L’AQUILA – “Al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, non chiediamo posti in Giunta ma solo che non calpesti la nostra dignità”.

Continuano a essere tesi i rapporti dentro l’amministrazione comunale del capoluogo tra il primo cittadino e il gruppo di Alleanza per l’Italia, composto di due consiglieri, fino a pochi mesi fa caposaldo della maggioranza e oggi messo in disparte dopo che il suo esponente di vertice, l’ex vice sindaco Roberto Riga, è stato defenestrato a seguito della sua iscrizione nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta su presunte tangenti negli appalti pubblici post-sisma.

Al suo posto è stato nominato l’ex procuratore capo dell’Aquila Nicola Trifuoggi e la Giunta ha ripreso l’originario assetto a 10, il massimo consentito per legge.

“Cialente ci aveva detto che avrebbe congelato la posizione di Riga, evidentemente oggi si è squagliata”, dice ironicamente Pierluigi Mancini, che guida la pattuglia composta da lui e dal solo Giuseppe Ludovici dopo che Ermanno Giorgi, eletto tra le fila dei rutelliani alle amministrative del 2012, ha lasciato il partito per approdare al gruppo misto.

“Inserire un nome gradito ad Api mi sembra il minimo, non ci stiamo a farci mortificare così – sottolinea Mancini – alle urne la nostra compagine ha contato quanto Rifondazione, Sinistra ecologia libertà e mezzo Partito socialista messi insieme”.

“Eppure – aggiunge – solo per fare un esempio, Prc ha un assessore, la guida di una commissione importante (la Territorio, con Enrico Perilli, ndr) e la presidenza dell’Azienda società multiservizi, mentre noi siamo ai margini”.

“Il sindaco, nei confronti di questi partiti, è stato sensibile – prosegue Mancini – invece con noi no. Questo non vuol dire che usciamo dalla maggioranza, a meno che lui non ci voglia cacciare”.

Mancini fa riferimento alla telefonata al vetriolo che Cialente gli ha fatto dopo che in commissione non è passato il piano di rilancio del Centro turistico del Gran Sasso, anche per l’ostruzionismo di Mancini e Giorgi, che prevede un investimento di 15 milioni di euro: “mi ha praticamente detto come mi fossi permesso a non votare il provvedimento, cose che non succedono neanche nei paesi dove non c’è democrazia, e questo solo per aver puntualizzato alcune cose”.

“Mi ha accusato di non voler lo sviluppo del Gran Sasso – si infervora Mancini – io che da anni mi batto per valorizzare le nostre montagne”.

Quanto a Ludovici, da tempo con un piede fuori dalla coalizione dopo che è sfumata la nomina dell’ex assessore del centrodestra Alfonso Tiberi al vertice del centro residenziale per anziani (ex Onpi), Mancini lo difende: “ha rivendicato solo ciò che gli era stato promesso, mica è impazzito all’improvviso”.

Infine, Mancini precisa che “non ci sono ultimatum per il sindaco, ma il problema resta sul tavolo, e prima o poi andrà affrontato”. Pierluigi Biondi