L’AQUILA – Il Centro antiviolenza per le donne dell’Aquila è intervenuto pubblicamente per fare chiarezza sulla necessità di trovare soluzioni istituzionali per contrastare la violenza degli uomini sulle donne.
LA NOTA COMPLETA
Noi, le donne del “Centro antiviolenza per le donne dell’Aquila”, siamo quelle che, raccogliendo anche l’eredità del locale Consultorio AIED e della Biblioteca delle donne dell’Aquila, dal 2007 svolgiamo costante e fattiva attività di contrasto alla violenza degli uomini sulle donne, nell’ambito della Rete Territoriale e del Protocollo Provinciale antiviolenza. E perciò riteniamo necessario intervenire pubblicamente per fare chiarezza su quanto recentemente apparso nei media locali, una chiarezza che riguarda diversi aspetti.
Il più importante si riferisce alla modalità di operare che contraddistingue i Centri antiviolenza e che avviene attraverso una pratica di relazione tra donne. Le nostre volontarie operano secondo un’impostazione, per cui ogni donna che si rivolge al nostro Centro, viene accolta e rispettata nella sua storia, nelle decisioni che riguardano la sua vita, nella libertà di scegliere il suo percorso di uscita dalla violenza. Le operatrici danno ascolto, non giudicano, e aiutano a risolvere i problemi, perché il percorso vero di uscita dalla violenza è soprattutto un percorso di emancipazione e di autodeterminazione. Ascoltiamo le donne con la consapevolezza che noi siamo loro, non siamo le donne che ‘ce l’hanno fatta’ e che dall’alto ‘insegnano’ e prescrivono comportamenti, ed è per questo che non definiamo il nostro intervento un ‘servizio sociale’.
Infatti siamo consapevoli che la violenza alle donne (violenza di genere) è frutto della cultura millenaria di diseguaglianza tra uomo e donna, così come è definita nella Dichiarazione dell’Assemblea dell’Onu sin dal dicembre del 1993, che recita: “la violenza contro le donne è una manifestazione delle relazioni di potere storicamente diseguali tra uomini e donne, (…) la violenza di genere è qualunque atto sessista che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali e psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che privata”.
Perciò troviamo estremamente pericoloso il tentativo di attacco e di demolizione – non senza aver infiorettato, il discorso in punta di diritto e scomodando la Costituzione – di uno dei pochissimi aspetti innovativi del recente decreto legge n. 93 del 2013 (cosiddetto del femminicidio) ossia l’ammonimento: il questore in presenza di percosse o lesioni (considerati ‘reati sentinella’) può ammonire il responsabile aggiungendo anche la sospensione della patente da parte del prefetto, si estende cioè alla violenza domestica una misura preventiva già prevista per lo stalking.
Nelle interviste pubblicate nei giorni scorsi sui media locali, l’utilizzo dell’ammonimento viene definito ‘avventato e abusato’, quando invece esso costituisce spesso una risposta immediata delle istituzioni e l’unica via d’uscita, praticabile con velocità, da situazioni di violenza, che altrimenti non troverebbero tempestive soluzioni a tutela della vita della donna. Senza contare che l’attacco sferrato a tale strumento di protezione potrebbe irresponsabilmente scoraggiare le donne dal ricorrervi, le quali dentro la propria disperazione trovano la forza di uscire dal silenzio e denunciare chi ne mortifica e ne impedisce la vita.
Fa inoltre specie che si adottino argomentazioni riferite ad una presunta violazione dell’articolo 3 della Costituzione, (“tutti i cittadini sono uguali…”) quando proprio lo stesso articolo è stato finora sistematicamente calpestato, attraverso la violazione costante della libertà, della dignità e troppo spesso dei corpi delle donne.
Non vorremmo, infine, dover ricordare che i Centri antiviolenza per le donne sono nati in Italia e nel mondo per affrontare e contrastare il fenomeno della violenza maschile sulle donne stesse, e che operazioni ambiguamente ‘miste’, volte ad equiparare numeri, fatti e qualità di per sé incommensurabili, hanno il devastante effetto di mistificare, e confondere l’opinione pubblica quanto ad un fenomeno, la violenza maschile sulle donne, di cui la cronaca quotidianamente ci offre un panorama planetario di immediata, tangibile e umana comprensione. Purtroppo.





