L’AQUILA – “È amaro constatare come il nostro caro sindaco, vecchio volpone, si consenta delle inopportune e scellerate affermazioni su nozioni tecniche che, evidentemente, non conosce! Ma noi giovani ragazzi di centrodestra, preparati e disponibili, siamo pronti ad accoglierlo per le opportune ‘ripetizioni’. Speriamo solo non ne asbusi!”.
Così ironizzano i consiglieri comunali Guido Liris (Forza Italia) e Alessandro Piccinini (gruppo misto) dopo la replica di Cialente alla loro nota polemica.
“Partiamo ab initio, e cioè nel far presente come il sindaco non abbia ben chiara la differenza tra il ‘patto di stabilità interno’ (Psi) cui devono sottostare gli Enti Locali (ivi compreso il Comune dell’Aquila), e il ‘patto di stabilità e crescita’ (Psc) sottoscritto tra i Paesi dell’Unione Europea. Quest’ultimo consta di due basilari regole di bilancio: deficit non superiore al 3% del Pil, debito pubblico al di sotto del 60%”.
“Sottolineiamo come ormai da più parti, da destra, da centro e, ahimè caro sindaco, anche da sinistra, si faccia presente che l’allentamento del Psc possa essere un modo per rimettere in moto l’economia del nostro Paese Italia, mettendo in circolazione più denaro. Una maggiore disponibilità di denaro (non ultima quella della Cassa Depositi e Prestiti) potrebbe consentire di impiegare un maggior numero di risorse sui territori sofferenti come il nostro, in particolare L’Aquila e cratere, colpiti senza pietà dal sisma del 2009”.
“Quanto all’eventuali risate che il governo riserverebbe a chi facesse proposte del genere, evidentemente Cialente parla a ragion veduta, perché, probabilmente, è lo stesso trattamento ricevuto dalla delegazione del suo partito quando, per farlo recedere dalle dimissioni, si è presentato al cospetto dell’allora premier Letta con una istanza dello stesso tenore”, contrattaccano.
“Ribadiamo, dunque, la nostra delusione per l’affermazione netta del sottosegretario Delrio circa la mancanza di volontà dell’attuale governo di chiedere l’allentamento del Patto di stabilità e crescita, mediante lo sforamento del 3% deficit/Pil!”, concludono.



