L’AQUILA – Applausi scroscianti e tutto esaurito per il debutto teatrale di “Scene da un matrimonio” che si è tenuto giovedì 13 gennaio presso il Teatro stabile d’Abruzzo, con due repliche ieri, venerdì 14.

Sul palcoscenico Daniele Pecci e Federica Di Martino, in sala il regista Alessandro D’Alatri, lo scenografo Matteo Soltanto e il compositore delle musiche Franco Mussida, commossi nel ringraziare la città ferita che li ha ospitati per le prove dell’allestimento.

“Scene da un matrimonio” ha esaurito con le due repliche di ieri, venerdì 14 gennaio alle ore 17.30 e alle ore 2, la sua permanenza all’Aquila prima di partire per una tournée “in progress” che vorrebbe toccare tutte le principali città italiane come testimone della produzione culturale abruzzese.

Le prime recite, oggi e domani, sono programmate nel Teatro Marrucino di Chieti.

Un successo particolare hanno riscosso le musiche che accompagnano lo spettacolo, talmente godibili che Franco Mussida, il compositore e cofondatore della Premiata Forneria Marconi, intende trasformarle in un cd.

“Per le musiche di ‘Scene da un matrimonio’ – ha spiegato Mussida – si è scelto il suono della sola chitarra per aggiungere al vissuto degli attori ulteriori invisibili elementi emozionali per raccontare i loro sentimenti oltre la parola e il gesto. Una scelta che mi ha subito entusiasmato e che aggiunge una certa essenzialità che si accorda bene con l’archetipicità della scenografia e delle luci”.

“Chi mi conosce bene – ha aggiunto il compositore – sa che la chitarra non la vivo come uno strumento per fare esercizi di virtuosismo, né per applicare tecniche di linguaggio che codificate grazie alle tante diverse tecniche, il country, colfinger peaking, il rock, il soul, con i suoni distorti e le ritmiche codificate, la posizionano nell’immaginario in ben precisi luoghi o la legano a questo o a quel grande chitarrista”.

“La chitarra per me è semplicemente un mezzo, un tramite per andare a cercare musica. Una specie di bastone del rabdomante. Mi è sempre piaciuto, infatti, considerarla un piccolo pianoforte a sei corde da portare in spalla in giro con me come si porta una macchina fotografica”.

“Un tramite prezioso – ha concluso il compositore – che mi aiuta a comunicare immagini emozionali e sentimenti che vivo personalmente, e che vado cercando dentro e fuori di me dando a questi elementi  che completano il quadro del reale, tanti diversi vestiti di suono”.