PESCARA – Salta, almeno per il momento, la proposta lanciata da Adamo Di Natale, imprenditore pescarese proprietario del Bar Berardo, di rilevare il locale in crisi dell’amico-rivale Rinaldo Camplone.

Nell’ultimo incontro non è andata a buon fine, e non è stata concretizzata come in realtà si sperava, la proposta di subentrare per aprire una pizzeria al posto del bar dirimpettaio, salvando i 18 lavoratori.

L’accordo non è sfumato perché sia venuto meno l’interesse da parte di Di Natale ma, come dice lui stesso, per “mancanza di chiarezza sulla situazione”, come ha sottolineato Di Natale stesso, interessato non solo al rilancio del commercio pescarese che perde quota ma anche alla possibilità di reinserire nel mondo del lavoro i 18 dipendenti.

“Spaventato dalla forte esposizione debitoria in cui versa l’azienda ed essendo poco chiara la situazione che s’è creata – spiega Lucio Cipollini, sindacalista della Filcams Cgil – non ha concretizzato la sua idea, ma di certo noi tutti ci auguriamo che da parte sua o altri imprenditori possano arrivare proposte serie; in realtà tutti desiderano chiarezza”.

Al vertice hanno partecipato anche il dirigente provinciale Tommaso Di Rino, Davide Frigelli della Fisascat Cisl, Luigi Castiglione della Ugl, per conto dell’azienda il delegato dei Camplone, Osvaldo Martellucci, accompagnato dal commercialista Giuseppe Ciattoni e dall’avvocato Anna Maria Rizzi.

“Purtroppo non siamo giunti a nulla, in realtà speravamo di risolvere – ammette il sindacalista Cgil – La situazione va monitorata costantemente, infatti è una vicenda lunga e complessa; il presidente della Provincia, Guerino Testa, ha proposto la cassa integrazione in deroga per gli ex dipendenti e dunque dare un sussidio ai lavoratori nel frattempo”.

Tuttavia la soluzione è in dubbio perché, prosegue, “l’azienda ha detto che deve valutare questa proposta. Di fronte a questa situazione assurda – attacca Cipollini – non ha ritenuto neanche doveroso un sussidio per i suoi lavoratori ed è una presa di posizione paradossale per un’azienda che ha dei dipendenti, non poter dare degli arretrati e un sussidio”.

 “Il nostro obiettivo è sicuramente la salvaguardia dei posti di lavoro, siamo in attesa di sapere se il proprietario accetta la cassa integrazione in deroga che ho proposto – commenta Testa – il prossimo martedì i Camplone dovranno darci notizie”.

“Stiamo vivendo un momento drammatico da un punto di vista finanziario, economico e occupazionale – conclude – Se una struttura storica come Camplone chiude è perché i costi fissi, che prima potevano essere supportati oggi non lo sono più, perché c’è più concorrenza, ci sono troppi limiti per l’economia. Questo caso è emblematico”.