L’AQUILA – È una vecchia conoscenza dell’Aquila e della ricostruzione post-sisma la ditta vincitrice del bando da circa 8 milioni di euro per il restauro del teatro comunale “Nazzareno De Angelis”, una delle opere più importanti del centro storico del capoluogo, il cui recupero è molto atteso per restituire alla città un palcoscenico più capiente e importante del “Ridotto”.
Si tratta dell’aretina Mbf edilizia che, in associazione temporanea d’impresa con la pugliese Cobar, si è aggiudicata l’appalto della direzione regionale per i Beni culturali dell’Abruzzo.
L’azienda si è già occupata del teatro e quindi conosceva molto bene l’opera, essendo risultata assegnataria del primo intervento di consolidamento da 865 mila euro dopo i danni causati dal terremoto del 6 aprile 2009, affidato dall’allora vice commissario per la messa in sicurezza dei beni culturali Luciano Marchetti, mentre una foto della facciata dell’istituzione aquilana fa bella mostra di sé sulla home page del sito della Mbf.
Un intervento che fa parte del maxi pacchetto di appalti da 70 milioni per 7 gioielli che, tuttavia, parte con il piede sbagliato: a contestare la regolarità delle procedure seguite sono alcune imprese escluse che hanno inoltrato richiesta di accesso agli atti sui criteri di nomina della commissione e di esclusione delle ditte, oltre che per consultare i verbali. Inoltre durante l’apertura delle buste sono state notate alcune anomalie.
Anche con l’intervento del livello nazionale, l’Associazione costruttori (Ance) aveva chiesto una proroga del bando, reso pubblico in piena estate.
La vicenda ha avuto un prologo travagliato perché cominciata con il vice commissario, che ha assegnato incarichi per la progettazione, ma gli iter si sono conclusi al termine del regime commissariale e quando la gestione dei lavori era già passata a quello ordinario al direttore regionale per i Beni culturali Fabrizio Magani, e la “staffetta” ha allungato i tempi di ricostruzione.
A giudicare i dodici concorrenti in gara una commissione presieduta da Gennaro Miccio e composta da Giuseppe Sansone, Nunzio Tamaiuoli e Giampolo Di Virgilio, che ha valutato le proposte secondo il principio dell’offerta economicamente più vantaggiosa: un sistema misto che assegna dei valori tanto all’idea progettuale (fino a 70 punti), quanto al ribasso d’asta (fino a 25 punti), con gli ulteriori 5 punti conferiti in riferimento ai tempi previsti di completamento dell’opera.
La Mbf ha primeggiato con 85,99 punti (55,99 per il progetto esecutivo, 25 per l’offerta e 5 per i tempi) soprattutto grazie a un ribasso del 27,61%, molto sostanzioso considerando la delicatezza degli interventi previsti, tra cui quelli sugli impianti.
A ruota si sono piazzate le Ati con a capo l’aquilana Armido Frezza Srl (punteggio complessivo di 80,75), quella della Conscoop (79,30), quella formata da Riccesi Spa ed E.D. Impianti Srl (77,90) e quinta quella composta dalla Rizzani Spa, dalla Saicam e dal consorzio stabile Erigeo (73,02).
In particolare, quest’ultima, ha presentato gli elaborati migliori (ha staccato tutti gli altri con un ottimo 67,41) ma si è rimangiata il vantaggio con un ribasso sotto allo 0,5%: una circostanza più unica che rara negli annali della storia delle gare pubbliche, come se la ditta abbia voluto giocare a perdere, non si sa per quale motivo.
L’unica altra offerta valutata è stata quella proposta dall’Ati Coveco, Consorzio veneto e Psc spa (67,55), mentre tutte le altre (Lattanzi Srl, Ati Acmar-Gerso, Ati Sardellini-consorzio stabile Costruttori impianti di Ancona-Lares, Mic, Ati Crucianelli-Nova arte-Cat impianti-Grime, Ati Edilfrair-Taddei) sono state scartate perché non hanno raggiunto i requisiti minimi di punteggio, pari a 45, per l’offerta progettuale.
In attesa dell’ufficializzazione dei risultati, però, alcune ditte hanno già fatto richiesta di accesso agli atti, indirizzando per conoscenza l’istanza anche al ministro per i Beni culturali Massimo Bray.
Un altro motivo di lamentela, manifestato a suo tempo da varie imprese, era relativo ai tempi contingentati per i sopralluoghi obbligatori in cantiere decisi dal responsabile unico del procedimento, l’architetto Giuseppe Di Girolamo, stretto collaboratore di Marchetti durante il periodo dell’emergenza del dopo terremoto: solo sette giorni tra la metà di luglio e i primi di agosto scorsi, a cavallo delle ferie estive.
In ogni caso a prescindere dalle contestazioni che saranno acclarate o meno da eventuali ricorsi, va sottolineato come semplice dato di cronaca il fatto che anche questo prestigioso intervento di ricostruzione è finito nelle mani di un’impresa forestiera, come già avvenuto in passato per l’ex mattatoio, la chiesa delle Anime Sante e la prima tranche del Forte spagnolo cinquecentesco.



