per sempre.