L’AQUILA – La spending review può significare anche scuole sporche e migliaia di lavoratori in mezzo a una strada.
È con questa consapevolezza che sono arrivati oggi da tutto l’Abruzzo a manifestare sotto il palazzo della direzione regionale del lavoro, in via Aldo Moro all’Aquila, più di 100 ex lavoratori socialmente utili (Lsu), per anni impiegati negli appalti di pulizia e servizi ausiliari nelle scuole abruzzesi e che rischiano ora di perdere il posto o di vedersi drasticamente ridotto l’orario.
Un dramma che investe in Italia 24 mila addetti, in Abruzzo circa 840. Il tutto a causa della decisione dell’ex ministro Maria Chiara Carrozza di indire nuovi appalti per la pulizia e l’assistenza scolastica affidato al Consip.
Appalto che ha però avuto a disposizione il 50% in meno delle risorse disponibili. In Abruzzo si è passati per esempio da circa 20 milioni di euro del 2013 agli appena 8 milioni per il 2014. Per svolgere lo steso identico servizio.
I consorzi subentranti in Abruzzo, tra cui Manutencoop, Coop service e Cns, hanno dovuto per forza di cose annunciare a partire da marzo, allorché subentreranno nel servizio, un drastico taglio delle ore di lavoro settimanali, dal 20% fino al 70%.
Per molte di queste lavoratrici non è la prima drammatica vertenza che vivono nella loro carriera professionale. Sono infatti quasi tutte ex operaie di aziende fallite e ricollocate come Lsu prima al servizio dei Comuni abruzzesi, poi nelle scuole, alle dipendenze di cooperative.
Spiega ad AbruzzoWeb Celeste Bove, addetta di Avezzano: “Svolgo questo lavoro da quindici anni, ho due figli all’università, dal primo marzo dovrei passare da 35 ore settimanali a sei ore, dovrò insomma lavorare un ora al giorno per guadagnare neanche 300 euro al mese. Sa cosa significa? Significa la miseria per me e per tutta la mia famiglia. A cinquantanni come faccio a trovare un’altra occupazione?”.
La signora Maria Bianchi che opera nelle scuole di Tagliacozzo e attacca pesantemente il governo: “Italia non li può tagliare i debiti sulla nostra pelle. Lo stato per gli appalti esternalizzati in 12 anni ha speso un miliardo e mezzo di euro. Se ci assumevano avrebbe risparmiato molti più soldi di quelli che vuole risparmiare ora sulla nostra pelle”.
Subito dopo il pacifico presidio dimostrativo si è tenuto nell’ufficio provinciale del lavoro un tavolo convocato della Filcams Cgil e dell Fisascat Cisl. Intorno a cui siedono anche direttore dell’Ufficio provinciale del lavoro Orazio Parisi, i rappresentanti delle ditte subentranti e di quelle che hanno perso l’appalto.
Fa il punto Luca Ondifero della Filcam Cgil: “La vicenda è drammatica. Il problema non sarà solo il drastico peggioramento delle condizioni di lavoro di 840 abruzzesi. Dove il taglio è già avvenuto come in Veneto, la Asl su sollecitazione della Prefettura ha chiuso molte scuole perché non raggiungevano più i livelli minimi di decoro e igiene. Come era prevedibile. E la stessa cosa accadrà negli oltre 150 plessi scolastici abruzzesi, con edifici spesso molto distanti tra loro, perché sarà impossibile garantire un servizio adeguato con la metà dei soldi e delle ore lavorative”.
Incalza a sua volta Leonardo Piccinno segretario regionale della Fisascat Cisl: “Si rischia l’emergenza sociale, il governo deve cambiare registro, al ministro c’è un tavolo aperto da settembre, ma ancora non ci sono riposte. Anzi è stato considerato inammissibile un emendamento al decreto salva Roma, che chiedeva almeno una proroga”.
E la strategia condivisa è dunque quella di prendere intanto tempo: ottenere una proroga di un mese per consentire al nuovo governo di affrontare l’emergenza dell’unico modo possibile ovvero trovare le risorse economiche adeguate per garantire gli attuali livelli occupazionali e di qualità del servizio.
E di valutare contestualmente per i lavoratori più anziani la possibilità del prepensionamento.
Sindacati e lavoratori sottolineano che l’ex-premier Enrico Letta a dicembre si era impegnato in tal senso e ora il nuovo geverno deve farsi carico immediatamente del problema. Ma la ricreazione sta per finire.



