L’AQUILA – Un “Consorzio universitario della sicurezza democratica”, con l’Università dell’Aquila come capofila e l’aggregazione di altre università, fondazioni, istituti di ricerca e associazioni scientifiche.

Questo il progetto del presidente del corso di laurea di Scienze dell’investigazione, Francesco Sidoti, per scongiurare la paventata chiusura del suo corso e invece rilanciarne la portata e il valore.

La proposta è contenuta in una lettera (di cui AbruzzoWeb è entrato in possesso) che il prof Sidoti ha spedito a un indirizzario molto vasto per sensibilizzare alla causa della difesa del corso di laurea che lui stesso ha creato, con grande successo consolidato negli anni.

Basta guardare i numeri che cita Sidoti, secondo il quale il corso “ha quasi duemila iscritti. Mi dicono – aggiunge – che corrisponde a circa un decimo del totale degli iscritti nella nostra università. Mi dicono che è il corso con più immatricolati, circa 800, in tutta l’Università dell’Aquila (il numero preciso non è chiaro; pare che si debbano contabilizzare 700 studenti “normali” e 100 studenti provenienti da una convenzione con la Polizia di Stato, calcolati a parte). È un numero superiore a quello di alcune facoltà”.

Inoltre, Sidoti ricorda che “oltre che questi numeri impressionanti, il Cdlsi (corso di laurea in Scienze dell’investigazione, ndr) ha una sua rispettabilità nazionale e internazionale, attestata da tanti e in tanti modi”.

“Non mi pare poco – sbotta – E lo vogliamo chiudere? E di chi sarebbe la responsabilità?”.

Di qui l’idea del Consorzio. “Si tratterebbe – prospetta Sidoti – di fare confluire nello stesso progetto esperienze già in atto all’Aquila: per esempio, le convenzioni con la Guardia di finanza e con la Polizia di Stato, con in più l’aggregazione di altre strutture, che, da Bolzano a Venezia, mi hanno dato una disponibilità. Nella pratica dell’investigazione moderna, c’è spazio per tante discipline scientifiche e per tutti i colleghi che vogliono impegnarsi”.

“Su questo progetto – aggiunge – ho già raccolto il consenso di persone diverse, da Gianni Letta a Ferdinando Imposimato. Esiste una disponibilità generosa, tipicamente italiana, nei confronti nostri, per la tragedia che è accaduta. Ma fino a quando? Questa disponibilità non durerà per sempre: ce la dobbiamo meritare e conservare”.

Altrimenti, come già scritto, in mancanza dei requisiti minimi di docenti e copertura dei settori didattico disciplinari, non resterà che l’alternativa della chiusura.

“Possiamo scegliere – chiude Sidoti – tra il disonore di una vergognosa incapacità gestionale e un progetto che, oltre alle adesioni di principio, ha bisogno di potenza deliberativa. Non vorrei che li avessimo tutti e due: il disonore dell’incapacità e il fallimento del progetto”. (alb.or.)

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