L’AQUILA – Amicizia, seppur con qualche “screzio creativo”, e passione per la musica, quella alla continua ricerca della perfezione del suono, quella che “è quasi una malattia” per quanto stretta lega la tua vita a lei.
Questo il mix vincente dei Ouragan, una delle band più conosciute nel panorama musicale aquilano.
Nata più di dieci anni fa come “Sugar Mice”, in cui era la musica disco e rock a formare il repertorio, nel 2004 si trasforma nel progetto “uragano” dedicato esclusivamente a un gruppo, quello dei Pink Floyd, l’unico che con la sua musica sublime riesce a mettere d’accordo i diversi gusti dei componenti.
Ma guai a chiamarli cover band! Loro sono Fabio Cococcetta al basso, Pierluigi Felix alle tastiere, Alessandro Iannucci alla chitarra solista, Valerio Giamberardini alle chitarre ed effetti audio-video, Lorenzo Lorenzetti alla batteria, Corrado Mastropietro alla chitarra, e le voci del gruppo Osvaldo Zetti e Alessia Fiamma, l’ultima arrivata nel gruppo.
Quello degli Ouragan è un progetto serio, che segue la filosofia del gruppo britannico sia musicalmente sia nella scelta di location sempre più suggestive dove allestire i loro concerti. Un progetto che va avanti nell’esplorazione del repertorio dei Pink Floyd pur rimanendo aperto a cambiamenti e trasformazioni.
Perché in un futuro, chissà, tutto può cambiare e si può scegliere un altro gruppo da “risuonare”. Perché, come dice Osvaldo, cantante della band che si fa portavoce del gruppo “siamo sognatori, quasi visionari. Però a volte riusciamo a metterli in pratica i nostri sogni”.
Partiamo dall’inizio. Come nasce il gruppo?
La band si è formata nel 2000 come “Sugar Mice” e nei primi quattro anni di vita abbiamo portato avanti un repertorio vario, legato al rock degli anni ‘70 e ‘80.
Poi, spinti anche dai consigli che c’erano stati dati da alcuni fonici che ci avevano sentito suonare, abbiamo deciso di intraprendere questo nuovo progetto dedicato a un solo gruppo.
La scelta è ricaduta sui Pink Floyd. Come mai avete scelto proprio questo gruppo?
Come è normale, all’interno di ogni formazione musicale ognuno ha dei gusti musicali propri. L’unico gruppo che riusciva però a metterci d’accordo erano i Pink Floyd, caratterizzati da un forte gusto nella ricerca dei suoni.
E poi la loro musica porta ogni elemento della band a spiccare, non ha prime e seconde linee e questo offre a ogni componente la possibilità di dare il proprio contributo. Diciamo che era l’unica scelta da fare per evitare di azzannarci (ride) perché poi all’interno di un gruppo, si sa, ci sono sempre liti sulle scelte artistiche.
Dunque gli “Sugar Mice” diventano “Ouragan”. Da cosa deriva questo nome?
Anche questo è frutto di una lotta (dice ridendo). Non volevamo il solito nome inglese da band da garage, ci sembrava troppo scontato. Quindi la scelta a questo punto doveva essere o un nome italiano o uno latino, che calzasse con la nostra musica.
Però l’italiano era usato soprattutto per band che facevano musica progressive, mentre noi facevamo tutt’altro. Il latino, invece, suonava troppo gotico e pesante.
Alla fine ci siamo diretti verso la lingua francese, che comunque suona straniero, ma è più leggero. Quindi la pronuncia esatta sarebbe con l’accento sulla “a” dell’ultima sillaba, ma in italiano viene più facile leggerlo con l’accento sulla “u”.
Vi sentite quindi un “uragano” musicale…
L’idea era proprio di dare un senso di potenza, un po’ come fecero i Led Zeppelin che crearono questo nome che significa “dirigibile di piombo”: una cosa pesante che però riusciva a volare. Noi volevamo dare l’idea di un suono potente che potesse creare un vortice.
