L’AQUILA –  L’organizzazione di un convegno nazionale a fine febbraio, una proposta di legge regionale bipartisan e la promozione di una discussione sul tema all’interno delle Conferenze Stato-Regioni e Unificata.

Sono le prossime iniziative annunciate dal coordinamento interregionale che si oppone alla realizzazione del metanodotto rete Adriatica che va da Massafra (Taranto) a Minerbio (Bologna) il cui progetto è stato presentato dalla Snam rete Gas e che, almeno per quanto riguarda la provincia dell’Aquila, è previsto attraversi zone ad alto rischio sismico.

Nella riunione che si è svolta all’Aquila su iniziativa del coordinatore del movimento di protesta, l’assessore comunale all’Ambiente Alfredo Moroni, erano presenti anche i rappresentanti regionali di Marche, Umbria e Molise, oltre a esponenti dei comitati cittadini oppositori all’impianto.

“Ci fa molto piacere – ha detto Moroni – che il livello di mobilitazione, di attenzione e di unitarietà stia crescendo. Dobbiasmo operare in una logica di unitarietà al di là delle colorazioni e affrontare la questione in maniera coesa”.

Ricordando che sia la giunta che il consiglio comunale hanno già espresso il loro parere contrario a questo progetto nel tratto Sulmona-Foligno, cioè proprio quello che attraversa il territorio comunale dell’Aquila, Moroni ha sottolineato l’importanza di “stimolare la mobilitazione a livello di tutti gli enti locali coinvolti per riuscire a produrre una forza oppositiva importante”.

A tal proposito ha ribadito la necessità di raccogliere le adesioni anche dei comuni delle altre regioni coinvolte nel progetto per la denuncia da presentare alla Commissione europea.

Presente all’incontro anche Mauro Tirabassi, assessore all’Ambiente del Comune di Sulmona, “l’unico comune colpito due volte da questo progetto, perché oltre ad essere attraversata dal metanodotto sarà la sede della centrale di compressione”.

Tirabassi ha poi ricordato che il Comune peligno ha adottato delle delibere a riguardo anche su sollecitazione dei comitati. “È necessario – ha detto – agire insieme anche agli enti  delle altre regioni per contrastare questo tipo di opera, che comunque lascerebbe un segno negativo sul nostro territorio”.

Al convegno di oggi erano presenti anche il comitato “No tubo” (che raccoglie i comitati umbri e marchigiani) e il Comitato cittadino di Sulmona per la difesa dell’ambiente, rappresentato da Mario Pizzola. “Quest’opera – ha spiegato – recherà un danno sia all’economia del territorio sia anche al suo valore turistico. Un metanodotto così grande non è infatti un bel biglietto da visita”.

La tubazione del gasdotto, interrata a 5 metri di profondità e larga 1 metro e 20 centimetri, dovrebbe potenziare la rete esistente e fungere da passaggio del gas proveniente dal Nord Africa verso il Nord Europa, ma senza alcuna fornitura e, dunque, alcun beneficio, per i territori interessati. (e.m.)