L’AQUILA – “L’Aquila non è una missione in Africa. Quali siano le cose utili da fare per la città lo decidano gli aquilani”.
È quanto ha affermato il sindaco Massimo Cialente durante una conferenza stampa convocata questa mattina per replicare alle critiche avanzate da monsignor Vittorio Nozza, direttore della Caritas italiana, sulle pagine del settimanale Famiglia Cristiana.
L’accusa più grande lanciata da Nozza al Comune è di aver in qualche modo ostacolato, con la mancanza di indirizzi chiari, la realizzazione di 17 progetti con i fondi raccolti dalla Caritas stessa. Accusa alla quale il Comune ha risposto di non aver mai ricevuto progetti ma solo proposte, comunque da valutare insieme.
“Abbiamo enormi problemi sociali da risolvere – ha dichiarato l’assessore comunale alle Poliche sociali e abitative Stefania Pezzopane – Se la Caritas vuole donare all’Aquila i 34 milioni di euro che ha raccolto ci va benissimo. Venga però a confrontarsi con l’amministrazione comunale e progetteremo delle soluzioni insieme. Non può pensare di decidere da Roma quali sono i fabbisogni della nostra città”.
“La Caritas ha voluto delegittimare il Comune dell’Aquila” ha incalzato Cialente, che tra le righe dell’intervista ha notato la volontà di mandare avanti quella che ha definito una “eterodirezione della governance della ricostruzione”, in cui in sostanza tutti, tranne gli aquilani, devono partecipare. “Nei vertici deputati alla ricostruzione – ha detto – non c’è neanche un aquilano!”.
I 17 progetti mai realizzati di cui parla monsignor Nozza nell’intervista, secondo il sindaco non sono mai arrivati sul tavolo del Comune. “Tutto quello che abbiamo ricevuto – ha spiegato – è stato un programma, un anno fa circa, con 17 proposte di interventi su terreni di proprietà della Curia, che però erano in contrasto con il piano regolatore perché ricadevano su aree a destinazione di vincolo di verde agricolo e rispetto cimiteriale”.
Questi interventi della Caritas, secondo il sindaco, avrebbero solo aggravato un assetto urbanistico già stravolto dai 19 insediamenti del progetto C.a.s.e. e poi avrebbero portato a realizzazioni temporanee, a cui “dobbiamo dire basta – ha detto – ora dobbiamo ricostruire una città vera”.
Da quando ne è stato presentato il programma, le proposte sono poi state rimodulate di concerto con la Caritas per diventare progetti per qualcosa di più definitivo e meno temporaneo, ovvero i centri polifunzionali di Camarda, Sassa, Cese di Preturo, Roio Poggio e il centro per disabili “Dopo di noi” a Pagliare di Sassa.
Le parole di monsignor Nozza arrivano, secondo l’assessore alla Ricostruzione Piero Di Stefano, come una “coltellata al fianco, perché da un anno a questa parte – ha detto – da quando cioè ci sono arrivate le 17 proposte, noi abbiamo lavorato insieme alla curia e alla Caritas per cercare soluzioni che fossero però definitive”.
L’assessore Pezzopane ha infine sottolineato la volontà del Comune di risolvere i problemi sociali della città, ricordando il piano di Intervento sociale presentato lo scorso 22 dicembre contenente una serie di progetti che richiedono circa 26 milioni di euro.
LUSI STRONCA CIALENTE: ”DIALOGHI E RISPETTI LA CARITAS”
L’AQUILA – “Evitare la sindrome di accerchiamento, dialogare con la Caritas e rispettarla”.
Il senatore del Partito democratico Luigi Lusi stronca così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che oggi in conferenza stampa ha replicato duramente alle accuse di monsignor Vittorio Nozza, direttore della Caritas italiana, che sulle pagine del settimanale Famiglia Cristiana ha accusato il Comune di aver ostacolato la realizzazione di 17 progetti.
“Maggior rispetto per la Caritas – tuona Lusi, nato a Roma ed eletto in Liguria, ma originario di Capistrello (L’Aquila) – che da sempre svolge un servizio gratuito e senza scopi di lucro per tutti coloro che hanno bisogno, senza distinzione alcuna”.
“La Caritas – prosegue – raccoglie fondi della cui destinazione è e resta l’unica responsabile, ma se nel destinare quei fondi ha bisogno dell’intervento degli Enti locali per le rispettive competenze, questa dialettica è legittima, sana e va rispettata. Nell’interesse di tutti”.
Secondo Lusi, “non paga la sindrome da accerchiamento: non produce frutto nei confronti del dramma che solo gli aquilani sanno come lo stanno vivendo né chiarisce i problemi veri che sono sul campo, ma determina solo un progressivo isolamento del dramma e delle persone che lo subiscono”.
“E tutto questo – afferma – va assolutamente evitato, mantenendo sempre aperto il dialogo tra istituzioni ed enti caritatevoli ai quali ultimi va reso onore per la meritoria e gratuita opera che svolgono sempre e in qualsiasi condizione”.
“Quando si pone un problema, come ha fatto l’autorevole direttore della Caritas nazionale – conclude Lusi – si risponde alzando il telefono e proponendo un immediato incontro fra le parti con l’obiettivo di chiarire e definire le questioni aperte mediante l’avvio di procedure amministrative volte all’emanazione dei necessari provvedimenti amministrativi. Anche così si fa l’interesse degli aquilani, obiettivo da sempre perseguito dagli amministratori locali”.