Sulla vera ispirazione per il nome c’è una “chicca”: l’idea c’è venuta da una canzone che scrissero i Toto per Stephanie di Monaco che si chiama proprio “Ouragan”. Non c’entra nulla con la nostra musica, però ci ha ispirato.
È giusto dire che siete una cover band?
Non siamo una vera e propria cover band perché in realtà il nostro progetto non nasce con i Pink Floyd e non si chiuderà con loro. L’idea infatti è di “raschiare ancora il fondo della pentola” sviscerando tutto il loro repertorio per poi dirigerci verso un altro gruppo, o magari più gruppi. La verità è che i grandi nomi del rock ci piacciono tutti.
Ne avete già qualcuno qualcuno in mente?
Ne abbiamo tanti in mente, come i Genesis, che fanno un rock molto sinfonico che piace a tutti noi, o i Deep Purple. Ma sono solo idee, nulla ancora di concreto.
In questo periodo state facendo concerti?
Abbiamo ripreso una sala prove da poco, mentre nel primo periodo post terremoto abbiamo fatto le serate un po’ “alla Blues Brothers”: una prova di fortuna, breve ripasso e poi il concerto.
Dopo tanti anni a suonare pezzi scritti da altri non avete voglia di fare qualcosa di vostro?
Su questo siamo un po’ combattuti. Nel gruppo c’è chi ha voglia di fare qualcosa che sia farina del proprio sacco. Qualcun altro invece è un po’ più frenato dal fatto che scrivere pezzi propri richiede un grosso impegno e molto tempo a disposizione, che tanti di noi non hanno perché lavorano.
Seguendo la filosofia dei Pink Floyd, che sceglievano per i loro concerti sempre location suggestive, anche voi avete prediletto luoghi affascinanti per le vostre esibizioni, come la Fontana delle 99 cannelle e il teatro Amiternum, all’Aquila. Il sisma ha in qualche modo stravolto questo aspetto della vostra musica…
Ovunque troviamo uno scenario suggestivo, ci piace immaginare un concerto lì. Ora, purtroppo, nella nostra città come scenografia si hanno solo rovine, come quando abbiamo suonato nella tendopoli di San Gregorio e sullo sfondo vedevamo i tetti crollati delle case.
Quindi abbiamo cambiato questa nostra tendenza e da dopo il sisma ci adattiamo a suonare dove capita. Abbiamo anche suonato nel parcheggio di un supermercato!
Cosa pensi che direbbero i Pink Floyd nel sentirvi suonare?
Forse questa è una delle cose che si preferirebbe non sapere (ride). Loro sono dei professionisti della musica, probabilmente gli faremmo simpatia e tenerezza con il nostro modo giovanile di approcciare la loro musica.
Quali sono stati i concerti più emozionanti che avete fatto finora?
Sicuramente le prime due date fatte da Ouragan nel 2004. Una presso l’anfiteatro Amiternum e l’altra alla Fontana delle 99 cannelle, dove c’era talmente tanta gente che dal palco non riuscivamo a vedere dove finisse il pubblico oltre la scalinata. Nel 2006 organizzammo un concerto al Teatro comunale, che fece il tutto esaurito. Una gran bella soddisfazione!
Poi chiaramente ci è rimasta nel cuore la prima esibizione post-sisma che abbiamo fatto a Todi, nel giugno del 2009. Ci eravamo rivisti solo qualche giorno prima con i componenti del gruppo dopo la “diaspora” del 6 aprile.
Che progetti avete per il futuro?
Come ho detto prima, continueremo ad approfondire il repertorio dei Pink Floyd. Poi in futuro passeremo ad altri gruppi o a organizzare serate cumulative, ovvero concerti dedicati a 3 o 4 gruppi. Una vera e propria maratona musicale! Siamo un po’ pazzi e pretenziosi, basti pensare che una volta volevamo suonare in ben due capodanni, uno prima e uno dopo la mezzanotte. Siamo pazzi, e la nostra malattia si chiama musica…



