L’AQUILA – “Ascoltate i vostri figli e non sottovalutate nessun segnale che vi mandano, nessun loro malessere”.
Un appello accorato e pieno di sofferenza, quella che le lacera il cuore al solo pensiero di ciò che la sua bambina ha potuto subire.
Lei è la madre della piccola di 9 anni, che per tutelare chiameremo con un nome di fantasia, Aurora, vittima di un presunto abuso da parte del nonno, un pensionato di 71 anni sul quale pende l’accusa di violenza sessuale su minore. Episodi che sarebbero avvenuti nell’arco di due anni, due lunghissimi anni prima che la piccola prendesse coraggio e raccontasse tutto.
Una vicenda agghiacciante sulla quale la Procura ella Repubblica dell’Aquila sta tentando di fare chiarezza: lo scorso 9 dicembre si è tenuto l’incidente probatorio. Davanti al sostituto procuratore David Mancini e al gip Giuseppe Romano Gargarella la piccola ha ripercorso quei momenti terribili.
Le notti e i giorni passati con i nonni, quando la mamma era fuori città per portare l’altra sorella a fare visite mediche, erano diventate un incubo.
Quel nonno, secondo i suoi racconti, più di una volta le avrebbe fatto appoggiare le mani sui suoi genitali. La nonna non si sarebbe mai accorta di nulla.
Dal giugno 2011 fino a maggio di quest’anno. Precisamente il 9 maggio, una data che non dimenticherà più la madre della piccola Aurora.
“Quella sera sono rientrata a casa con le pizze per la cena – racconta, con la voce che trema – Ho trovato mia figlia che piangeva, diceva di voler andare a letto. Ho capito che c’era qualcosa che non andava, così sono andata in camera con lei per parlarle”.
Come un fiume in piena, la piccola, che si era tenuto dentro questo macigno per due anni, ha iniziato a raccontare: “Mi ha detto che quando andava a dormire dai nonni paterni, spesso durante la notte si svegliava. Allora la nonna la portava nel loro letto. Quando però la nonna si addormentava, o la mattina mentre era a fare colazione, il nonno la costringeva ad appoggiare le mani sui suoi genitali”.
Come un tuono che irrompe all’improvviso nel silenzio più totale, quelle parole sono entrate nel suo cuore facendolo in mille pezzi. E all’improvviso, come nella sequenza di un film, le sono passate davanti centinaia di scene vissute in quei due anni, in cui piccoli dettagli allora trascurati hanno acquistato, solo in quel momento, il loro tragico senso.
“Se ripenso a tutte le volte che mi diceva di avere mal di pancia, quando era dai nonni. Aveva la nausea, mi diceva. E io non ho mai capito…”, racconta.
Anche le insegnanti della piccola, che frequenta le scuole elementari, si erano accorte che qualcosa non andava: “Qualche tempo fa mi hanno chiamata per dirmi che alla mia piccola si era ‘spento il sorriso’. Era diventata più disordinata nei compiti, il rendimento era sceso notevolmente. E poi non voleva più stare seduta accanto ai maschietti della classe. Un fatto insolito perché prima non era mai stato così”.
In un angolo, mentre la madre racconta, c’è anche il padre di Aurora. Ascolta tutto ma non riesce a parlare. “Mi sento tradito”, le uniche parole che proferisce. Tradito da suo padre, trasformatosi in un orco contro la sua bambina.
Adesso la parola chiave è serenità. “La psicologa – dice ancora la mamma – ci ha detto di non parlare per il momento della cosa e di trattarla con normalità”.
La confessione ha già aiutato Aurora a sbloccarsi. “Adesso va meglio a scuola, sembra più serena”, dice ancora la madre. Piccoli passi verso quella serenità che probabilmente tornerà a momenti, ma mai completamente.
Intanto la vicenda giudiziaria va avanti. Gli atti sono tornati dal pm per le conclusioni.
La parte lesa è assistita dagli avvocati Francesco Valentini e Ferdinando Paone, l’anziano dal legale Vincenzo Cardarelli.





