L’AQUILA – “Quando si è sotto una slavina, quindi ibernati, tutti i processi di morte cellulare si rallentano al massimo, specie in un ragazzo giovane. Il cuore può fermarsi, ma non è detto che ci sia morte cerebrale”.

Il cuore di Mario Celli si è fermato per un’ora e mezza. Il ragazzo aquilano, 33 anni, travolto da una slavina insieme al fratello Paolo, illeso, durante un fuoripista sulle piste da sci di Campo Imperatore, sul versante aquilano del Gran Sasso, era stato dato per morto dopo che gli uomini del servizio Sicurezza e Soccorso della Polizia di Stato avevano tentato di rianimarlo con un defibrillatore, senza riuscirci.

Secondo il cardiologo aquilano Gerardo Di Carlo, il ragazzo, che si trova nel reparto di rianimazione dell’Ospedale ‘Mazzini’ di Teramo, “il ripristino delle funzioni vitali di un soggetto rimasto al freddo per un determinato periodo di tempo, è più lento. Adesso si deve aspettare per capire di eventuali danni cerebrali”.

Celli è stato ripreso per un pelo con un’extra-corporea, tecnica usata per la prima volta nella nostra regione, che consente la temporanea sostituzione del cuore e dei polmoni con una macchina che ne sostituisce le funzioni, permettendo di isolare il cuore dalla circolazione e quindi consentire di eseguire gli interventi ‘a cuore aperto’ con le camere cardiache esangui. (r.s.)